Cinque tra gli artisti più quotati dell'arte contemporanea

Cinque tra gli artisti più quotati dell'arte contemporanea

L’arte contemporanea è quella che più di tutti ha labili confini. La si colloca a grandi linee dalla fine degli anni cinquanta agli anni duemila. Rispetto al passato, dove l’arte si poteva distinguere nettamente tra la pittura, la scultura, la scrittura, la danza, il teatro ecc., e riconoscerla; negli ultimi sessanta anni si è visto un mescolarsi continuo di linguaggi.

Oggi l’arte contemporanea vive un momento d’oro: i luoghi nella quale si può ammirare si sono moltiplicati, raggiungendo anche la strada, come nel caso della street art che ha aperto nuovi scenari e questioni mai prima poste su “cosa sia l’arte”. Per fare un punto sulla situazione artistica di questi ultimi anni, vediamo cinque tra gli artisti più quotati dell’arte contemporanea e le loro opere principali.

Francis Bacon

Bacon è stato un pittore irlandese nato agli inizi del Novecento. La sua infanzia è segnata dalle frequenti liti con il padre, un militare, e  l’amore per la nonna. A quindici anni, Francis dichiara la sua omosessualità alla famiglia e la sua intenzione di dedicarsi all’arte. Il padre lo caccia di casa ed è costretto a rifugiarsi a Londra, facendosi aiutare economicamente dai parenti della madre. Lavora come centralinista e stenografo, prima di vedere una mostra di Picasso a Parigi che gli darà la spinta necessaria per dedicarsi anima e corpo all’arte. Nel ’33 dipinge Crucifixion ma il successo vero e proprio arriverà soltanto nel 1944, con il trittico Three Studies for Figures at the Base of a Crucifixion. Tra il 1948 e il 1950 realizza la serie Heads e Popes. Il suo trittico, Tre studi di Lucian Freud del 1969, è stato venduto all’asta per 142,2 milioni di dollari.

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Damien Hirst

Artista provocatorio e tra i più quotati degli anni Novanta. Per lui l’arte non è importante in sé ma quello che conta è lo shock che provoca. Al centro della sua opera c’è la morte e la nostra esorcizzazione attraverso la medicina, la religione e la materialità. Il capolavoro che lo ha reso famoso è “For the Love of God” del 2007. Si tratta di un teschio tempestato di diamanti, il cui titolo pare sia una citazione della madre che ha esclamato tutto il suo stupore dopo aver visto l’opera.

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Banksy

Tra tutti gli artisti contemporanei Banksy è sicuramente quello più noto al grande pubblico. Parte della sua fortuna va anche rintracciata nel mistero sulla sua identità. La sua fama è relativamente recente, ma il grande merito di Banksy è stato sicuramente quello di innalzare la street art alla dignità artistica, ponendo questioni originali su quale sia il luogo fisico di conservazione dell’arte. L’opera “Keep it Spotless” è stata battuta all’asta per quasi due milioni di dollari.

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Joseph Beuys

Quando il suo aereo militare durante la seconda guerra mondiale venne abbattuto in Crimea la sua vita cambiò per sempre. In quell’occasione Joseph Beuys, soldato della Germania nazista, venne salvato da nomadi tartari che lo curarono con antichissimi rimedi. Questo contatto superiore tra uomo e natura sarà alla base della sua ricerca artistica, tanto che venne soprannominato lo “sciamano” dell’arte. Nel suo lunghissimo curriculum trovano spazio arte concettuale, installazioniperformance sociali e ambientalistiche. Negli ultimi quattro anni della sua vita ha portato avanti il progettoDifesa della Natura”. Ha piantato 7mila querce nella città di Kassel e altrettante a Bolognano in Italia. Beuys le ha pensate come sculture vive. Tra 300 anni il bosco che aveva immaginato l’artista tedesco sarà finalmente realizzato.

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Jeff Koons

È uno di più acclamati e ricchi al mondo. L’artista statunitense è stato definito icona dello stile neo-pop e attraverso tanti materiali diversi (pigmenti, plastica, marmo, porcellana, ecc) si è dedicato alla scultura, alla pittura, alle installazioni e alla fotografia. Ha messo in scena opere volutamente kitsch che illustrano ironicamente l’American Way of Life e la tendenza al consumismo. Di lui è stato detto: “Mette a nudo il lato kitsch del nostro attaccamento all’oggetto… la sua opera aspira a comunicare con le masse attraverso un vocabolario visivo estrapolato dalla pubblicità e dall’industria dell’intrattenimento, portando al limite estremo il confine tra linguaggio artistico e cultura popolare.”

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