La banana di Cattelan: l'arte è uno scherzo o una denuncia?

La banana di Cattelan: l'arte è uno scherzo o una denuncia?

Ma quanto costano le banane a Palermo?”
Inveiva così Dante/Johnny Stecchino, lanciando alla platea urlante cinquemila lire, perché pensava di essere accusato per il furto di una banana.

E proprio una banana ha fatto scalpore durante la fiera d’arte contemporanea Art Basel di Miami Beach. L’opera è una banana vera, attaccata al muro con un nastro adesivo grigio, venduta per 120 mila dollari (circa 108 mila euro). Si chiama Comedian (comico) e Maurizio Cattelan è il suo ideatore.
L’artista ha voluto attingere dalla realtà comune prendendo un frutto che mangiamo spesso e ne ha stravolto il suo significato originale, con grande ironia. Ha deviato il tradizionale schema di pensiero, cercando di stimolare in noi quel pensiero critico in grado di farci andare oltre. Infatti il suo gesto, per alcuni, è stato letto come una sorta di denuncia contro quella cialtroneria che imperversa nella società contemporanea, rappresentata da una classe dirigente poco consapevole della realtà e poco seria.
L’opera ricorda la lezione di Duchamp, l’artista dadaista che ha realizzato i primi ready made, il più celebre fra tutti il suo orinatoio. E così, dopo 102 anni anche Cattelan. Prendendo un oggetto disponibile sul mercato se n’è riappropriato, privandolo della sua funzione utilitaristica.
E Cattelan, come Duchamp, non è stato compreso dai suoi contemporanei. Inoltre Cattelan ha esposto la sua opera in un luogo specifico, una fiera, un mercato dell’arte, un luogo adibito alla vendita. Il significato dell’opera viene così completato anche dal contesto in cui è inserita.

Restando in tema di banane, come non ricordare la celebre banana di Warhol per la copertina del primo album dei Velvet Underground&Nico, datato 1967, chiamato appunto Banana Album? Ma non è l’unica banana famosa nell’arte. Sempre all’Art Basel di Miami, nel 2011, l’artista brasiliano Paulo Nazareth per realizzare la sua installazione, Banana Market/Art Market, arrivò con un furgoncino malandato dentro la fiera, trasportando oltre un quintale di questi frutti esotici. Le vendeva alla cifra di 10 dollari l’una per finanziare i suoi progetti. Paulo se ne stava lì nel suo stand, portando al collo vari cartelli, tra cui quello con scritto: “La mia immagine di uomo esotico in vendita”. La sua fu l’installazione più fotografata in quella edizione di Art Basel. E a proposito di opere decomponibili, nel 1968 Giovanni Anselmo, artista dell’Arte povera, espone una delle sue opere più famose: Senza titolo (scultura che si mangia) è un cespo di lattuga trattenuto tra due blocchi di granito legati da un filo. La scultura di Anselmo contiene in sé un tragico finale: col passare del tempo la lattuga si affloscerà, il filo perderà tensione e la pietra cadrà.

Cos’è successo alla banana di Cattelan?

Il frutto, dopo pochi giorni, è stato mangiato da David Datuna, un artista molto meno famoso di Cattelan. Datuna l’ha staccata dal muro e si è fatto filmare mentre la mangiava (qui sotto puoi vedere il video). Datuna ha spiegato che la sua era un’esibizione artistica: Hungry artist, cioè Artista affamato.  Dopo il gesto, Datuna ha infatti affermato: “Mangiare la banana non era una performance concordata. E no, non mi aspetto che Maurizio Cattelan mi risponda. Non serve, perché abbiamo già parlato attraverso l’arte”. Come a sottintendere che l’arte ha alimentato altra arte. In realtà l’artista padovano ha replicato“Non mi importa se è stata mangiata”.

Ispirazione dell’opera di Cattelan

Qual è il significato di tutta questa operazione? Partiamo dal titolo: Comedian. Fa riferimento alla battuta di un personaggio della serie tv Arrested Development, Lucille Bluth, che fa notare come le persone della classe agiata non conoscono il costo di una banana. Il video lo puoi vedere qui sotto.


Cattelan ha spiegato di aver comprato la banana a un mercato locale di Miami pagandola circa 30 centesimi di dollaro, mentre l’adesivo l’ha tagliato da un nastro qualunque del suo studio. In sostanza vuole dimostrare come una persona altolocata non conoscerà mai il vero valore degli oggetti del quotidiano ed è disposto a spendere 120 mila dollari per una banana che costa 30 centesimi. Vuole quindi criticare, con l’ironia che lo contraddistingue, la ricchezza. Cattelan ha spiegato: “La banana è un classico della cultura Pop, un simbolo che è stato usato anche da altri. Se vogliamo questa banana non è nemmeno diversa da un neon di Dan Flavin, usato anche da altri. E poi nessuno si scandalizza se il neon viene cambiato, così anche questa banana è stata sostituita. Non m’importa nulla che sia stata mangiata, perché ciò che conta è solo l’idea”.

Il critico d’arte del New York Times, Jason Farago, ha provato a raccontare il suo punto di vista intorno all’opera banana, difendendone il suo valore. Secondo l’esperto: “Cattelan aveva preparato le istruzioni, consigliando di cambiare il frutto una ogni sette-dieci giorni.” Il fatto che la banana sia stata mangiata, non significa che l’opera sia stata distrutta perché l’opera è l’idea, non la banana in sé. E infatti non è stato riappeso un nuovo frutto. Una curiosità: il gesto dell’artista Datuna non avrà conseguenze legali perché né il gallerista né l’artista procederanno in tal senso.

Le altre opere appese di Cattelan

Cattelan ci ha abituati ad appendere gli oggetti. Ha addirittura appeso un cavallo imbalsamato al soffitto di un grande palazzo nell’opera Novecento come fosse un lampadario antico. Ma non solo. Ha anche appeso il suo gallerista Massimo De Carlo (sì, una persona in carne ed ossa) ad un muro bianco, anche lui con il nastro adesivo, definendola: “una grottesca ma non meno impressionante crocifissione”. L’opera si chiamava A Perfect Day del 1999. Insomma uno stile molto personale che ha accompagnato il percorso artistico di Cattelan fin dagli inizi della sua carriera.

Per approfondire: se vuoi conoscere altre opere di Cattelan, puoi scoprire in questo interessante video tutte le sue installazioni. In questo account Instagram invece puoi vedere tutte le divertenti “imitazioni” dell’opera in questione.

Photo by Cindy Ord/Getty Images