Renato Cartesio, guida al padre della filosofia moderna

Renato Cartesio, guida al padre della filosofia moderna

Se immaginiamo una linea diacronica in cui poter collocare il pensiero filosofico, semplificando un po’, possiamo suddividerla in quattro segmenti: il primo che va dal 700 a.C. al 400 d.C. appartiene alla filosofia greca, il secondo che va dal 400 al 1400 alla filosofia medievale, il terzo che va dal 1400 al 1800 alla filosofia moderna e il quarto che va dal 1800 in poi alla filosofia contemporanea.

Se ci concentriamo, però, sul terzo segmento—quello sulla filosofia moderna—dobbiamo ulteriormente suddividerlo, in quanto nel ‘600 la rivoluzione scientifica in contrasto coi dettami della Chiesa crea un forte divario tra gli intellettuali dell’epoca: da un lato c’è chi continua fermamente a credere, dall’altro chi inizia ad appassionarsi al ragionamento, al rapporto tra l’uomo e il mondo che lo circonda.

E a dare il la a questa profonda spaccatura, c’è un nome che primeggia fra tutti: René Descartes. In Italia lo conosciamo meglio come Cartesio, e per una celeberrima frase che è un po’ il manifesto del suo pensiero: “Cogito ergo sum”. Significa letteralmente “Penso dunque sono”, ed è una formula con cui il filosofo esprime la consapevolezza che l’uomo ha di sé in quanto soggetto pensante.

Cartesio, in sostanza, è il fondatore del Razionalismo moderno, in cui la ragione è definita come il potere di giudicare distinguendo il vero dal falso. Tutto ciò si basa sul suo nuovo “metodo” che, detta in maniera più semplice possibile, consiste nel mettere in dubbio ogni affermazione, ritenendola almeno inizialmente falsa, nel tentativo di scoprire dei principi o massime che risultino invece indubitabili.

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Cartesio nasce a La Haye nel 1956 (oggi la città ha preso il suo nome). Rimane orfano di madre quando ancora non ha compiuto un anno, e a nove inizia a frequentare il collegio gesuitico di La Flèche, dove per quattro anni studia grammatica, filosofia e retorica. In seguito, si trasferisce a Poitiers dove si laurea in legge.

A detta di Voltaire e di vari carteggi, inoltre, bisogna dire che Cartesio non era un tipo molto alla mano: era misantropo, irascibile, vestiva sempre di nero e portava lunghi capelli incolti. Ma aveva un dono: la predisposizione per le scienze esatte.

Tanto che dopo essersi arruolato nell’esercito durante la guerra dei Trent’anni, e conosciuto il teologo di larghe vedute Marin Mersenne e lo scienziato Isaac Beeckman, si dedica sempre più alla matematica e scrive tantissimi saggi tra cui, oltre al noto “Discorso sul metodo”, troviamo “Principi della filosofia”, “Regole per dirigere l’ingegno” e “Mondo”.

Quest’ultimo non verrà mai pubblicato per intero, in quanto all’interno Cartesio abbracciava le teorie di Copernico sulla centralità del sole nell’universo. Il filosofo francese muore nel 1650, a causa di una polmonite.

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