Cinque scrittori italiani semi sconosciuti ma che devi assolutamente leggere

Cinque scrittori italiani semi sconosciuti ma che devi assolutamente leggere

C’è una tradizione letteraria italiana e contemporanea nota a tutti. È quella degli scrittori Gadda, Parise, Deledda, Merini, Pavese, Moravia e Ginzburg. Ce n’è poi un’altra, sconosciuta ai più. Capeggiata, prima di tutti—ma solo per meriti cronologici—da Dino Campana.

È la letteratura rimasta fuori dai manuali scolastici e universitari. Quella degli scrittori fuori catalogo. Di una notorietà trapassata, o mai raggiunta. 

Nella nostra tradizione contemporanea ce ne sono un po’ di questi scrittori. Ne abbiamo scelti cinque. Consigliandoti anche qualche libro che secondo noi vale la pena leggere. Un po’ per il nostro personale godimento e un po’ per riconoscere loro una, finalmente, giusta e meritata attenzione.

Giuseppe Berto

Il primo libro di Berto, intitolato Il cielo è rosso, venne pubblicato nel 1947, su segnalazione di Giovanni Comisso. Fu un successo internazionale. Oggi è fuori catalogo.

L’insuccesso dei romanzi successivi però portò l’autore a una nevrosi fortissima che l’accompagnerà per dieci anni. La malattia divenne materiale incandescente per una sua opera: Il male oscuro. Riuscì a pubblicarlo nel 1964, dopo il rifiuto di alcuni editori. È uno dei romanzi più arditi e belli del nostro Novecento. Che stupisce per il suo stile sprezzante.

Vinse il premio Viareggio e Campiello. Dal libro verrà tratto, nel 1989, anche un film, non altrettanto bello, diretto da Monicelli.

Penso che questa storia della mia lunga lotta col padre, che un tempo ritenevo insolita per non dire unica, non sia in fondo tanto straordinaria.

La lettura di questo capolavoro, pubblicato da Neri Pozza, è raccomandata a chiunque ami la grande letteratura. A chi è disposto a compiere anche uno sforzo maggiore del solito. Il libro è scritto come un lungo flusso di coscienza di stampo psicoanalitico. Praticamente: senza punti. Un capolavoro che si inserisce in quella raffinata tradizione di Svevo e Gadda.

Antonio Delfini

Antonio Delfini è stato uno scrittore sfortunato. In vita ha frequentato i “salotti giusti”, era amico di Bo, Gadda, Landolfi, Luzi, Montale. Ma la storia ha deciso di riservargli un posticino più piccolo. Come scrittore era troppo irregolare, dispersivo, stravagante.

Nato a Modena da una famiglia di ricchi proprietari terrieri finita però in disgrazia, fu molto legato alla sua città. Una città che in qualche modo ritorna sempre nei suoi racconti.

Questo autore ignoto che vi si presenta è quasi certamente un imbecille. Però voi non ne siete sicuri. Prendetevi la soddisfazione di dare dell’imbecille a uno sconosciuto con documenti alla mano. Acquistate le mie pubblicazioni!!!

Nei primi anni Ottanta, l’editore Einaudi decise di ristampare i libri di Delfini. Dopo i primi due volumi si fermò. L’amara scoperta: Delfini non vendeva. Oggi meno che allora.

Per leggerlo e apprezzarlo consigliamo soprattutto i suoi racconti, come quelli contenuti ne “Il ricordo della basca”. Un invito alla lettura come ha detto qualcuno, dedicato a chi lo voglia “seguire sul filo di un’empatia o d’una simpatia—un visionario come lui”.

Silvio D’Arzo

Il suo racconto “Casa d’altri” è stato definito da Montale “perfetto”. Basterebbe questo commento, da premio Nobel, a scatenare vendite incontrollate nelle librerie italiane. Eppure non è così.

Silvio D’Arzo, pseudonimo di Ezio Comparoni, è praticamente sconosciuto. Morì giovanissimo, per leucemia, a 32 anni. 

Scrittore emiliano, autore di un solo romanzo “All’insegna del buon corsiero” oggi introvabile, è noto (si fa per dire) soprattutto per i suoi racconti. Tra i più belli della nostra tradizione letteraria.

Vent’anni fa o press’a poco ogni nostra città si assomigliava almeno per questo: una ventina di giovani si riunivano ogni sera a un caffè e dicevano cose bellissime fino alle due o tre di notte (anche alle quattro la sera del sabato): intelligenza fin quanta ne vuoi e spirito e orgoglio e buon gusto e pudore e tutto quello che occorre. E in fondo una certa innocenza. Si parlava, come è giusto, di lettere.

Guido Morselli

Oggi il bolognese Guido Morselli è riconosciuto come un classico della lettura italiana contemporanea. Qualcuno lo inserisce anche nell’Olimpo dei più grandi. Eppure la sua storia editoriale stringe il cuore.

In vita ha pubblicato soltanto due saggi. Inedita, fino al giorno della sua morte, tutta la produzione romanzesca. Roma senza papa, Contro-passato prossimo, Divertimento, Il comunista, Un dramma borghese, Dissipatio H.G. 

I suoi testi vennero sistematicamente rifiutati dalle case editrici. Anche Calvino si macchiò di questo grave errore di valutazione. Chiosando così, irresponsabilmente, una sua lettera di critiche impietose al romanzo Il comunista:

Spero che Lei non s’arrabbi per il mio giudizio.

Morselli si tolse la vita il 31 luglio del 1973 con un colpo di pistola. “La ragazza dall’occhio nero”, come la chiamava nel suo diario. Giulio Nascimbeni soltanto l’anno dopo scrisse che era morto “un Gattopardo del Nord”. Quel grottesco processo di redenzione della critica italiana era iniziato. Processo che arrivò fino alla beffa di dedicargli un premio letterario. Come a “scusarsi” fuori tempo massimo. Intitolato a Guido Morselli – Genio segreto.

Gianni Celati

Sicuramente più conosciuto rispetto agli altri scrittori di questo articolo—anche grazie al suo prezioso lavoro di traduttore (ad esempio nella recente edizione Einaudi dell’Ulisse di Joyce)—, Celati resta comunque uno scrittore inclassificabile. E poco letto. Ha scritto di tutto: racconti, romanzi, saggi e reportage.

Uno dei suoi lavori più belli, opera straordinaria all’interno del panorama letterario degli ultimi anni, è Verso la foce. Un breve ma intenso “libro-diario” che racconta il cammino di Celati alla ricerca delle foci del Po, “seguendo le molte braccia del fiume”. Non è soltanto un viaggio fisico, ma soprattutto spirituale, alla ricerca di sé. Un cammino nella valle padana che ti porterà davanti alla morte e al nulla

Ogni fenomeno è in sé sereno. Chiama le cose perché restino con te fino all’ultimo.

Immagine di copertina di Alfons Morales