Beppe Fenoglio: guida allo scrittore che ha raccontato la Resistenza

Beppe Fenoglio: guida allo scrittore che ha raccontato la Resistenza

La Resistenza è stato un periodo drammatico ed epocale della nostra storia. E nel corso del tempo molti scrittori italiani hanno cercato di raccontarla. Come ad esempio Italo Calvino. Ma forse quello che ci è riuscito nel modo più incisivo è stato Beppe Fenoglio.

Di Fenoglio solitamente si conosce Il partigiano Johnny, ma tutta la sua opera è incentrata attorno a questo periodo storico: i suoi personaggi sono quasi sempre partigiani, o hanno un passato nella resistenza.

L’infanzia

Nato ad Alba il primo marzo del 1922, Fenoglio cresce in una famiglia di umili origini e di ideali socialisti, che aveva raggiunto una stabilità economica grazie alla macelleria aperta dal padre. Studente modello, il piccolo Fenoglio viene incoraggiato a continuare gli studi dopo le elementari.

Il padre, un uomo vigoroso e dai sani principi, gli tramanda la passione per la natura e per gli ideali politici. Le opere di Fenoglio sono continuamente pervase da figure che ricordano il genitore. Il libro che più comunica questo legame, soprattutto durante il periodo dell’infanzia e dell’adolescenza, è sicuramente Primavera di bellezza.

La giovinezza e l’antifascismo

Arrivato al liceo, si appassiona molto alla letteratura inglese. Sia per i grandi scrittori che ha modo di leggere in traduzione—come MarloweHopkins—e poi in lingua originale, sia perché la cultura anglosassone si lega perfettamente alle sue idee antifasciste. Fenoglio sogna di frequentare le università inglesi, come Oxford, ma alla fine del liceo si iscrive all’università di Torino. Che però lo delude molto.

Il sentimento antifascista è in continuo divenire nel giovane Fenoglio. E dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 lascia Roma—dove si trovava per il servizio militare—e raggiunge nuovamente Alba. Fino a che, nel settembre del 1944, decide di entrare in una formazione partigiana che opera proprio sul suo territorio, le Langhe.

La lotta partigiana

È proprio questo il periodo che più segna la vita di Beppe Fenoglio, e che poi tracimerà nelle sue opere. Dopo un breve soggiorno presso i garibaldini, passa al corpo “azzurro” del comandante Mauri (rinominato comandante Lampus nel Partigiano Johnny).

L’esperienza partigiana assorbe totalmente Fenoglio. L’autore ha modo non soltanto di combattere i suoi nemici, ma anche di difendere la sua amata terra. Lo stretto legame fra lotta partigiana e territorio, infatti, è inscindibile nell’opera dell’autore. Le lunghe digressioni sui declivi e delle caratteristiche atmosferiche delle langhe accompagnano continuamente i suoi personaggi.

Partecipa attivamente all’occupazione di Alba: un’esperienza che lo segna molto, e che ripercorrerà magistralmente in I ventitré giorni della città di Alba. Nell’inverno fra il 1944 e il 1945, quando le formazioni partigiane sono allo sbando, è costretto a nascondersi per diverso tempo. Fino a che non si ricongiunge ai suoi compagni e prende parte allo scontro di Valdivilla. Che segna la definitiva liberazione del Piemonte nell’aprile del 1945.

Le opere

Come dicevamo, le principali opere di Fenoglio sono quasi tutte incentrate attorno alla Resistenza. Un argomento che Fenoglio sentiva particolarmente non soltanto perché vi aveva preso parte in prima persona, ma perché segnava una rinascita sociale e culturale del paese.

Deciso ad abbandonare gli studi, alla fine della guerra si cimentò totalmente nella scrittura. Il suo primo lavoro pubblicato, I ventitré giorni della città di Alba (1952), è una raccolta di racconti. L’opera spazia nel tempo dal periodo pre-bellico a quello post-bellico, incentrandosi sulle dinamiche che le lotte partigiane hanno creato nell’Italia contadina di fine anni Quaranta.

I disagi dell’Italia nel periodo pre-bellico vengono illustrati anche nel lavoro successivo, La Malora (1954), che rimane una delle poche opere dell’autore che non riguardano direttamente la lotta partigiana.

Alla fine degli anni Cinquanta, però, Fenoglio lavora alacremente su alcune opere fondamentali per la sua produzione. Quelle che lo renderanno uno scrittore celebre in tutta Italia. Sono proprio quelle che raccontano in modo così inedito e dettagliato la vita dei partigiani durante gli ultimi due anni di conflitto. Primavera di bellezza (1959), Una questione privata (1963), e soprattutto Il partigiano Johnny (1968).

Quest’ultimo—pubblicato postumo, visto che l’autore era scomparso nel 1963— è all’unanimità riconosciuto come il capolavoro di Fenoglio. Narra le vicende di Johnny, lo stesso protagonista di Primavera di bellezza e alter ego di Fenoglio. Vi sono ripercorse tutte le esperienze dell’autore in quegli anni: le prime battaglie, la difesa delle langhe, l’amicizia con i fratelli partigiani, l’ammirazione per il comandante Nord, e la presa di Alba.

È un romanzo difficile nel suo essere così dettagliato e corposo. Ma proprio per questo onesto. Non si sofferma, infatti, soltanto sugli aspetti positivi della lotta partigiana, ma anche su quelli meno nobili. E per questo, probabilmente, è la migliore opera letteraria sull’argomento.

Immagini: Copertina