Camus e La Peste, perché leggere il diario dell'epidemia

Camus e La Peste, perché leggere il diario dell'epidemia

L’inizio di uno dei più famosi e inquietanti romanzi del ‘900, La Peste, ci immerge in un anomimo paese algerino sotto la dominazione francese, che si chiama Orano e lì ambienta la sua storia Albert Camus.

I singolari avvenimenti che danno materia a questa cronaca si sono verificati nel 194… a Orano; per opinione generale, non vi erano al loro posto, uscendo un po’ dall’ordinario: a prima vista, infatti, Orano è una citta delle solite, null’altro che una prefettura francese della costa algerina. La città in se stessa, bisogna riconoscerlo, è brutta. D’aspetto tranquillo, occorre qualche tempo per accorgersi di quello che la fa diversa da tante altre città mercantili, sotto tutte le latitudini.

Scritto da Camus quando aveva solo 34 anni, il libro è considerato la metafora di quella spaventosa epidemia che negli anni quaranta dilagò in tutta Europa con il nome di nazionalsocialismo, ma oggi richiama un’interpretazione fedelmente letteraria di ciò che descrive. Quello che viene narrato infatti lo stiamo vivendo, in modo drammatico e paradossale, a più di settant’anni dall’uscita della prima edizione, nel 1947.

Il racconto de La Peste inizia con una singolare moria di topi.  Gli animali vengono trovati morti, prima uno, poi due, poi tre e poi a migliaia, in ogni angolo della città, ma nessuno si interessa più tanto, tutti hanno solo un ragionevole stupore. Ma questo è il segnale del terribile flagello che sta per abbattersi su Orano. Protagonista del racconto è Bernard Rieux, medico francese residente a Orano, colui che si accorgerà prima di tutti gli altri, della pandemia che si sta per abbattere sulla città. Il romanzo è condotto come cronaca scritta in terza persona dallo stesso Rieux. I passaggi che lo collocano in maniera verosimile e sovrapposta alle vicende che ci hanno accompagnato in queste ultime settimane, sono automatici: i primi segnali di pandemia sottovalutati, la quarantena, l’aggravarsi dei numeri delle persone morte, la difficoltà di salvare tutti, l’allontamento sociale, la disperazione e la paura di non rivedere i propri affetti e la comunità che si stringe in preghiera.

Non è un caso se in queste ultime settimane è tornato nelle classifiche dei libri più venduti. Nel giro di pochi giorni, le vendite dell’opera di Camus si sono triplicate, scalando la classifica di Amazon. Cosa simile è successa anche a Cecità di José Saramago che ha raggiunto quasi il podio su Amazon, dove registrava un incremento delle vendite del 180%. Yasmina Mélaouah, che ha tradotto La Peste nel 2017, in un’intervista ha detto che Camus racconta, “l’idea di una comunità di uomini che devono mettere da parte la propria felicità individuale per lottare contro la minaccia del male. Credo sia questo che risuoni nei lettori che tornano a rileggere l’opera di Camus: ritrovare il senso di una comunità che lotta insieme. I protagonisti del romanzo sono davvero un pugno di uomini che si rimboccano le maniche, dimenticano le differenze che ci sono tra di loro e cercano di affrontare il male.” Ecco quindi che il contagio e la paura di esso, risveglia l’irrazionale nell’essere umano e mette in moto l’idea che il male può arrivare e colpire non tanto l’uomo, ma la collettività intera. Questo è ciò che si ritrova di più nel libro: l’idea di una società che deve mettere da parte la propria felicità individuale per lottare contro la minaccia della morte.

Gli odori e i roventi pomeriggi dell’Algeria in cui era cresciuto Camus, molto povero e senza un padre, erano rimasti scolpiti nella sua memoria. Del tutto naturale che ambientasse in una triste cittadina come Orano, la tragedia di un’epidemia di peste che sconvolge un popolo e un modo di vivere. Lui conosceva benissimo l’umile società algerina, dove le strade e le case erano tutte uguali come la sfiducia nel futuro. Una tale condizione umana e familiare era una sorta di “peste” dalla quale lo scrittore bambino cercò di scampare in ogni modo. Camus riuscì ad andarsene e a redimersi da quella colonia francese, quando gli studi lo portarono altrove, diventando, da adulto, un apprezzato scrittore con amicizie di tutto rispetto con i grandi intellettuali dell’epoca (Sartre e De Beauvoir su tutti), ma anche il vincitore del Premio Nobel per la letteratura.

“Non ci si meraviglierà mai abbastanza che tutti vivano come se nessuno sapesse”, racconta Camus nel Mito di Sisifo e con poche parole condensa l’assurdità delle nostre vite. Come se nessuno sapesse l’insignificanza dell’esistenza di fronte all’unica verità insondabile, la morte. Nel dramma dell’esistenza, quella di cui sentiva il peso Camus, non resta che la solidarietà con i propri simili, una forma di ribellione all’assurdità della vita per lo scrittore francese. Per questo la Peste oltrepassa l’individualismo assoluto e senza scampo e afferma una dimensione diversa: la dimensione della solidarietà umana. Perché il protagonista, il medico Rieux, non abbandona tutti e non fugge dalla moglie malata fuori città? Perché capisce che un uomo non può abbandonare altri esseri umani che soffrono, questo si chiama umanesimo.

Alla fine del racconto, anche la peste si attenua, perde virulenza. La quarantena è annullata. E la vita riprende a scorrere tra gli oranesi. Il paese è in festa, tutti ballano ma le solitudini restano. Gli esseri umani si rendono conto “col trionfo e con l’ingiustizia della felicità, che la peste era finita e che il terrore aveva fatto il suo tempo”. Tutti vogliono pensare che la peste può venire e se ne può andare senza che l’animo umano ne venga modificato: ma può essere così? Si può attraversare il male senza esserne toccato? Senza portare dentro delle ferite? E infine, come ci sentiremo noi dopo tutto questo? Ancora una volta è il protagonista Rieux a darci il senso umanista di ciò che accadrà:

Io mi sento più solidale coi vinti che coi santi. Non ho inclinazione, credo, per l’eroismo e per la santità. Essere un uomo, questo m’interessa.

Per approfondire: puoi ascoltare La Peste, nella sezione audiolibri del programma in podcast Ad Alta voce di Radio Rai 3 a questo link. Il romanzo è letto dall’attore Remo Girone. Oppure se preferisci leggere, puoi comprare il libro qui, in edizione Bompiani.

Cover: Wikipedia