Céline, il grande romanziere che si macchiò di antisemitismo

Céline, il grande romanziere che si macchiò di antisemitismo

Io posso vantarmi di esser sul filo giusto, così odiato dalla gente da una parte come dall’altra… Posso dire senza vantarmi che io… il filo della storia… mi passa da parte a parte… dall’alto in basso… dalle nuvole alla mia testa…

Bagatelle per un massacro, La scuola dei cadaveri e La bella rogna sono tre pamphlet che ancora oggi scandalizzano i lettori più affezionati di Céline. Tre testi brutalmente antisemiti che hanno segnato il rapido tramontare di un autore che soltanto qualche anno prima si era presentato al mondo letterario con un capolavoro dell’esordio: Viaggio al termine della notte.

“Come possono convivere”, si chiede il critico letterario Massimo Raffaeli: “l’arte di un sommo scrittore e la paranoia di un simile ideologo?” La pubblicazione di questi pamphlet, la loro storia editoriale in Italia, il processo al suo autore, la condanna a morte, l’esilio e l’amnistia costituiscono, ancora oggi, un dibattito complesso e vivo nel panorama letterario. Che rende la parabola di Louis-Ferdinand Céline novecentesca e infernale.

Céline: il grande romanziere

Prima del 1932, anno di pubblicazione del suo primo romanzo, Viaggio al termine della notte, Céline si laurea in medicina ed esercita a Montmartre. È il medico dei poveri e cura quasi sempre gratuitamente. Scrive di notte.

Vuole raccontare gli ultimi anni. È un libro semi autobiografico. Sono gli anni della Grande Guerra, dell’Africa coloniale, delle piantagioni del Camerun, degli Stati Uniti, della fabbrica della Ford di Detroit.

Elio Germano legge alcuni frammenti di “Viaggio al termine della notte”.

Sono pagine straordinarie, scritte sul “filo dell’emozione”, in un francese umile. Si chiama argot: è la lingua degli uomini comuni, “di chi non ha né un nome, né un destino”. Alla sua uscita, i critici e i lettori lo esaltano. Qualcuno gli dà del pornografo.

Dopotutto, perché non ci potrebbe essere un’arte nella bruttezza come c’è nella bellezza? È un genere da coltivare, ecco tutto.

“Morte a credito” e i riferimenti antisemiti

Nel 1936 pubblica Morte a credito, una vetta letteraria, per molti, ancora più alta. È l’antefatto del Viaggio e racconta l’infanzia di Bardamu (il suo alter-ego), nel Passage Choiseul. Questo splendido romanzo assomiglia a un brano jazz. Tempestato di puntini di sospensione (suo autentico marchio di fabbrica), è scritto in uno stile che Massimo Raffaeli ha così definito: “totalmente emotivo, con tre puntini di sospensione che come vuoti cancellano, rimuovono, tutta la parte mimetica e naturalistica della sua narrazione”.

Siam provvisori, questo è vero, ma io ho già provvisorieggiato abbastanza per la mia dignità.

Vista la deriva antisemita che di lì a poco sarebbe seguita, si rintracciano alcuni segnali in questi due romanzi? No. Soltanto in Morte a credito il padre di Bardamu, quando ritorna a casa dal lavoro, si scaglia contro i “massoni” e gli “ebrei”.

La scarsità di tracce antisemite nei suoi romanzi si può spiegare così: fino al 1936, le cause del pessimismo di Céline sono ancora vaghe, legate soprattutto al concetto di progresso. Questo sta all’origine dell’abbrutimento della condizione umana del proletariato industriale urbano. Basta dare un’occhiata alle pagine del Viaggio dedicate ai lavoratori della catena di montaggio della Ford.

Tutto quello che è interessante accade nell’ombra, davvero. Non si sa nulla della vera storia degli uomini.

I maledetti pamphlet e il processo

I primi due pamphlet di Céline escono nel 1937 e nel 1938 (La bella rogna uscirà nel 1941). In un periodo in cui in Francia, dopo la vittoria del Fronte Popolare e la formazione del governo Blum si registra una recrudescenza dell’antisemitismo.

In questo clima, Louis-Ferdinand attua una trasformazione intellettuale. Ora, le ragioni dell’abbrutimento sono meno vaghe. Dietro la mortificazione e l’imbarbarimento del proletariato ci sono, secondo lui, gli ebrei. Si potrebbe dire che al termine della notte Céline abbia, banalmente, trovato i Protocolli degli Anziani Savi di Sion. 

I suoi pamphlet sono violenti, strampalati e carichi d’odio. Sono sconclusionati come sconclusionato è il suo collaborazionismo. Si limita, infatti, a inviare lettere deliranti ai giornali di destra.

La canzone di Vinicio Capossela dedicata a Céline.

Al termine della guerra, il 18 aprile del 1945, inizia ufficialmente il processo per collaborazionismo a Céline. Lo scrittore si trova in Danimarca, dove resterà per altri sei anni. In esilio. Viene condannato a morte, ma nel 1951 verrà amnistiato. Tornerà poi in Francia, e si ritirerà a Meudon. Durante il processo, è bene ricordare, ci sono pochi scrittori e uomini di cultura che lo difendono. Rivendicando, per lo più, la funzione esclusivamente letteraria dei suoi libri. Anche nel caso dei suoi pamphlet. Henry Miller si esprime amareggiato sulle sorti dello scrittore francese. E così anche Thierry Maulnier.

Cosa volete che speri in mezzo a questi cuori imbastarditi, se non di vedere il mio libro gettato nella spazzatura?

Traduzione di “Bagatelle per un massacro” in Italia

La prima edizione italiana di Bagatelle per un massacro (La scuola dei cadaveri non vedrà mai la luce) è di Corbaccio. Datata 1938, tradotta da un certo Alex Alexis (pseudonimo di Luigi Alessio). In quegli anni viene accolto in maniera piuttosto fredda, non è sentito come culturalmente affine.

Verrà poi ristampato nel settembre del 1981 per Guanda nella più fedele e corretta traduzione di Giancarlo Pontiggia. Il 2 gennaio del 1982 però il tribunale di Milano ordina il sequestro del libro. Il motivo, formalmente, è il parere contrario della vedova che minaccia di muovere causa all’editore. Lucette, la vedova di Celine, è ancora viva e non permette più che si traducano (e si diffondano) quei libri maledetti.

Formalmente abbiamo detto, perché nel dibattito culturale (anche italiano) c’è ancora tanto timore a parlare di questi pamphlet. Il paradosso editoriale che la mancata pubblicazione genera è quello di non poter leggere una valida edizione dei testi più discussi (e, ritenuti, “pericolosi”) di Céline. Testi però che si possono comunque leggere clandestinamente online, ricchi di refusi e senza curatela. Quando, invece, sono proprio questi pamphlet che devono essere disinnescati con gli strumenti della critica. Così da leggere una volta per tutte dei documenti che ci aiutano a capire quali sono stati gli incubi che in un passato non così lontano la nostra Europa ha vissuto.

Nella sterminata bibliografia dedicata a Céline e ai suoi pamphlet antisemiti, ti consigliamo la lettura di due testi in italiano, tra i più recenti ed esaustivi sul tema. Il primo è Céline e il caso delle “Bagatelle” di De Benedetti. Il secondo è Céline: scrittura politica e antisemitismo di Germinario.

Immagine di copertina | L-F. Céline nel 1932