Quando Gian Maria Volonté interpretava Caravaggio in tv

Quando Gian Maria Volonté interpretava Caravaggio in tv

Bisogna ammettere che tanti film biografici su pittori e pittrici sono deludenti. E che a Caravaggio però, tutto sommato non è andata malissimo.

Ci sono infatti eccezioni alla regola, e non a caso provengono da registi-artisti: pensiamo a Andrej Rublëv di Tarkovskij, a Basquiat di Julian Schnabel, a Nigthwatching di Greenaway dedicato a Rembrandt. Tutti bei film e  non esattamente dei modelli del biopic “tormento ed estasi” o del film d’arte informativo.

Caravaggio, pittore dal “cervello stravagantissimo“—come lo definì un contemporaneo—e dalla vita fosca, ancora incerta in molti punti, divenuto oggi icona pop e simbolo dell’Italia quasi al pari dell’omonimo Buonarroti, è toccato un famoso film del 1986 del regista-artista Derek Jarman (prima c’era stato solo un film italiano del 1941). Il Caravaggio di Jarman—con una giovane e bellissima Tilda Swinton a interpretare Lena, la prostituta modella per la Madonna dei Pellegrini nella Chiesa di Sant’Agostino— è una lunga e colorata fantasia, traboccante di tableaux vivant, sul pittore prima prostituto, poi gran dandy, bisessuale: grazie anche a una scenografia che contaminando passato e presente tende all’acronia come certe regie operistiche, il maledettismo che da sempre ammanta la figura del pittore risulta più digeribile.

Molto prima che nel film di Jarman, però, il pittore “maledetto” era stato servito da un grandissimo interprete “di casa nostra”: Gian Maria Volonté.

Sono un servo… il Signor Cardinale nella sua munificenza mi ha comperato, non costavo molto, mi ha trovato in un’osteria. Ora posso vestirmi bene, ho un alloggio… e porto la spada al fianco. L’altra scelta che avevo era di crepare di fame in mezzo ad una strada. Ero libero, no? Di scegliere!

Il Caravaggio di Gian Maria Volonté

L’attore simbolo del cinema d’impegno italiano, da Nanni LoyElio Petri, fu Caravaggio in uno sceneggiato del 1967 in tre puntate di circa un’ora ciascuna, per la regia di Saverio Blasi, che oggi puoi vedere interamente su Rai Play. Trovi le puntate anche su Youtube. Un documento interessantissimo che andrebbe riscoperto. Te ne accorgi già dai titoli di testa. Con un Caravaggio-Volonté arrancante sulla spiaggia della Feniglia sulla musica spettrale di Bruno Nicolai.

Lo sceneggiato ricalca la Vita di Michelangelo di qualche anno prima. Bellissimo anche quello, sempre in tre puntate. E sempre con Volonté nei panni dell’artista, straordinario nella sua recitazione teatrale. Anche nel Caravaggio c’è un narratore—la voce è di Riccardo Cucciolla—che serviva da raccordo nei “cambi di scena”. E dava quel tono un po’ didattico un po’ favolistico tipico degli sceneggiati di un tempo.Tra gli altri membri del cast c’erano Carla Gravina. Renzo Palmer. Mimmo Creig. E la colonna sonora è tutta da antologia: è del grande Bruno Nicolai, collega di Morricone, e autore, oltre che di molte colonne sonore, di splendida library music.

Il Caravaggio di Gian Maria Volonté

Lo sceneggiato è indubbiamente datato da ogni punto di vista, del resto all’epoca l’immagine di Caravaggio, anche dal punto di vista critico, era piuttosto stereotipata. Genio e sregolatezza. “Misto di grano e di pula”. Che dopo aver dipinto un po’ se ne va in giro con lo spadone a passeggiare e a giocare alla pallacorda. Ma anche per questo vale la pena vederlo. D’altri tempi è anche la recitazione di Volonté. Che intrecciandosi con le considerazioni del narratore, dà vita a un personaggio che è un eroe della libertà dello spirito.

Così , ad esempio, lo inquadra la voce di Riccardo Cucciolla in un momento del secondo episodio:

Era un’epoca in cui gli ingegni più alti presagivano la libertà, ma non potevano ancora osarla. E questa impossibilità si trasformava in rivolta drammatica. O in turbamenti profondi. A Roma, si diceva, i santi erano di casa come gli eretici. E spesso non era facile distinguere gli uni dagli altri, tanto sottile era il confine.

Ecco perché, anche la particolare religiosità del Caravaggio, nutrita di dubbi e di ombre, alimentata più dall’insofferenza verso i dogmi, che dall’ossequio verso l’autorità, faceva scandalo. E destava sospetti. Come quella del Tasso la sua inquietudine morale e artistica sembrava una ribellione pericolosa. E se il Tasso aveva pagato con l’isolamento e la follia autodistruttiva, Caravaggio rischiava con ogni quadro il disprezzo e la condanna.

Intanto, la scienza nascente, e i primi filosofi della natura, scoprivano l’infinità astronomica dell’universo. E la verità che si nasconde dietro l’apparenza delle cose […]. A cavallo dei due secoli , l’intelletto di alcuni, e il coraggio di altri, sembravano più grandi della libertà di spirito che i tempi erano disposti a concedere. Vincitori, o vittime. Come il Tasso. Giordano Bruno. Come lo stesso Caravaggio.

Trovi Caravaggio, lo sceneggiato del 1967, su RaiPlay. Dove trovi anche tutte le puntate di La vera natura di Caravaggio condotto da Tomaso Montanari.

Immagini: Copertina