Cosa rende unico il cinema di Wes Anderson?

Cosa rende unico il cinema di Wes Anderson?

Tutti i fan di Wes Anderson lo aspettano dall’ottobre 2015. La data in cui l’ha annunciato. Il nuovo film d’animazione: “L’isola dei cani”. Presentato in anteprima alla 68esima edizione del Festival di Berlino, chi ha avuto la fortuna di vederlo, l’ha apprezzato molto. Nelle sale italiane arriva il primo maggio.

Per l’occasione vogliamo proporti un video, realizzato da ScreenPrism, che prova a rispondere alla domanda: “Cosa rende il cinema di Wes Anderson unico?” Sulla scia di un lavoro precedente, con al centro un altro maestro del cinema: Stanley Kubrick.

Si scorge un universo di infiniti dettagli

I dettagli in Wes sono tutto. L’enorme quantità, che si può scorgere in una singola scena, lascia intravvedere altre “infinite storie”. Appena abbozzate. La sua cura è maniacale e viene affidata al direttore artistico. Figura centrale nel suo cinema. Wes ne ha cambiati spessi. Il critico Matt Zoller Seitz è stato il primo a parlare di “sineddoche delle cose” nel cinema di Anderson. Gli oggetti, i capi di abbigliamento definiscono la personalità dei personaggi, le relazioni e i conflitti.

Il rapporto tra bambini e adulti

Nel cinema di Wes i bambini si comportano da adulti e gli adulti da bambini. Non a caso una delle sue influenze culturali maggiori è quella di Charles Schulz, il padre dei Peanuts. In queste strisce i bambini sono grandi. Soprattutto nel modo in cui esprimono i loro sentimenti e riflettono sulla vita. Gli adulti di Wes non si rivolgono ai bambini parlando in maniera diversa. Li trattano alla pari, a volte come, emotivamente e intellettualmente, superiori. E all’inverso, i grandi si comportano spesso come bambini.

A un certo punto i personaggi perdono il controllo

Verso la metà del film, più o meno, i personaggi di Wes perdono il controllo. Sono quasi sempre quelli più rigidi, più “centrati”. Convinti del loro solido modo di essere, si scontrano con la realtà e mostrano il trauma. Profondo e doloroso. Il critico Seitz ha parlato di vittime dell’ansia di classe, delle aspettative e delle disfunzioni familiari.

I rapporti familiari disfunzionali

Come diceva Tolstoj in Anna Karenina:

Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è invece disgraziata a modo suo.

Quelle di Wes Anderson rientrano in questo secondo gruppo. Tutti i personaggi, legati da parentele, vivono rapporti conflittuali. Di tensione, di imbarazzo. La famiglia però non è soltanto fonte di ansia, ma anche un approdo, una risoluzione. Ma il felice equilibrio che trovano alla fine non è mai convenzionale.

Umorismo serio

Nei film di Wes si ride, ma non in maniera sguaiata. L’umorismo è delicato, si potrebbe dire, serio. Le battute divertenti vengono recitate dai personaggi in modo impassibile. L’effetto è straniante e strappano un sorriso agrodolce.

Un cast consolidato e ricorrente

Se in un film ci sono almeno tre di questi attori: Bill Murray, Owen Wilson, Jason Schwartzman, Wally Wolodarsky, Luke Wilson, Anjelica Huston, Willem Defoe, Jeff Goldblum, Waris Ahluwalia Edward Norton quasi sicuramente è un film di Wes Anderson.

Colori di un quadro di Art Nouveau

Passiamo ora allo stile. Cominciando dai bellissimi colori. Anche qui niente è banale. I colori contribuiscono alla morbidezza dell’immagine. I colori sembrano usciti da un quadro Art Nouveau. Il giallo diventa “mostarda”, il blu “navy”, mentre il verde “muschio”. E ogni film ha il suo colore dominante.

I movimenti di macchina

Tra i maestri di Wes Anderson ci sono Orson Welles e Truffaut. Uno dei suoi marchi di fabbrica è il grandangolo. Combinato spesso con inquadrature simmetriche che riprendono il soggetto al centro. Si possono ammirare anche le inquadrature rettilinee, in cui le linee dominanti sono quelle rette. Ogni tanto i movimenti svelano la finzione di scena. Come quando a teatro vediamo il cambio di scenografia.

L’uso del rallenty

Vorrei vivere in un film di Wes Anderson, vederti in rallenty quando scendi dal treno.

Così canta Niccolò Contessa, leader dei Cani, nella canzone “Wes Anderson“. Il riferimento, per chi ha visto almeno un film del regista texano, è immediato. In ogni pellicola c’è almeno una scena al rallenty. Usato come sottolineatura di un momento importante, emblematico. Come nella splendida scena qui sotto.

La colonna sonora degli anni ’60 e ’70

Wes non poteva poi tralasciare un aspetto fondamentale di tutti i grandi film. La colonna sonora. Tutte le canzoni dei suoi film sono splendide. Tutte. Ha una particolare passione non solo per gli anni ’60 e ’70, ma soprattutto per i Rolling Stones. C’è una loro traccia quasi in ogni film.

Immagine di copertina