Il bonsai giapponese che è sopravvissuto alla bomba nucleare di Hiroshima

Il bonsai giapponese che è sopravvissuto alla bomba nucleare di Hiroshima

Tra gli eventi più importanti accaduti nel lontano 1625, leggendo Wikipedia, si scopre tra le altre cose che gli olandesi fondarono Nuova Amsterdam, un villaggio fortificato sull’isola di Manhattan che poi sarà comunemente chiamato New York; il giurista olandese Ugo Grozio scriveva De iure belli ac pacis segnando di fatto la nascita del moderno diritto internazionale; e muore il grande poeta italiano Giovan Battista Marino.

Eppure 391 anni fa ebbe inizio un’altra storia che pochissimi conoscono e di cui non c’è traccia su Wikipedia: venne interrato un bonsai giapponese.

Il primo aspetto straordinario di questo bonsai è che è ancora vivo e vegeto e la sua storia è degna di essere raccontata e ricordata.

La famiglia giapponese che lo interrò nel 1625 lo curò per cinque generazioni, prima di essere donato, dal suo ultimo proprietario, il “maestro di bonsai” Masaru Yamaki, nel 1975, agli Stati Uniti. Tuttora il bonsai viene conservato nella U.S. National Arboretum.

bonsai

Il motivo che rende questa pianta ancora più straordinaria è da rintracciare nel luogo in cui è stata interrata per la prima volta e dove ha vissuto per oltre tre secoli. A Hiroshima. Il vaso che la conteneva infatti si trovava ad appena tre chilometri di distanza dal luogo dell’impatto della devastante bomba atomica del ’45.

A seguito del terribile disastro nucleare, dove persero la vita tra le 100 e le 200mila persone, l’albero riuscì a salvarsi, protetto in parte dagli alti muri del vivaio. 

Quando il bonsai venne consegnato all’Arboretum americano, Yamaki non rivelò la sua straordinaria provenienza. Si venne a sapere soltanto anni dopo, nel 2001, quando i nipoti di Yamaki attraversarono l’oceano esclusivamente per andare a visitare il pino del loro nonno

Kathleen Emerson-Dell, addetta dell’Arboretum statunitense alla cura del bonsai, ha detto: “Le rughe, le incrostazioni, le storture sono tutte cose che gli danno carattere.” Dal giorno di questa incredibile scoperta, l’ultracentenario bonsai è diventato un simbolo di resistenza e rinascita. “Con un essere vivente che è sopravvissuto a chissà quante catastrofi si crea una storta di connessione”, ha detto Kathleen: “Toccare il vaso è come toccare la Storia”.

Immagine via Flickr