Aubrey Beardsley, l'artista languido e raffinato che ha illustrato Oscar Wilde

Aubrey Beardsley, l'artista languido e raffinato che ha illustrato Oscar Wilde

Raffinato, satanico, pungente, morboso, a volte perfino straziante. Tutti conosciamo qualcosa di Aubrey Beardsley (1872-1898), se non altro perché l’epoca “della riproducibilità tecnica”—schiaffandolo su segnalibri, calamite e così via—si è mostrata molto affezionata al più sottile disegnatore del simbolismo europeo. Esteta, amico e illustratore di Oscar Wilde.

Non è così strano in fondo. I prodotti grafici di Beardsley, principalmente disegni in bianco e nero dal tratto ben marcato, per cliché a tratto, nascevano per essere riproducibili. E Beardsley, ben conscio, impose con la sua sapiente ripartizione bidimensionale di bianchi e di neri una tale sinteticità alle figure, che non possiamo non guardare a lui come al primo grafico moderno.

Proprio in una fase di rivalutazione del Modernismo, nel 1966, a Londra, fu “riscoperto” grazie a una vasta retrospettiva, e divenne artista “di culto” per la swingin’ London: limitiamoci a osservare il poster di presentazione del primo album dei Pink Floyd, o quello del film di Jerzy Skolimowski Deep End, o la copertina collage di Sgt. Peppers dei Beatles, in cui il volto dell’artista compare in fondo a sinistra. Poi facciamo un grosso salto all’indietro, quasi d’un secolo, per seguire una carriera artistica folgorante, durata appena cinque anni.

Aubrey Beardsley, enfant prodige

“Delicato come una porcellana di Dresda”, secondo la madre, Aubrey Beardsley nacque nel 1872. Secondogenito di Vincent Beardsley e Ellen Pitt. Come altri futuri dandy del decadentismo, proveniva dalla classe media, e venne al mondo in una situazione familiare non proprio rosea. La madre, figlia di un chirurgo, si era adattata a lavorare come domestica poiché il marito, che faceva lavori saltuari, aveva dovuto cedere tutta la sua eredità a causa della rottura della promessa di matrimonio formale fatta a un’altra donna. Vincent Beardsley, inoltre, era tisico. La tubercolosi si manifesterà in Aubrey dai 7 anni di età.

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Da bambino scrive, recita e soprattutto disegna eccellenti caricature di ogni persona che conosce, per le quali è apprezzato nella Grammar School di Brighton—città dove è nato—che frequenta fino al 1888. A 15 anni lascia la scuola e diventa un “colletto bianco”: dalle 9.30 alle 17.30 è impiegato di un’agenzia di assicurazioni. Si licenzierà tre anni dopo: nel frattempo ha continuato a disegnare molto, sempre in bianco e nero. Ha frequentato una scuola d’arte serale per un po’ (la sua unica istruzione artistica). Ha conosciuto il grande preraffaellita Edward Burne-Jones, che idolatra, e che lo incoraggia.

Un precursore dello stile Liberty

È stato affascinato dalla mania per il Giappone che ha coinvolto moltissimi artisti del tardo ottocento. Si vede dai primi lavori seri: nel 1892 illustra La Morte di Artù di Thomas Mallory—consegnando 350 disegni in 18 mesi. Poi nel 1893, i racconti di Poe. E per un’edizione di Bon-Mots realizza più di 100 disegni straordinari in cui emerge con prepotenza la sua vena grottesca. L’arte di Beardsley è tesa, ricca di ironia, punta sempre consapevolmente al grottesco. Il che si deve probabilmente anche a complicazioni psicologiche, per farsi un’idea delle quali si può partire dai suoi disegni con donne e feti.

L’anno successivo Beardsley realizza i disegni che ne fanno il precursore decisivo dello stile Liberty. Quelli per Salomè di Oscar Wilde.

The Peacock Skirt (1893) by Aubrey Beardsley. This illustration was reproduced in 1894 as the art for Oscar Wilde’s one-act tragedy Salome. Beardsley was an illustrator and author, from Brighton, who’s work was inspired by Japanese art. He began working in Paris in 1892, and became popular for his black and white ink drawings which often included erotic themes. Beardsley is considered by historians to be the most controversial artist from the Art Nouveau period because his daring drawings often included grotesque poses as well as the character’s genitalia. His life was cut short at the age of 25, when he died from tuberculosis in Menton, France in 1898. #graphicdesign #graphicdesignhistory #history #artnouveau #oscarwilde #aubreybeardsley

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Salomè e l’amicizia con Oscar Wilde

La versione inglese della tragedia in un atto Salomè—scritta in francese da Wilde—uscì nel 1894. La critica li considera ancora oggi i capolavori dello stile di Aubrey Beardsley, che non aveva paragoni all’epoca, non li aveva avuti prima, e non li avrebbe avuti dopo. Drammatici, teatrali nei gesti realizzati con linee che quasi suggeriscono il bassorilievo, astratti, e soprattutto ironici, i dieci disegni per Salomè non piacquero davvero a Wilde che li trovò un po’ caricaturali.

Wilde non aveva forse colto che l’ironia dell’amico era un dato “di poetica”, privo di malizia nei suoi confronti. Wilde e Beardsley erano amici e frequentavano lo stesso circolo di esteti, con Walter Pater, Swinburne. In questo periodo, l’artista si trasforma in un vero dandy, uno spregiatore in guanti gialli della classe media (da cui proveniva), uno da romanzo di Huysmans.

Ovviamente ama Wagner. I suoi disegni insistono sempre più su simboli sessuali, ermafroditi, travestitismo. L’arresto di Wilde nel 1895, in seguito al processo per sodomia—il processo dell’amore “che non osa pronunciare il proprio nome”—incrina anche la reputazione di Beardsley, che viene perciò scaricato dalla rivista che ha contribuito a creare, The Yellow Book.

Iniziò allora a collaborare a The Savoy, periodico di un altro amico di Wilde. Siamo ancora nel 1895. Beardsley realizza dei bellissimi disegni con i Pierrot. Una vera estraneazione dall’attualità che attraverso Verlaine—che aveva visto in Pierrot la figura dell’emarginato dalla società—si ricollegava all’atmosfera settecentesca di feste galanti alla Watteau.

L’ultimo periodo

Siamo, per quanto si possa usare un’espressione del genere, in una fase più matura. Beardsley sperimenta la linea puntinata. Illustra Il ratto del ricciolo di Alexander Pope. Lisistrata di Aristofane. Le Satire di Giovenale. Inizia poi a illustrare Volpone di Ben Johnson. Ma è molto malato. La tisi lo attacca con febbri e continue emorragie. Nel 1897 si converte al cattolicesimo. Viaggia. È a Parigi, che gli piace molto, alla fine del 1897. Ma è costretto a tornare. Muore il 16 marzo 1898. Concludendo in poco più di 20 anni, come Lautréamont, Rimbaud, Sergio Corazzini, una vita da “splendida meteora” e un’esperienza artistica che non ha eguali nella storia del disegno e resterà molto, molto a lungo.

Qui puoi vedere centinaia di opere di Beardsley. Qui diversi libri nuovi e usati, tra cui anche l’unica opera letteraria dell’artista, “Sotto il monte”. 

Immagini: Copertina.