C'è ancora tempo per visitare la mostra su Bernini alla Galleria Borghese

C'è ancora tempo per visitare la mostra su Bernini alla Galleria Borghese

La Galleria Borghese di Roma ospita una collezione unica al mondo. Per quanto riguarda i dipinti di Caravaggio, certo, ma ancor più per la quantità di grandi opere, praticamente inamovibili, di Gian Lorenzo Bernini.

Al momento, anzi, visitando la Galleria potrai avere una visione d’insieme dell’opera del più grande scultore del Barocco. La mostra “Bernini”, infatti, inaugurata il 27 ottobre scorso, è stata prorogata fino al 20 febbraio 2018. Se vuoi visitarla, sei ancora in tempo.

Gian Lorenzo Bernini - David, 1623-24 (part.). Via

Gian Lorenzo Bernini – David, 1623-24 (part.). Via

Mostra “Bernini”: le opere in prestito alla Galleria Borghese

La collezione permanente della Galleria Borghese è già imperdibile, ma la mostra presenta ulteriori motivi di interesse. Molte opere prestate da diversi importanti musei del mondo hanno reso possibile l’allestimento di una mostra monografica davvero esauriente. Si parte dall’infanzia del “mago del Barocco”. Dalla Villa Aldobrandini di Frascati provengono le allegorie delle Quattro Stagioni attribuite da Federico Zeri a Pietro Bernini, scultore manierista, e suo figlio Gian Lorenzo. Il capolavoro della collaborazione padre-figlio, il “Fauno molestato da putti” del MET, è anch’esso in mostra.

Pietro e Gian Lorenzo Bernini - Fauno molestato da putti, 1615 ca. (part.). Via

Pietro e Gian Lorenzo Bernini – Fauno molestato da putti, 1615 ca. (part.). Via

Un prestito eccezionale è l’Ermafrodito che si trova al Louvre. Si tratta di una statua romana del II secolo d.C., rinvenuta durante gli scavi della chiesa di S. Maria della Vittoria—quella dell’Estasi di Santa Teresa—e donata a Scipione Borghese. Bernini ne realizzò la base: un materasso di marmo, che, con le sue pieghe, i soffici rigonfiamenti, i bottoni, sembra vero. Anche quest’opera, nell’ambito della “vendita forzata” alla Francia, fa parte di quelle cedute da Camillo Borghese a Napoleone a inizio ‘800.

Ermafrodito - restauro di Gian Lorenzo Bernini, 1620. Via

Ermafrodito – Gian Lorenzo Bernini, 1620. Via

Troviamo poi i due Salvator Mundi a confronto, quello della Basilica di San Sebastiano e quello di Norfolk, su cui è ancora in corso un dibattito critico circa l’autenticità. Poi i bozzetti della Fontana dei Quattro Fiumi, da una collezione privata. E, dall’ambasciata di Spagna presso la Santa Sede, proviene l’allucinante coppia di busti “Anima beata” e “Anima dannata”.

Gian Lorenzo Bernini - Anima dannata, 1919. Via

Gian Lorenzo Bernini – Anima dannata, 1919. Via

Bernini: la collezione permanente della Galleria Borghese

Visitare la Galleria Borghese in un momento qualsiasi dell’anno, comunque, ti permette di vedere il meglio di Bernini. A cominciare dal piccolo ma straordinario gruppo della Capra Amaltea con Giove bambino e un piccolo fauno (oltre agli innovativi “ritratti parlanti“, Bernini introdusse nella storia dell’arte i “putti” come soggetto). Virtuosistico il minuzioso realismo della scultura—lo zoccolo dell’animale che fuoriesce dal bordo, la scodella del latte da cui beve il fauno. Ancor più stupefacente se si pensa che l’artista la realizzò entro il 1615, intorno ai 16 anni.

Gian Lorenzo Bernini - Capra Amaltea, ante 1615. Via

Gian Lorenzo Bernini – Capra Amaltea, ante 1615. Via

Ancora al periodo giovanile appartiene il commovente gruppo che, ricollegandosi liberamente alla narrazione virgiliana, coglie Enea con Anchise sulle spalle e il piccolo Ascanio ai piedi, durante la fuga da Troia. La rappresentazione obbligata di tre età della vita favorisce l’esibizione virtuosistica delle doti “mimetiche” dell’artista. Soprattutto per quanto riguarda la pelle rugosa del vecchio padre. Si nota inoltre con quanta sottigliezza, attraverso la disposizione, Bernini sia riuscito a trasmettere il senso di precarietà della situazione. Il gruppo sembra davvero vacillare, come se potesse scomporsi e crollare a terra da un momento all’altro.

Gian Lorenzo Bernini - Enea, Anchise e Ascanio, 1618-19 (part.). Via

Gian Lorenzo Bernini – Enea, Anchise e Ascanio, 1618-19 (part.). Via

Apollo e Dafne e Il ratto di Proserpina

I due pezzi di Bernini più famosi nel mondo sono anch’essi, sempre, alla Galleria Borghese. Entrambi di ispirazione mitologica. Il Ratto di Proserpina è ispirato letteralmente a un passo delle Metamorfosi di Ovidio, che narra la versione “latinizzata” del rapimento di Persefone da parte del dio dell’oltretomba. Un episodio che la mitologia greco-latina legava al ciclo delle stagioni, poiché Persefone-Proserpina avrebbe trascorso, dopo il rapimento, sei mesi negli inferi e sei sulla terra, presso la madre.

Gian Lorenzo Bernini - Ratto di Proserpina, 1621-22 (part.). Via

Gian Lorenzo Bernini – Ratto di Proserpina, 1621-22 (part.). Via

L’opera coglie l’evento nel momento culminante, e lo blocca per sempre. Ogni particolare è espressivo, dalla mano levata della donna alle dita contratte dei suoi piedi, alla celebre presa della mano di Plutone sul fianco e sulla coscia della rapita.

La più emblematica opera berniniana è forse Apollo e Dafne. Fu l’ultima opera commissionata all’artista dal potente e criminale collezionista, il cardinal nepote Scipione Borghese.

Anche quest’opera, da subito considerata il “capolavoro” di Bernini, richiama fedelmente un passo delle Metamorfosi. Secondo le fonti classiche, Cupido, dopo esser stato sbeffeggiato da Apollo per la sua mancanza d’eroismo, si vendicò. Scoccando verso Apollo una freccia la cui cuspide susciti amore. E verso la ninfa Dafne una che lo scacci. L’amore non corrisposto che ne nacque fece sì che la ninfa pregò di trasformarsi in alloro pur di non essere presa da Apollo che la inseguiva. Bernini, anche qui, ritrae nel marmo il momento culminante.

Gian Lorenzo Bernini - Apollo e Dafne, 1622-25 (part.) - Via

Gian Lorenzo Bernini – Apollo e Dafne, 1622-25 (part.) – Via

Infine, a concludere la galleria di grandi opere berniniane, c’è il David, dal volto teso come la fionda, che lascia immaginare vividamente la presenza di Golia.

Visitare la Galleria Borghese

A differenza che nei Musei Vaticani, alla Galleria Borghese non si accede in massa. Sono previsti turni di visita della durata (purtroppo breve, data la vastità della collezione) di due ore. Ogni turno prevede l’accesso di non più di 360 persone. Ciò significa l’opportunità di osservare le opere molto da vicino, soffermandosi per quanto si vuole su questo o quel particolare. Senza dover farsi largo nel chiasso della folla accalcata intorno alle opere. E dunque, senza fretta. Ma significa anche la necessità di pianificare la visita e di prenotare e acquistare il biglietto con anticipo di una o due settimane. Tenendo conto che il fine settimana è più difficile trovare posto. C’è anche la possibilità di acquistare in loco biglietti last minute, ma è un rischio. Per informazioni su costi e orari visita il sito della Galleria Borghese.

Immagini: Copertina