I cinque romanzi più difficili da leggere

I cinque romanzi più difficili da leggere

Quando parliamo di “grandi classici della letteratura“, ci riferiamo a quei romanzi che hanno acquistato un valore che va oltre il tempo e le correnti artistiche. Libri che preservano ancora oggi la loro bellezza originale, al di là del linguaggio vetusto, o delle ambientazioni passate.

Questi romanzi, però, sono spesso ostici. E non solo perché utilizzano espressioni desuete e sono ambientati in un’epoca con cui abbiamo poca familiarità, ma perché la loro complessità è spesso proibitiva ai lettori meno pazienti. Il sito Bookriot ha selezionato i 19 romanzi più complicati della storia, e noi ne abbiamo selezionati cinque.

Alla Ricerca del Tempo Perduto

L’opera più importante di Marcel Proust, quella a cui dedicò un’intera vita—decidendo di isolarsi dal mondo per portarla a termine—è uno dei libri più difficili da leggere. L’intento dell’autore, era quello di creare un universo narrativo in grado di sezionare e analizzare lo scorrere del tempo, ripercorrendo a ritroso i suoi ricordi. Ne è uscita fuori un’opera vastissima, lunga sette volumi, in cui la narrazione è spesso estremamente lenta e ovattata. Per affrontarlo, quindi, serve una grande passione per la lettura e una grande pazienza.

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Marcel Proust. Via.

L’arcobaleno della Gravità

Il terzo romanzo di Thomas Pynchon, è riconosciuto universalmente come uno dei grandi capolavori del postmodernismo americano. Racconta le avventure del tenente americano Tyrone Slothrop, durante gli ultimi mesi della Seconda Guerra Mondiale: ma in realtà intrecciati all’interno della trama si trovano innumerevoli rimandi filosofici e storici. E sono proprio queste piccole gemme che rendono molto complicata la lettura, specialmente per tutti quei lettori che vogliono arrivare al cuore di una narrazione.

Ulisse

Nella classifica di Bookriot non poteva non essere inserito questo romanzo: una delle opere più complesse e strutturate del Novecento. L’intento di Joyce, era quello di rovesciare totalmente il canone dell’eroe epico della letteratura tradizionale, cercando di trasmettere lo stesso tono raccontando la vita quotidiana di un uomo nella Dublino di inizio Novecento. Per farlo, ha utilizzato una serie di simbologie molto strutturate, e di difficile interpretazione. Tanto che i testi accademici che si occupano di analizzarle, sono spesso più lunghi del libro originale.

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James Joyce. Via.

I Fratelli Karamazov 

Fra i quattro grandi romanzi scritti da Dostoevskij negli anni della maturità—Delitto e Castigo, l’Idiota, I Demoni, e I Fratelli Karamazov—questo è sicuramente il più bello e completo. Ma è anche il più complesso e ostico, specialmente per le tematiche etiche e filosofiche che tocca.

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Fyodor Mikhailovich Dostoyevsky. Via.

Infinte Jest

Fra i libri individuati da Bookriot non ci sono soltanto classici di scrittori di fine Ottocento o inizio Novecento, ma anche un romanzo relativamente contemporaneo: Infinite Jest. Pubblicato nel 1996, è il lavoro più famoso dello scrittore David Foster Wallace, scomparso nel 2008. È un libro piuttosto ostico, e non solo per la sua lunghezza estrema: oltre 1000 pagine, più altre centinaia di note ed errata corrige. Il libro è strutturato come un frattale—una figura geometrica che si ripete in modo infinito al suo interno—ed è composto da stralci di narrazione che si susseguono in una spirale sempre più serrata.

Il continuo cambio di ritmo, tono, e registro, poi, rendono la lettura ora estremamente lenta e densa, ora sfuggente e rapida.

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David Foster Wallace. Via.

Immagini: Copertina