Cinque scrittori celebri per la bellezza dei loro dialoghi

Cinque scrittori celebri per la bellezza dei loro dialoghi

Un grande romanziere deve possedere svariati talenti. Una prosa descrittiva elegante, una grande capacità di narrare, e la naturalezza nel saper caratterizzare bene i propri personaggi. Quest’ultimo talento è molto delicato. Saper trasformare dei personaggi di finzione in figure quasi reali è difficilissimo. E uno dei metodi più diretti per riuscirci è saper scrivere dei grandi dialoghi.

Nel corso della storia sono stati molti gli scrittori celebri per le loro battute di dialogo. Ernst Hemingway, ad esempio, è stato un maestro. Ma questo talento ha diverse sfaccettature: ci sono scrittori che scrivono dialoghi accattivanti e seducenti, e altri che sanno orchestrare bene la semplicità delle battute più quotidiane. Per questo è interessante vedere come lavorano i grandi autori in questo senso.

Il sito LitReactor recentemente ha selezionato diversi autori particolarmente abili nel far parlare fra loro i personaggi, e ha analizzato il loro stile. Vediamone insieme cinque.

Elmore Leonard

Celebre per i suoi “crime novels”—come Quel treno per YumaHot KidFuori dal gioco e Punch al rumlo stile di scrittura di Leonard era quasi totalmente identificabile con i suoi dialoghi. Per le sue storie, infatti, si serviva di un andamento molto cinematografico. Usava descrizioni, e faceva parlare i suoi personaggi. I suoi dialoghi sono rapidi, con frasi a effetto e un largo uso dell’ironia. Tanto che Stephen King lo ha definito “il miglior dialoghista della letteratura americana“. Eccone un esempio, tratto da Fuori dal gioco:

 — Puzzavo come una fogna, ma ti sei accorta subito che ero un gentiluomo. Pare che anche John Dillinger fosse un tipo simpatico.

— Ha ucciso un poliziotto.

— Non credo che l’abbia fatto apposta. Mirava alla gamba, ma quello è caduto e così l’ha colpito al cuore.

— E tu ci credi?

John Steinbeck

Qui invece passiamo a uno stile totalmente diverso. Non cinematografico, non a effetto. Vincitore del Premio Nobel e del Pulitzer, John Steinbeck è un titano della letteratura americana del Novecento. Capace di creare mondi narrativi abitati da personaggi indimenticabili, di cui sviscerava le personalità. I suoi dialoghi miravano sempre a svelare chi erano quei personaggi, non soltanto a far progredire la storia. Vediamo, ad esempio, questo stralcio preso da Furore:

—Be, disse Casy,—se lo chiedi a me ti dico che hai sbagliato e basta, ma se per te hai peccato… allora hai peccato. Uno i suoi peccati se li costruisce colle sue mani.

Jean Rhys

Questa prolifica scrittrice dominicana è passata alla storia soprattutto grazie al romanzo Il grande mare dei sargassi. Ma tutte le sue opere sono caratterizzate da un utilizzo quasi inconscio dei dialoghi. Le conversazioni, più che battute, sono dei veri e propri flussi di coscienza, in classica chiave modernista. Vediamone un estratto, proprio dal suo capolavoro:

—Perché non mi vieni mai vicino—disse lei.—O a baciarmi o parlare con me. Perché pensi che io possa sopportarlo, che motivo hai per trattarmi così? Qual è la ragione?

—Sì,—dissi,—ho una ragione.—E aggiunsi sottovoce,—il mio Dio.

—Tiri sempre in ballo Dio—, disse.—Ci credi davvero?

—Certo, certo che credo nel potere e nella saggezza del mio creatore.

—E tu—, dissi.—Ci credi in Dio?

—Non importa,—rispose calma,—ciò in cui credo io, o in cui credi tu. Perché non possiamo farci nulla, siamo come loro.—E indicò una falena morta sul tavolo.

Toni Morrison

Premio Nobel per la letteratura nel 1993, Toni Morrison è una delle scrittrici contemporanee più importanti. I suoi romanzi riescono a far coincidere la narrativa con l’impegno civile. È una delle scrittrici che ha saputo meglio raccontare la segregazione degli afroamericani negli Stati Uniti. I suoi dialoghi sono chiari, limpidi, e soprattutto rivelatori. I personaggi parlano ai lettori, non soltanto fra di loro. Vediamo un esempio preso dal romanzo Amatissima.

—Dimmi una cosa, Stamp.—Paul D aveva gli occhi lucidi.—Dimmi solo questo. Un negro quanto deve sopportare? Dimmi. Quanto?
—Tutto quello che può,—rispose Stamp Paid.—Tutto quello che può.
—Perché?

Jeffrey Eugenides

Pur non potendo vantare una produzione vastissima, i romanzi di Eugenides sono famosi in tutto il mondo. Da Le vergini suicide a Middlesex fino a La trama del matrimonio. Come dialoghista, Eugenides ha un dono particolare. La sua prosa è poetica e involuta: e nonostante questo riesce a far sembrare naturali anche le frasi più elaborate in un dialogo.

L’altra caratteristica è che riesce a dirimere le questioni più importanti dei personaggi attraverso i dialoghi. Lo possiamo vedere, ad esempio, in Middlesex, dove al centro della narrazione c’è il senso dell’identità.

—Perché sei scappato di casa, tesoro?
—Dovevo farlo.
—Non credi che sarebbe stato più semplice restare com’eri?
Alzai la testa e la guardai negli occhi,—Io sono sempre stato così.

Immagini: Copertina