Umberto Boccioni, l'artista geniale del futurismo italiano

Umberto Boccioni, l'artista geniale del futurismo italiano

Nell’insegnare ai giovani a essere giovani in un paese dove a quel tempo nei confronti dell’arte si nasceva ottuagenari, Umberto Boccioni fu grande come nessuno.

Così, ricordando nel 1969 il suo amico della giovinezza, Aldo Palazzeschi sottolineava l’acume, la generosità intellettuale e l’indocile temperamento di Umberto Boccioni, il più grande protagonista del passaggio, in Italia, da simbolismo e divisionismo al futurismo, la prima delle “avanguardie storiche”.

Mai dubbioso riguardo alle proprie mete artistiche, il vulcanico e un po’ macho Boccioni era stato, come ricordava sempre Palazzeschi, tormentato oltremodo, e “con se stesso in continuo assetto di guerra” relativamente ai risultati. D’altronde, Boccioni fu allo stesso tempo un artista impaziente e un critico intelligente.

Futuristi a Parigi, 1912. Al centro, Marinetti. Il secondo da destra è Boccioni. Via

Futuristi a Parigi, 1912. Al centro, Marinetti. Il secondo da destra è Boccioni. Via

Abolire i “valori tradizionali” dell’arte figurativa gli premeva; quei valori per lui corrispondenti alla “balordaggine pretenziosa della persona colta” che, contenta dell’“illusione verista”, di fronte a ogni deviazione protestava: “ma lei vede il vero così? Un albero è un albero, perdio!” Ma, prima di arrivare alle compenetrazioni di corpo e ambiente, alle forme “scartocciate” (così Longhi) e iterate, ai processi di deformazione stilistica (così Argan) condotte fino all’espressionismo e oltre, dovette arrovellarsi.

Boccioni - Busto della madre (Controluce), 1909. Via

Boccioni – Busto della madre (Controluce), 1909 (part.). Via

Boccioni, dal divisionismo al futurismo

Vorrei cancellare tutti i valori che conoscevo che conosco e che sto perdendo di vista, per rifare, ricostruire su nuove basi! Tutto il passato, meravigliosamente grande, m’opprime io voglio del nuovo! E mi mancano gli elementi per concepire a che punto si è, e di cosa si ha bisogno. Con che cosa far questo? col colore? o col disegno? con la pittura? con tendenze veriste che non mi soddisfano più, con tendenze simboliste che mi piacciono in pochi e che non ho mai tentato?

Romagnolo nato in Calabria nel 1882, a diciott’anni, trasferitosi a Roma, Boccioni è già un vibrante antiaccademico. Perdere gli anni migliori per studiare “ciò che ha formato la verità in altre epoche” non gli va proprio: sarebbe “un errore bestiale”. Solo nel 1907 si iscriverà all’Accademia di Belle Arti (a Venezia). Intanto, nel 1901, a Roma fa tirocinio presso un cartellonista.

Boccioni - Autoritratto, 1908. Via

Boccioni – Autoritratto, 1908. Via

Nella capitale conosce il pittore Gino Severini, appassionato come lui di alcuni pensatori “fine secolo” attuali e discussi all’epoca: Nietzsche su tutti. Il suo primo dipinto, Campagna romana, è del 1903. Si introduce nel circolo romano di Giacomo Balla. Boccioni inizia a riflettere sull’interazione fra l’uomo e l’ambiente alla luce della contemporaneità. Viaggia all’estero, e dipinge opere ancora “divisioniste”. Benché, tanto il suo futurismo avrebbe rifiutato la freddezza disarticolata del cubismo, quanto il suo divisionismo rifiuta gli esiti del puntinismo. Riflettendo piuttosto sugli impressionisti e su Toulouse-Lautrec. Boccioni sarà sempre, fino alla morte, un lirico.

Boccioni - Officine a Porta Romana, 1908 (part.). Via

Boccioni – Officine a Porta Romana, 1908 (part.). Via

Opere fondamentali del periodo immediatamente prefuturista: alcuni ritratti della madre, l’Autoritratto del 1908, Officine a Porta Romana (sopra) e altri “paesaggi di periferia” del 1909.

Boccioni, la città e gli “stati d’animo”

L’anno seguente Boccioni già completava La città che sale (inizialmente: “Il lavoro”; la città è Milano), il “frutto del nostro tempo industriale”. Aveva, nel frattempo, conosciuto Filippo Tommaso Marinetti. E firmato l’esplosivo Manifesto dei pittori futuristi. In cui rivendicava il “ruolo sociale” dell’artista volto a magnificare “la città” e i suoi miti: frenesia edilizia, avanzamenti tecnici e scientifici, masse scatenate, nottambulismo. Il punto fondamentale dell’ideale estetico nemico del formalismo accademico è: il movimento. Lo spettatore deve essere lanciato dentro il quadro.

Boccioni - La città che sale, 1910-1911. MoMA, New York. Via.

Boccioni – La città che sale, 1910-1911. MoMA, New York. Via.

Al 1910-1911 risalgono altri dipinti famosi di un Boccioni trasversale. Rissa in galleria (foto sotto), Idolo moderno e La risata. Il primo, come “La città che sale”, è ancora impostato su una grammatica divisionista, e sorretto da una “visione” simbolista. Così come il secondo. Il terzo, invece, risente del cubismo, da cui Boccioni comunque si dissocia.

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Quanto Boccioni fosse in grado di “portare sopra un piano lirico colla forza della sua calorosissima pittura, quello che resta per molt’altri mero enunciato” (Longhi), si rileva proprio dalla distanza dal concettualismo puro dei cubisti. Che Boccioni reputava “statici”. Confrontare, a proposito, i ritratti e le nature morte cubiste di Picasso e Braque con il capolavoro di Boccioni “Materia”, del 1912.

Boccioni - Stati d'animo II, "Gli addii", 1911. Via

Boccioni – Stati d’animo II, “Gli addii”, 1911. Via

Fondamentale, poi, il futurismo maturo degli “Stati d’animo” (soprattutto la seconda serie), 1911: in cui Boccioni intende “dare corpo all’atmosfera”, alla “forza dinamica” degli oggetti, e creare “una nuova forza emotiva al di là di ogni unità di tempo e di luogo”. Siamo, del resto, nell’epoca di Henri Bergson e dell’affermazione del verso libero in poesia.

Boccioni - Stati d'animo I, "Quelli che restano", 1911. Via

Boccioni – Stati d’animo I, “Quelli che restano”, 1911. Via

Boccioni scultore

La compenetrazione fra l’oggetto e lo spazio è un problema approfondito da Boccioni nella sua attività parallela di scultore, che darà esiti straordinari. Come la celebre fusione di Forme uniche della continuità nello spazio.

O la liberazione delle linee nella natura morta scolpita Sviluppo di una bottiglia nello spazio, e il gesso L’antigrazioso.

Volontario al fronte con il Corpo ciclisti automobilisti, Boccioni non avrà occasione di combattere. Nel 1916, durante un’esercitazione, una cavalla imbizzarrita lo disarciona e lo schiaccia, interrompendo assurdamente a 33 anni la sua vita e un’esperienza artistica irripetibile.

Numerose opere di Boccioni sono alla GNAM di Roma, al Museo del Novecento di Milano, e al MoMA. Per approfondire: una sintetica introduzione, ed. Giunti. L’opera completa di Boccioni, ed. Rizzoli, vecchio ma utile. Boccioni e il futurismo di R. Longhi. I cataloghi delle mostre Boccioni pittore scultore futurista e Secessione e Avanguardia. Inoltre, i diari dell’artista e i suoi Scritti sull’arte, incluso Pittura e scultura futuriste

Immagini: Copertina