Berthe Morisot, la più grande pittrice impressionista

Berthe Morisot, la più grande pittrice impressionista

Se a un pittore piacesse comporre un ‘Trionfo di Manet‘, potrebbe circondare la figura di questo grande artista col corteo dei colleghi che raggiunsero la gloria al suo seguito […]. Verrebbero raffigurati Degas, Monet, Bazille, Renoir e la elegante, singolare Berthe Morisot.

In questo florilegio di pittori impressionisti—da un saggio di Paul Valéry del 1932, “Hommage à Manet”—oltre a quello di Frédéric Bazille potrebbe esserci un altro nome che ti è poco familiare, il nome di una donna.

Il volto determinato e intelligente di Berthe Morisot appare in diversi quadri di Manet. Il più famoso è Il balcone, mentre il più bello è il Ritratto con un mazzo di violette (1872) che vedi sotto, che ancora Valéry considerava nientemeno che “una poesia”.

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Édouard Manet – Berthe Morisot, 1772, Musée d’Orsaay. Via

Forse Berthe Morisot (1841-1895) era davvero innamorata di Édouard Manet, come ipotizza qualcuno, nonostante abbia sposato il fratello di lui. Sicuramente tra i due c’era una forte amicizia, anche se lei non era stata sua allieva. Berthe Morisot difatti non era una semplice “musa”. Era la più grande pittrice impressionista.

Berthe Morisot, la più grande pittrice impressionista

Non l’unica pittrice impressionista, ovviamente. Già al Salon parigino del 1907, tempi di Modigliani e Picasso, ci furono  due retrospettive dedicate a due pittrici trascurate nell’epoca loro: una era Morisot, l’altra Eva Gonzalès (l’unica allieva di Manet).

Le pittrici “impressioniste” di quell’epoca—citiamo anche Mary Cassatt—provenivano dall’alta borghesia. Ciò garantì loro la possibilità di studiare arte privatamente. Quella provenienza sociale, però, significava anche scarsa libertà di movimento.

Le donne erano categoricamente escluse dalle accademie, in quanto donne. Berthe Morisot non poté ricevere un’educazione artistica tipica. Vagando per le sale del Louvre, imparò guardando, e soprattutto, da un certo momento in poi, copiando l’arte del passato. Era molto dotata e tenace, al punto che già il suo primo maestro di disegno dové avvertire sua madre che Berthe—come la sorella maggiore Edma—aveva il temperamento della pittrice. Che non si sarebbe accontentata delle lezioncine di disegno: ci sarebbe stata una rivoluzione in famiglia.

Qualche anno dopo, Morisot studiava pittura en plein air col grande Camille Corot, nella foresta “fatata” di Fontainebleau, frequentata da artisti e fotografi come Eugène Cuvelier. A 23 anni, nel 1864, esponeva al Salon des Refusés organizzato da Napoleone III.

Gli splendidi ritratti femminili di Berthe Morisot

Presto Berthe Morisot simpatizzò con gli impressionisti e con i loro obiettivi. E fu una scelta audace, per una pittrice che doveva ancora conquistare un pubblico, associarsi a quei “pazzoidi”, com’erano definiti, al punto da partecipare alla prima loro mostra indipendente del 1873.

L’impressionismo di Morisot—che negli ultimi anni, nel tocco del pennello, raggiungerà esiti radicali—si innestò su un repertorio tematico domestico, drenato di quegli impulsi che i “pittori della vita moderna” potevano trovare nei nightclub, nei bordelli, nelle strade di notte vicino alle stazioni.

Donna, borghese, nubile, quei posti Morisot non li frequentava e non li riproduceva. In fiori, bambini, cortili e giardini, famiglie, pianure battute dal vento sotto cieli anneriti, consiste la maggior parte dei suoi soggetti. Questo non significa che i suoi dipinti siano meno interessanti di quelli degli altri impressionisti. Anzi.

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Berthe Morisot – La culla, 1874. Musée d’Orsay. Via

Uno dei suoi quadri più famosi è il bellissimo La culla, qui sopra. Un ritratto della sorella Edma—che col matrimonio aveva terminato la carriera artistica—mentre guarda la figlia dormire. Nei toni velati e crepuscolari della stanza in penombra, il volto di Edma non è facilmente decifrabile. Un tenero affetto materno sembra mischiarsi al risentimento per la rinunzia a una vita di possibili traguardi che nulla hanno a che fare con la prole.

La pittrice che “vedeva ciò che sognava e sognava ciò che vedeva”

Anche Berthe si sposò, a 33 anni. Ma non smise di dipingere. Suo marito fu Eugène Manet, che ridimensionò la propria carriera per curare come un “manager” quella della moglie, di cui stimava il talento. Nei dipinti dove sono ritratti il marito e la figlia Julie, la luce, il fogliame, il senso disteso di quotidianità ci consegnano ancora oggi il nocciolo della novità impressionista.

Valéry, che era suo nipote, scrisse che il segno dell’unicità di Berthe Morisot era, secondo lui, la capacità di “vivere i suoi quadri”. Per Mallarmé che l’adorava, i quadri di Morisot—che “non poteva fare a meno di vedere ciò che sognava e sognare ciò che vedeva”—erano come “una carezza radiosa”.

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Berthe Morisot – Eugène Manet e sua figlia – 1884. Via

Parole che entrambi scrissero poco dopo la morte improvvisa dell’artista, a 54 anni, per una polmonite. I ricordi di entrambi, molto belli, sono raccolti oggi in un libro. Com’è facilmente immaginabile, all’epoca il resto dei commenti critici sulla sua opera non andavano molto oltre la “grazia delicata” e lo “charme femminile”. Era molto difficile per una donna artista, del resto, farsi esaminare con occhi sgombri dal pregiudizio. Morisot lo sapeva e aveva scritto sul suo diario:

Non credo che un uomo qualsiasi tratterebbe mai una donna come sua pari. E questo è tutto ciò che chiedo, perché conosco il mio valore.

Nel certificato di morte, la vedova di Eugène Manet risultava “senza professione”. Durante la sua vita aveva dipinto più di 850 opere.

Before the Mirror. Berthe Morisot, 1890. #berthemorisot #impressionism #arthistory

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Consigliamo due ottimi cataloghi, entrambi in inglese: Berthe Morisot 1841-1895, e Berthe Morisot pubblicato da Phaidon.

Immagini: Copertina