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Carmelo Bene, "enfant terrible" del teatro italiano dalla voce indimenticabile

Qualche tempo fa ci siamo posti per te la domanda: “Come si legge una poesia?” Fra le altre cose, ti segnalavamo le declamazioni catatoniche e ammalianti con cui un grande attore italiano, attraverso le sue letture di versi di Leopardi, Majakovskij o Campana, ci trascina di forza in un mondo di suoni perturbanti e irripetibili: quell’attore è Carmelo Bene. Ripercorriamo la sua carriera multiforme.

Scorbutico, frenetico, autoindulgente, Carmelo Bene è stato sicuramente un interprete e un autore di genio, cimentatosi in molte imprese. Se non lo conosci, forse il modo migliore per avvicinarsi al personaggio non sono i celebri “one-man-show” degli anni ’90 nel salotto di Maurizio Costanzo (i cosiddetti “Uno contro Tutti”) in cui, comportandosi da guitto, l’attore sosteneva di “essere un capolavoro“, mandando il pubblico a quel paese a suon di paradossicitazioni dei mistici e stravaganze.

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Potresti iniziare invece da una delle Interviste impossibili che Radio Rai mandava in onda nei primi anni ’70. Uno scrittore intervista un personaggio storico redivivo, impersonato spesso da Bene. Quando è il turno di Oscar Wildeuno degli scrittori più citati di sempre—l’attore lo ritrae come un isterico che non ha niente da dire e parla solo per aforismi paradossali (quelli realmente scritti, appunto, da Wilde). La scenetta è di una comicità irresistibile, e puoi apprezzare il maggior lascito di Carmelo Bene alla posterità: la sua voce.

Chi è stato Carmelo Bene

Nato in provincia di Lecce nel 1937, frequentò istituti cattolici fino alle superiori, poi si trasferì a Roma per studiare brevemente Giurisprudenza, iscrivendosi contemporaneamente alla scuola di recitazione “Accademia Scharoff” (dove si insegnava il metodo Stanislavskij) e all’Accademia nazionale di arte drammatica, che frequenterà tuttavia solo per un anno prima di abbandonarla. Debuttò in teatro a 22 anni con l’opera Caligola del Premio Nobel per la letteratura Albert Camus: come avesse fatto Bene a farsi concedere gratuitamente i diritti di un’opera che l’autore non permetteva a nessuno di rappresentare rimase un mistero, e la notizia fece scalpore. Comunque, Bene divise fin da subito. Chi lo trovava superlativo, chi lo detestava: del resto, il suo senso del comico era libertino, il suo senso del tragico trasgressivo, al punto che i due generi si mischiavano pericolosamente.

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Nei primi ’60 fondò a Roma il “Teatro Laboratorio” dove con la sua compagnia metteva in scena spettacoli quasi completamente improvvisati con lo scopo di scandallizzare il pubblico. Dopo aver conosciuto l’attrice Lydia Mancinelli a cui si legherà, metterà in scena sue versioni esuberanti e scandalose di opere letterarie e teatrali, come la Salomè di Oscar Wilde. Di nuovo, c’è chi lo considera una voce nuova e chi ai suoi spettacoli vorrebbe far intervenire i carabinieri. Dopo una particina in Edipo Re di Pasolini (1967) si avvicina al cinema. La sua “fase cinematografica” è lunga cinque film, dal 1968 al 1973. Con Nostra Signora dei Turchi—tratto dal suo omonimo romanzo—vince il Premio speciale della Giuria al Festival di Venezia. Il film non ha una sceneggiatura vera e propria, ed è una sorta di flusso di coscienza (Bene amava Ulisse di James Joyce) incentrato sulla perdita di ogni certezza. Negli anni ’70 prosegue il lavoro teatrale e inizia a realizzare spettacoli per la televisione. Conosce Salvador Dalí, collabora con Eduardo De Filippo, diventa molto celebre.

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La macchina attoriale

Proprio di questi anni è il celebre spettacolo televisivo su Amleto (tratto da un suo film). Nelle continue modulazioni della voce di Amleto, che sembra quasi cercare pretesti per “disinnescare” la tragedia, scopriamo il concetto di macchina attoriale proposto da Bene.

La macchina attoriale è per Bene una fusione tra macchina e attore. Amplificando la voce, controllando l’emissione vocale scrupolosamente e arricchendo il ventaglio timbrico, l’attore fa sì che la voce tenda a perdere la sua fisicità, mentre egli stesso tende a “diventare” voce.  Ciò permette un grande lavoro sul suono delle singole parole, come se questo fosse più importante del senso.

Sostiene lo stesso Bene: “Bisogna essere una macchina, come io l’ho definita, attoriale. Deve essere amplificata […] L’amplificazione è una strana cosa […] Non è assolutamente un ingrandimento, ma è come guardare questa pagina… Se io la guardo in questo modo io vedo e così sento; ma se io avvicino questo foglio, più l’avvicino, più i contorni svaniscono. I contorni svaniscono e non vedo più un bel niente.” Tutto ciò è palpabile nelle sue declamazioni poetiche.

Ma anche nelle sue letture dantesche. Dopo essersi avvicinato al mondo della musica con alcuni spettacoli di argomento musicale, infatti, nel 1981 Bene tiene una Lectura Dantis dalla Torre degli Asinelli di Bolognacittà delle molte torri—davanti a più di centomila persone: è infatti ormai un artista popolare, nonostante la sua fama di autore scandaloso, difficile, ermetico. Ascolta la sua straordinaria lettura del canto V dell’Inferno, quello “di Paolo e Francesca”, e confrontala con le altre, diversissime, di Gassman e Benigni.

Dal 1990 al 1994 Bene si ritira dalle scene, per ricomparire nel 1995 in concomitanza con la pubblicazione per Bompiani della sua opera omnia, da lui revisionata. Muore a Roma il 16 marzo all’età di 64 anni. Fortunatamente, un’infinità di reperti continueranno a portare testimonianza della sua voce inimitabile.

Di Carmelo Bene puoi trovare in commercio quasi tutto. Dai cofanetti con le letture dei Canti Orfici di Dino Campana e dei Canti di Giacomo Leopardi, alle letture dantesche. Da tutti i film alle opere dell’epoca del “Teatro Laboratorio”, come Pinocchio. Scritta con Giancarlo Dotto, Vita di Carmelo Bene è l’autobiografia dell’attore. Anche su Youtube c’è tantissimo, basta lasciarsi andare alla curiosità. Molto interessante questo incontro-dibattito fra Bene e De Filippo del 1982, al Teatro Ateneo della Sapienza di Roma. E questa puntata del 1988 del programma televisivo Mixer Cultura, in cui l’attore se la vede con i critici.

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