Storia dei Bronzi di Riace, le statue greche

Storia dei Bronzi di Riace, le statue greche "riemerse" dal mare

Sebbene siano state rinvenute molte opere scultoree dell’antica Grecia nel corso dei secoli, davvero in poche sono state ritrovate in un eccezionale stato di conservazione come quelle dei Bronzi di Riace.

Le due statue “riemersero dal mare” senza che nessuno se lo aspettasse nell’agosto del 1972, quando a trecento metri dalla costa di Riace il sub Stefano Mariottini intravide nel fondale qualcosa che non poteva immaginare sarebbe diventata una delle più grandi scoperte della seconda metà del XX secolo.

bronzi

I bronzi furono trasportati a Firenze presso l’Opificio delle Pietre Dure, laboratorio di restauro di fama internazionale, per essere messi a nuovo. Fino a quando nel 1980 le sculture furono esposte in una mostra dai numeri impressionanti, per poi essere definitivamente “restituite” al museo archeologico di Reggio Calabria—dove si possono osservare in una sala a loro dedicata.

Le domande furono molte—e lo sono tutt’ora: chi o cosa rappresentano le due statue? Dove erano ubicate? Chi le realizzò? Dalle analisi sui materiali delle statue, chiamate per facilità A e B, è stato appurato che vennero realizzate a 30 anni di distanza nei dintorni di Atene: la prima nel 460 a.C., la seconda nel 430 a.C.

Entrambe rappresentano due uomini prestanti, uno più giovane (probabilmente Agamennone o Tideo)  e uno più anziano (Milziade o Anfiarao), raffigurati nella posizione definita a chiasmo. Inoltre, la prima statua sorreggeva probabilmente uno scudo e una lancia, mentre l’altra indossava anche un elmo—oggetti andati perduti.

Nonostante non si sappia davvero chi fu a realizzare i bronzi, attualmente girano diversi nomi. Secondo alcuni il “Bronzo giovane” potrebbe essere opera di Fidia, artista voluto da Pericle per la realizzazione dell’Acropoli di Atene; oppure di Ageladas di Argo, bronzista della scuola del Peloponneso. Per quanto riguarda il “Bronzo più anziano”, invece, si pensa ad Alcamene, allievo di Fidia; oppure del discepolo più celebre di Ageladas, Policleto.

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Al di là dell’attribuzione delle opere, è incredibile come queste statue in bronzo siano ancora tra noi. Infatti, come dicevamo all’inizio, è vero che sono state rinvenute molte sculture del periodo ellenico, ma in materiali molto più resistenti come il marmo.

All’epoca le statue in bronzo venivano realizzate su un calco d’argilla, alla quale poi veniva fuso sopra il bronzo che prendeva il posto dello strato di cera che era stato interposto tra i due materiali. Una volta, poi, staccati gli stampi in bronzo si assemblavano nuovamente per creare della statue internamente vuote. Questa tecnica permetteva di risolvere anche un problema particolare: far mantenere le statue in verticale.

I Bronzi di Riace al Museo Nazionale della Magna Grecia di Reggio Calabria. Era il 16 agosto 1972 quando Stefano Mariottini, un giovane sub dilettante romano, si immergeva come mille altre volte a 300 metri dalle coste di Riace, splendido Borgo costiero del mar Jonio, in provincia di Reggio Calabria. Chissà le sensazioni che avrà provato quando a 10 metri di profondità riuscì a scorgere le statue dei due guerrieri immerse nella sabbia. #travel #instatravel #travelmemories #travelgram #travelstories #travelgo #lifeintravel #travelinspired #beautifuldestination #travelstyle #travelpics #culture #nature #history #beauty #passion #amazing #calabria #visitcalabria #reggiocalabria #bronzidiriace #follow4follow

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Se vuoi vedere dal vivo i Bronzi di Riace, questo è il sito del museo archeologico di Reggio Calabria dove troverai tutte le informazioni necessarie.

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