Cinque poeti tra i più letti di tutti i tempi

Cinque poeti tra i più letti di tutti i tempi

C’è stato un momento, non troppo lontano, in cui la poesia non solo veniva letta amata ma era in grado di cambiare il mondo. Oggi è stata purtroppo messa in un angolo, e nel poco tempo che molti di noi dedicano alla lettura si leggono i romanzi.

Per tanti lettori, anche quelli forti, le ultime poesie lette sono quelle dei tempi del liceo o dell’università. Eppure per secoli è stata lei a essere la regina incontrastata della letteratura, lo strumento più alto che avevano gli scrittori per esprimersi.

Il Telegraph ha stilato i libri di poesie più importanti di tutti i tempi e che ogni amante della letteratura dovrebbe aver letto o leggere almeno una volta nella vita. Ne abbiamo scelti cinque tra i più importanti, aggiungendo ovviamente un’essenziale bibliografia di riferimento.

Dante

Cominciamo dal capolavoro assoluto della lingua italiana: la Commedia di Dante. Un testo ampiamente studiato nelle scuole, ma proprio per questo non sempre amatissimo. La minaccia di prendere un brutto voto non è un gran modo per apprezzare la poesia. Il consiglio è quello di riaprire una delle tre cantiche (Inferno, Purgatorio o Paradiso) e sfogliarla per apprezzarla stavolta in età più avanzata. Magari ripartendo dal canto ventiseiesimo dell’Inferno, quello di Ulisse: il picco assoluto della letteratura italiana.

Shakespeare

Shakespeare è stato per il mondo anglosassone quello che per noi è stato Dante. Il suo contributo alla lingua e al patrimonio artistico è senza precedenti nella cultura inglese. I Sonetti pubblicati nel 1609 (da Thomas Thorpe e non da Shakespeare) ne sono un esempio straordinario di stile e di contenuto. Come ha scritto la critica Anna Luisa Zazo: “i Sonetti sono tra le opere più enigmatiche di Shakespeare, ma il vero ‘enigma’ rimane la natura splendidamente unica della loro grandezza”.

Puškin

Spostandoci geograficamente, e temporalmente, verso est non possiamo non fermarci a parlare di lui: Puškin, il poeta più amato dal popolo russo. Anche lui, come nel caso dei precedenti poeti che abbiamo sopra trattato, è considerato il padre della lingua letteraria. L’importanza di Puškin sta soprattutto nell’innovazione linguistica, avendo contribuito a creare una lingua poetica viva e attuale anche a distanza di secoli. Tra le sue opere liriche più belle c’è sicuramente Eugenio Onegin, nella stupenda traduzione italiana di Ettore Lo Gatto, che riproduce in italiano quella prosa chiara e fresca dell’originale russo.

Whitman

Di lui si ricorda soprattutto la raccolta di poesie del 1855: Foglie d’erba. È stata considerata per molto tempo la “Bibbia democratica americana”. Tra i suoi versi più famosi ci sono sicuramente quelli che iniziano con: “O capitano / mio capitano”. Ma tutto il testo è intenso, come in questi versi magnifici: “Io celebro me stesso, io canto me stesso / e ciò che io suppongo devi anche tu supporlo / perché ogni atomo che mi appartiene è come appartenesse anche a te”.

Ginsberg

Autore fondamentale della Beat Generation, Ginsberg nel 1955 legge alla Six Gallery di San Francisco il suo “Urlo“. L’incipit è diventato ancora più famoso del poema stesso: “Ho visto le menti migliori della mia generazione…” Quando venne pubblicato dall’amico e collega Lawrence Ferlinghetti, quest’ultimo venne arrestato per “diffusione di oscenità”. Viene il magone a ripensare che c’è stato un momento, non troppo lontano, in cui la poesia poteva essere così rivoluzionaria.

Immagine via Wikipedia