Cinque scrittori dall’identità misteriosa

Cinque scrittori dall’identità misteriosa

Dopo il recente caso di Elena Ferrante, la questione dell’identità degli scrittori è diventata attualità. Al di là dello svelamento in sé, la faccenda ha aiutato quanto meno a riportare un po’ di attenzione mediatica alla letteratura.

Per chi non lo sapesse, in seguito a un’indagine del giornalista Claudio Gatti è stato scoperto che (forse) dietro lo pseudonimo di Ferrante si nasconderebbe la traduttrice e scrittrice Anita Raja. Ma è giusto voler sapere a tutti i costi chi si nasconde dietro un’opera? Non possiamo accontentarci del libro?

Nella storia della letteratura sono tanti gli scrittori di successo che hanno voluto nascondere gran parte o tutta la loro vita dietro i romanzi pubblicati. Senza spingerci troppo indietro nel tempo, parlando di Omero o di Shakespeare, abbiamo voluto raccogliere cinque autori (e autrici) recenti che per un motivo o per l’altro l’hanno fatto.

J. D. Salinger

Il grande scrittore americano, autore del capolavoro “Il giovane Holden”, non amava affatto farsi vedere in pubblico, né tanto meno lasciare interviste o farsi fare fotografie. Sul suo anonimato, Salinger diceva che era “la seconda dote più importante che gli era stata affidata”, dopo quella della scrittura. Molti scrittori emergenti gli inviarono manoscritti (invano), studenti e fan provarono in tutti modi ad andare nella sua città natale per incrociarlo, ma niente: Salinger si metteva d’accordo con gli amici per dare indicazioni sbagliate a questi fastidiosi ficcanaso.

George Sand

Dietro questo pseudonimo maschile si nascondeva invece Amantine Aurore Lucile Dupin, scrittrice e drammaturga francese dell’Ottocento. Fu costretta a usare uno pseudonimo maschile per superare la diffidenza che il pubblico di lettori provava nei confronti di una donna.

Thomas Pynchon

Altro gigante della letteratura americana, autore de “L’arcobaleno della gravità”, “L’incanto del lotto 49” e “Vizio di forma”, di Thomas Pynchon gira soltanto una foto, di non accertata autenticità scattata durante gli anni del servizio in Marina. Della sua biografia si conosce poco; pare che all’università seguisse i corsi di letteratura di Nabokov, ma anni dopo, quando chiesero al grande scrittore russo qualcosa sul suo ex studente, Nabokov rispose di non ricordarsi nessuna caratteristica particolare di Pynchon. Curiosità: la sua voce originale compare nel cartone animato dei Simpsons.

Richard Bachman

Per testare il suo talento al di là del suo nome il grande scrittore dell’horror, Stephen King, usò questo pseudonimo. Dietro questo nome ha pubblicato 7 romanzi dal 1977 fino al 2007. A un certo punto, proprio come uno dei suoi personaggi di finzione, King lo fece morire.

Fernando Pessoa

Di questo grande scrittore e poeta portoghese esiste invece una serie quasi infinita di pseudonimi. Li usava perché era più forte di lui: “l’origine”, affermava Pessoa: “è il tratto profondo di isteria che esiste in me”. E così troviamo Alvaro de Campos, Ricardo Reis, Alberto Caeiro, Bernardo Soares, Alexander Search, il Barone di Teive

Immagine via Flickr