La casina delle civette, un capolavoro di stile liberty a Roma

La casina delle civette, un capolavoro di stile liberty a Roma

Roma è una città dalle infinite meraviglie. Città eterna piena di verde, parchi straordinari più o meno conosciuti nel resto del Paese. Borghese, Ada, Pamphilj sono soltanto tre delle splendide ville che arricchiscono il paesaggio urbano capitolino.

Tra le meno famose ma altrettanto meravigliose c’è sicuramente villa Torlonia, un elegante giardino sulla Nomentana, a due passi da Porta Pia, nota per essere stata la dimora del principe Torlonia e in seguito di Benito Mussolini. La villa è stata ristrutturata negli ultimi anni ritornando a un antico splendore che gli abitanti della zona credevano ormai perso per sempre.

All’interno di questo meraviglioso parco in stile neoclassico c’è un edificio tra i più sorprendenti e curiosi dell’arte novecentesca italiana: la Casina delle Civette.

A vederla da fuori sembrerebbe essere perfetta per un set cinematografico, uscita direttamente da un libro di fiabe.

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Il proprietario di questa dimora è stato il principe Torlonia fino al 1938, anno della sua morte. All’inizio era una Capanna Svizzera collocata in un angolo nascosto del parco per essere un ritrovo privato, lontano dalla sua frequentatissima residenza principale.

Giovanni Torlonia era infatti un uomo molto solitario, a tratti misantropo. Il suo motto inciso sulla porta principale recita: “Sapienza e Solitudine”.

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Dagli inizi del secolo scorso la Capanna Svizzera cominciò una vera e propria trasformazione assumendo le fattezze “eccentriche” che possiamo ammirare oggi. I lavori furono diretti dall’architetto Enrico Gennari e la Casina divenne una raffinata residenza con loggette, porticati, torrette, decorazioni a maioliche e vetrate colorate.

Sono proprio quest’ultime a rappresentare il punto forte di questo edificio: un capolavoro libertyTra le più note, ci sono quelle che rappresentano gli animali che danno il nome alla casa: le civette

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Le vetrate vennero tutte installate tra il 1908 e il 1930, eseguite nel laboratorio di Cesare Picchiarini su disegni di Duilio Cambellotti, Umberto Bottazzi, Vittorio Grassi e Paolo Paschetto

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All’interno si possono ammirare decorazioni pittoriche, mosaici, legni intarsiati stucchiNel 1978 il Comune di Roma l’ha acquistata, avviando quei lavori che finalmente l’hanno riportata al suo splendore originale. Tanto che oggi è diventato un luogo imperdibile per chi si trova a visitare la capitale.

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