Le biblioteche mobili: quando i libri raggiungono luoghi lontanissimi

Le biblioteche mobili: quando i libri raggiungono luoghi lontanissimi

Con l’avvento e la diffusione dell’e-commerce fare acquisti online è diventata ormai la nostra quotidianità. Comprare un libro, ad esempio, ordinandolo direttamente dal divano di casa sta cambiando profondamente le nostre abitudini, portandoci, in parte, alla solitudine e all’isolamento.

Leggere un libro è diventato un impegno, figuriamoci cosa può significare andare in biblioteca o in libreria per qualche ora. Meglio allora sbrigarlo nel minor tempo possibile. Eppure qualche anno fa, e ancora oggi in alcune parti del mondo, le cose erano molto diverse, l’opposto si potrebbe dire.

Se non c’era modo di andare in biblioteca, era la biblioteca a venire da noi. Uno degli esempi più interessanti, e recenti, è quello della casa editrice Penguin Random House che per raggiungere alcune zone remote dell’India del nord, ha istituito un camioncino, il Walking BookFairs, carico di libri. Gli esempi di biblioteche ambulanti odierne possono sembrare una moda o una strategia per vendere di più, ma nelle realtà dove molte di loro operano è davvero difficile procurarsi i libri.

Le prime biblioteche mobili sono attestate alla metà del ‘800, in Inghilterra. Un carro trainato da cavalli, di proprietà del commerciante e filantropo George Moore, si spostava lungo otto cittadine della Cumbria per portare i libri.

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Anche in America è nota un’antichissima biblioteca mobile che percorreva le zone più remote della contea di Fairfax in Virginia. Lo fece dal 1890 fino alla Seconda guerra mondiale. In quel periodo, seguendo questo esempio, cominciarono a diffondersi biblioteche mobili per tutto il paese. Tanto che alla fine degli anni Trenta se ne contano 60. Il numero ebbe un crollo durante il conflitto mondiale, ma un aumento negli anni ’50.

Monroe County Library Bookmobile at Charlie Battery of the Sixth Missile Battalion on March 1, 1964. U.S. Navy photo.

E in Italia? La prima biblioteca mobile si chiamava il “Bibliobus” e venne introdotto negli anni ’50 dallo scrittore Luciano Bianciardi, quando era direttore della biblioteca di Grosseto. “I piccoli agglomerati rurali, le fattorie, le case coloniche verranno raggiunte con un mezzo radicalmente nuovo, il bibliobus”.

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Oggi tra quelle che percorrono il nostro paese, da nord a sud, c’è il bibliomotocarro, un piccolo camion guidato da Antonio La Cava, un maestro lucano in pensione, che legge gratuitamente, a chi lo desidera, più di 700 libri che porta sempre con sé.

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Immagini via Flickr e Wikipedia