Cuore di cane e Uova fatali di Bulgakov, la natura non ammette la violenza dell'uomo

Cuore di cane e Uova fatali di Bulgakov, la natura non ammette la violenza dell'uomo

Non solo Albert Camus con il suo romanzo La Peste si era interrogato sulla salute e sulle epidemie sociali, anche lo scrittore Michail Afanas’evič Bulgakov, uno maggiori scrittori russi del ‘900, racconta la scienza con due classici come Cuore di cane e Uova fatali, che rappresentano il suo passaggio dalla scienza alla letteratura, e letti oggi, hanno un grande legame con l’attualità. Ce lo racconta in una video lezione, sulla pagina Facebook dell’Istituto di Cultura e Lingua Russa, la professoressa dell’Università La Sapienza di Roma, Rita Giuliani, con un excursus letterario su queste due opere di Bulgakov.

Bulgakov, nato a Kiev nel 1891, era uomo di scienza passato alla letteratura. Infatti dopo la laurea all’Università di Kiev, divenne un giovane e brillante medico militare fino al 1920, in condizioni difficilissime, complice la guerra e le primordiali tecniche mediche. Tra gli episodi della sua vita si narra per esempio che dopo una tracheotomia ad un bambino con la difterite, fece il vaccino contro questa malattia, ma ebbe un prurito così grande che per per sedarlo usò la morfina, da cui divenne dipendente per circa un anno e da cui scaturì anche un racconto autobiografico. Mentre lavorava come medico nella più piena solitudine, inizia a prendere appunti sulla sua attività. Il tema della scienza infatti gli è molto caro. Come spesso capita nella grande letteratura che diventa conoscenza del reale, lo sguardo di Bulgakov è penetrante perché si occupa dei problemi di attualità del suo Paese, con pensieri condivisibili tutt’oggi.

Uova fatali: gli scienziati, l’epidemia e le fake news ai tempi di Bulgakov

Cuore di cane e Uova fatali sono due romanzi brevi che narrano di un rapporto molto attuale, ovvero quello tra scienza, errore umano, politica e burocrazia. La visione di Bulgakov è quella di un umanista che non nutre fiducia nella ragione. Come uomo di scienze vede e descrive i rischi legati ad uno sviluppo della tecnologia. Siamo dopo la prima guerra mondiale e ci sono molte scoperte scientifiche, molte infatuazioni verso le grandi innovazioni della scienza. In quel periodo in Europa viene sollevato il problema etico tra scienza e morale. Si inizia pensare alle intelligenze artificiali, ai robot che hanno una forma umana ma sono senza sentimenti. L’introduzione di questo termine, robot, si deve allo scrittore ceco Karel Čapek, il quale usò per la prima volta il termine nel 1920 nel suo dramma teatrale I robot universali di Rossum. In quegli anni sembra che sia arrivato un nuovo mondo e una nuova epoca, la scienza si sposa con questa nuova visione che sembra promettere all’uomo la felicità.

Cuore di cane e uova fatali sono racconti filosofici, moderne favole di Esopo fantascientifiche con una morale. Uova fatali, scritto nel 1924, racconta di uno scienziato pazzo che vive in un mondo tutto suo, che non legge giornali, che filtra tutto. Lavora in un Istituto zoologico e per caso scopre un raggio in grado di stimolare la crescita delle cellule. Prima di arrivare a conclusioni scientifiche certe, la politica e la burocrazia si appropriano di questa scoperta, prendendola senza autorizzazione dello scienziato, per supplire ad una moria di polli dovuta all’influenza aviaria (corsi e ricorsi storici). Il governo decide di irradiare con il raggio le uova di pulcino per aumentare la produzione dei polli. Ma all’errore umano non si può rimediare e così accade che vengono irradiate per sbaglio delle uova di rettili che diventano esseri giganti che marciano su Mosca. L’esercito va contro questi mostri che non si arrendono. Per fortuna il caso alle volte è il miglior piano: la natura arriva in soccorso, il gelo e le temperature polari distruggono i mostri. E’ un apologo classico contro il potere, confezionato con un involucro satirico dove la carica di irrisione è molto forte. Fu pubblicato dopo la Perestrojka a causa della censura perché c’è molto sarcasmo contro l’ottusità della burocrazia, contro lo strapotere dell’incompetenza. Con giochi di parole continui, si racconta anche delle deformazioni delle notizie da parte della stampa, una sorta di fake news ante litteram, molto attuale al giorno d’oggi.

Cuore di cane: la natura non ammette la violenza dell’uomo

Cuore di cane è un romanzo fantascientifico-satirico che narra la storia della trasformazione chirurgica di un cane in un uomo. Il romanzo parla di scienza ed è legato ad uno dei miti più longevi dell’umanità, ovvero poter tornare indietro nel tempo e far ringiovanire le persone, è uno dei miti che l’umanità ha accarezzato, come per esempio nel mito di Gilgamesh e la pianta dell’immortalità, scritto 4000 anni fa. All’inizio del XX secolo ci furono una serie di spettacolari riferimenti medici che miravano al ringiovanimento tramite il trapianto di organi. Questa tecnica di trapianto fu messa a punto da uno scienziato, Alexis Carrel che nel 1912 vinse il Nobel per la medicina per aver aperto la via al trapianto. Sembrava una via spianata, anche per altri scienziati, come Serge Voronoff, che divenne famoso negli anni venti del ‘900 per il suo metodo di ringiovanimento maschile consistente nell’innesto di testicoli di scimmia. Avrebbe indotto il ringiovanimento.

La stampa si impadronì di questa notizia e ci furono campagne di stampa che raggiunsero l’Unione Sovietica che si sperimentò in quegli anni questa tecnica. Nel 1924 uscì in Urss un volume tradotto in russo con gli studi su Voronoff che si chiamava il “ringiovanimento mediante il trapianto delle ghiandole sessuali.” Bulgakov recepisce immediatamente questa novità e scrive questo racconto filosofico. La figura dello scienziato come uomo di genio ma anche stregone è un archetipo che troviamo moltissimo anche nel cinema muto dell’epoca, come per esempio il Gabinetto del Dottor Caligari o il Dottor Mabuse, entrambi film del cinema espressionismo tedesco, o il celeberrimo Frankenstein del 1931. Cuore di cane racconta il ringiovanimento. Anche Italo Svevo se ne occupa in una commedia, La rigenerazione. La morale è chiara, tanto in Svevo, quanto in Bulgakov, l’uomo non può ringiovanire e non può rigenerarsi. Il trapianto è una farsa illusoria.

Cuore di cane è un romanzo satirico e fu pubblicato solo alla fine degli anni ’80 del ‘900, a causa della censura. La polizia aveva sequestrato il manoscritto del 1926 a casa dello scrittore e un poliziotto lo aveva trascritto e conservato. Bulgakov provò a pubblicarlo ma la censura lo vietò assolutamente dicendo che era un velenoso pamplthet sull’attualità. L’opera divenne molto famosa dopo la pubblicazione. E’ stata tradotta per il cinema da Alberto Lattuada. Il protagonista è uno scienziato molto rigoroso, non come quello di Uova fatali, che studia il ringiovanimento per ricche signore e signori e tenta l’esperimento su un cane. Gli trapianta dei testicoli umani e la ghiandola dell’ipofisi per tentare il ringiovanimento.

Ma l’esperimento fallisce. La trasfigurazione del cane in uomo non riesce. Lo scienziato non paga con la vita la sua scoperta come in Uova fatali, qui lui se la cava senza problemi, l’unico a soffrirne sarà il povero cane che raccattato come un randagio malnutrito, viene messo all’ingrasso come un principe. Si sente uscito da una favola canina, ma è solo per tentare l’operazione. C’è una grande crudezza nel linguaggio nel descrivere l’operazione. Il cane Pallino dopo il trapianto dell’ipofisi inizia a camminare su due zampe, perde la coda, i peli e gli artigli, acquisisce la parola. Ma eredita le informazioni cerebrali dell’uomo da cui ha ricevuto l’ipofisi, morto accoltellato in una bettola moscovita. Perciò si abbandona al turpiloquio, commette oscenità, parla di Marx e di Engels ma poi insegue animalescamente i gatti per casa. Il cane sconta al posto dello scienziato il peccato di Ubris, il peccato di prepotenza.

Cuore di cane è metafora della violenza che uomo può fare alla natura ma è anche una violenza che la politica può fare alla società e all’uomo. Pallino diventa metafora dell’uomo nuovo creato dalla rivoluzione russa, che comporta una regressione dell’uomo sulla scala sociale e culturale. Ne abbiamo conferma del fatto che Bulkagov scrisse a Stalin dicendo che non vedeva nella rivoluzione una risoluzione, lui credeva invece in un’evoluzione evoluzione lenta e fisiologica della società. La natura, la società, la politica,  non ammettono salti in avanti veloci.

Per approfondire: Uova fatali è anche uno sceneggiato televisivo del 1977, per la regia e sceneggiatura di Ugo Gregoretti con Gastone Moschin, Mario Brusa, Alessandro Haber, Santo Versace, Ferruccio Casacci. Qui puoi vedere il video. Mentre il video con la lezione della dottoressa Rita Giuliani, lo puoi trovare qui.Y