I cinque falsari più geniali della storia dell'arte

I cinque falsari più geniali della storia dell'arte

Quanto è difficile capire se un quadro antico è un originale o un falso? Molto, se il falsario è bravo. Qualche giorno fa è uscita la notizia di un ritrovamento (e pubblicazione) di un quaderno di inediti di Van Gogh. I 65 disegni riprodotti hanno però diviso i critici: c’è chi l’ha definita “la scoperta più importante su Van Gogh” chi invece “un falso monotono, maldestro e privo di verve”.

Il quaderno sarebbe stato ritrovato in un locale dove Van Gogh aveva vissuto l’ultima fase del “periodo provenzale“. Difficile stabilire con certezza se si tratti di disegni originali o falsi. Basta dare un’occhiata al passato più o meno recente per capire che spesso ci troviamo davanti a falsari geniali, tecnicamente e storicamente preparatissimi che hanno dato del filo da torcere anche ai critici d’arte più famosi e acclamati del mondo. Vediamone qualcuno.

Wolfgang Beltracchi

Wolfgang Fischer insieme alla moglie Helene Beltracchi sono stati una coppia di falsari, arrestati nel 2010, che ha venduto centinaia di opere false. Lavoravano in coppia e per lo più “riportando alla luce” opere sconosciute di grandi artisti. I falsi li compravano nei mercatini dell’antiquariato, controllovano in laboratorio se i colori coincidevano con quelli del periodo dell’autore e aggiungevano false etichette dietro la tele, invecchiate con macchie di caffè. Per venderle raccontavano che le opere erano state conservate nella soffitta dei nonni per proteggerle dalle retate naziste. Accompagnavano il racconto con foto dell’epoca, ugualmente contraffatte (erano sempre loro truccati da anziani). La truffa ha funzionato fino a quando non hanno sbagliato un tubetto di bianco per un quadro di Max Ernst, troppo “moderno” per quell’epoca.

Robert Driessen

È stato invece definito “il più grande falsario d’Europa”, specializzato nelle riproduzioni scultoree di Alberto Giacometti. In più di trent’anni di lavoro ha contraffatto mille quadri, appesi poi nei musei di tutto il mondo, guadagnando (insieme ai suoi collaboratori) circa 8 milioni di euro. Dal 2005 vive in Thailandia, una latitanza che gli impedisce di essere estradato.

Icilio Federico Joni

Il “principe dei falsari senesi”, vissuto a metà Ottocento, ha studiato fin da piccolo le tecniche artigiane dei pittori toscani del Trecento e del Quattrocento. Insieme a un gruppo di collaboratori ha prodotto soprattutto per il mercato anglosassone una quantità notevole di falsi. Da trovatello qual era stato, grazie ai suoi falsi visse fino a 81 anni nella ricchezza più sfrenata e scrisse anche un libro in cui raccontava nel dettaglio le sue tecniche di contraffazione.

Han Van Meegeren

Durante la seconda guerra mondiale, l’olandese Van Meegeren venne processato per aver venduto un Vermeer (intitolato “Cristo e l’adultera”) al generale nazista Hermann Göring. Per aver collaborato con il nemico venne condannato alla pena di morte. Per salvarsi confessò che si trattava di un falso. Il quadro però era stato realizzato così bene che il giudice all’inizio non gli credette e lo costrinse a realizzarne un altro mentre era in prigione. Scagionato dalle accuse di tradimento, venne arrestato di nuovo però… per truffa.

Michelangelo

All’inizio della sua carriera artistica, il genio di Caprese si cimentò soprattutto per motivi economici in un falso. Scolpì il famoso “Cupido Dormiente” che invecchiò ad arte dopo averlo sepolto per qualche giorno sottoterra. I pezzi greco-romani si vendevano infatti molto meglio di quelli originali di un artista sconosciuto. Il cardinale che lo aveva comprato venne a sapere della beffa, furioso volle però conoscere il giovane scultore di così grande talento. Da quel momento Michelangelo finì il suo apprendistato: l’anno dopo gli fu commissionata “La Pietà”.

Immagine via Flickr