Cinque monologhi tra i più intensi della storia del cinema

Cinque monologhi tra i più intensi della storia del cinema

Un film ci può prendere per la trama, la regia, la fotografia, la recitazione degli attori. Oppure per i suoi monologhi. Possono essere questi a spingerci, sistematicamente, a rivederlo. Per apprezzarne una volta di più la potenza e le sfumature.

Ogni cinefilo che si rispetti ha i suoi monologhi preferiti. Che sia una commedia, un film drammatico o fantascientifico è secondario. In queste scene, a spiccare, sono soprattutto il contenuto del testo e l’interpretazione. In alcuni casi anche il doppiaggio, perfetto. Ne abbiamo raccolti cinque, consapevoli di averne lasciati fuori molti altri, altrettanto validi.

Il monologo di Manhattan

Il cinema di Woody Allen è strapieno di discorsi indimenticabili. Da quello di Io e Annie, a quello di Crimini e Misfatti. Di sicuro, quello di Isaac Davis, in Manhattan, sdraiato sul divano, rivolto al registratore (quasi un “soliloquio”) resta nel cuore. Soprattutto per il pensiero finale, rivolto alla sua ragazza. Quella lista di cose per cui vale la pena vivere abbiamo finito per farla tutti, almeno una volta. 

Idea per un racconto sulla gente a Manhattan, che si crea costantemente dei problemi veramente inutili e nevrotici perché questo le impedisce di occuparsi dei più insolubili e terrificanti problemi universali. Deve essere ottimistico. Perché vale la pena di vivere? È un’ottima domanda. Be’, ci sono certe cose per cui vale la pena di vivere. Per esempio… Ehm… boh, io direi… il vecchio Groucho Marx per dirne una e… Joe DiMaggio e… il secondo movimento della sinfonia Jupiter e… Louis Armstrong, l’incisione di Potato Head Blues e… i film svedesi naturalmente… L’educazione sentimentale di Flaubert… Marlon BrandoFrank Sinatra… quelle incredibili… mele e pere dipinte da Cézanne… i granchi da Sam Wo… il viso di Tracy.

Il monologo di Blade Runner

Il discorso dell’androide Roy Batty ha fatto la storia. È stato citato così tante volte che abbiamo finito per storpiarlo, citandolo nella sua versione semplificata “Ho visto cose che …“. Sebbene il film sia ispirato all’opera di Philip K. Dick, Il cacciatore di androidi (conosciuto anche con il titolo “Ma gli androidi sognano pecore elettriche?”), nel romanzo non compare. Il regista, Ridley Scott, e lo sceneggiatore, David Peoples, rivelarono alla BBC (nel documentario “Dangerous Days: On The Edge of Blade Runner”) che a scrivere il monologo fu l’attore, Rutger Hauer. Quando lo recitò sul set, la troupe applaudì commossa. 

Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi: navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia. È tempo di morire.

Il monologo di Big Kahuna

Questo film del 1999, diretto da John Swanbeck, non entrerà nella classifica dei film più belli di tutti i tempi, ma ha sicuramente un pregio. Il suo monologo finale. Nei titoli di coda, una voce rivolta idealmente alle generazioni future, consiglia loro di non sprecare questi anni, i migliori. L’autrice del brano è Mary Schmich, una giornalista del Chicago Tribune che pubblicò sul giornale un articolo dal titolo “Advice, like youth, probably just wasted on the young”.

Goditi potere e bellezza della tua gioventù. Non ci pensare. Il potere di bellezza e gioventù lo capirai solo una volta appassite. Ma credimi, tra vent’anni guarderai quelle tue vecchie foto e in un modo che non puoi immaginare adesso. Quante possibilità avevi di fronte e che aspetto magnifico avevi. Non eri per niente grasso come ti sembrava. Non preoccuparti del futuro. Oppure preoccupati, ma sapendo che questo ti aiuta quanto masticare un chewing-gum per risolvere un’equazione algebrica. I veri problemi della vita saranno sicuramente cose che non ti erano mai passate per la mente. Di quelle che ti pigliano di sorpresa alle quattro di un pigro martedì pomeriggio. Fa’ una cosa, ogni giorno che sei spaventato. Canta. Non esser crudele col cuore degli altri. Non tollerare la gente che è crudele col tuo. Lavati i denti. Non perdere tempo con l’invidia…

Il monologo di Ogni maledetta domenica

Al Pacino è sempre una garanzia. In questo film di Oliver Stone interpreta Tony D’Amato, un allenatore di football “vecchie maniere” chiamato da una squadra in difficoltà per tornare a vincere. Il film è incentrato sul mondo del football, non per tutti i gusti. Ma, prima del match decisivo, Tony recita un monologo straordinario che supera i confini puramente sportivi. 

Non so cosa dirvi davvero. Tre minuti alla nostra più difficile sfida professionale. Tutto si decide oggi. Ora noi o risorgiamo come squadra o cederemo un centimetro alla volta, uno schema dopo l’altro, fino alla disfatta. Siamo all’inferno adesso signori miei. Credetemi. E possiamo rimanerci, farci prendere a schiaffi, oppure aprirci la strada lottando verso la luce. Possiamo scalare le pareti dell’inferno un centimetro alla volta…

Il monologo di Quinto potere

Quinto potere, da non confondere con Quarto potere di Orson Welles (nella sua versione originale si intitola “Network”), è un bellissimo film di Sidney Lumet del ’76. Alla sua uscita vinse numerosi premi. Tra cui un Oscar per Peter Finch, che interpreta il protagonista Howard Beale. Si tratta di una feroce satira del mondo della tv, del suo cinismo. Una battuta, proprio all’interno del monologo (ancora attualissimo) di Howard Beale, è stata inserita al 19° posto nell’elenco tra le 100 battute più memorabili della storia del cinema. Al primo posto di questa classifica, non poteva non esserci “Francamente me ne infischio”, di Via col vento.

Non serve dirvi che le cose vanno male, tutti quanti sanno che vanno male. Abbiamo una crisi: molti non hanno un lavoro, e chi ce l’ha vive con la paura di perderlo, il potere d’acquisto del dollaro è zero, le banche stanno fallendo, i negozianti hanno il fucile nascosto sotto il banco, i teppisti scorrazzano per le strade e non c’è nessuno che sappia cosa fare e non se ne vede la fine. Sappiamo che l’aria ormai è irrespirabile e che il nostro cibo è immangiabile. Stiamo seduti a guardare la TV mentre il nostro telecronista locale ci dice che oggi ci sono stati quindici omicidi e sessantatré reati di violenza come se tutto questo fosse normale, sappiamo che le cose vanno male, più che male…

Immagine di copertina