Le citazioni e gli aforismi di Platone sull’amore

Le citazioni e gli aforismi di Platone sull’amore

Il filosofo antico che ha affrontato con profondità intellettuale il tema dell’amore è stato di sicuro Platone. È la forza del dio Eros, l’amore, ad occupare la riflessione platonica condotta in uno dei suoi scritti più famosi, il Simposio, tanto da essere considerato uno dei punti massimi della cultura greca.

Platone fu allievo di Socrate e maestro di Aristotele e insieme a loro gettò le basi della filosofia classica occidentale. Nell’Accademia di Atene da lui fondata, uno dei primi istituti scolastici per l’educazione dei giovani, discusse tematiche universali come la giustizia, la bellezza, l’uguaglianza, la politica e naturalmente l’amore e l’eros. Platone sviluppò questi discorsi filosofici durante l’arco della sua lunga vita e nei suoi celebri dialoghi.

Abbiamo selezionato le migliori citazioni di Platone sul concetto di amore. Tanto fu importante la discussione amorosa per il filosofo greco che nei secoli nacque la formula  “amore platonico” per indicare una forma amorosa non passionale ma protesa a un sentimento spirituale più elevato.

Frasi celebri di Platone sull’amore nel Simposio

Il Simposio (in greco Sympósion, convivio) è un lunga conversazione in cui ciascuno degli invitati, scelti tra gli intellettuali ateniesi più famosi dell’epoca, espone con un ampio discorso la propria teoria sull’amore.

Lo sfondo della discussione è un banchetto, offerto dal poeta Agatone per festeggiare la sua vittoria negli agoni, i giochi agonistici dell’antica Grecia. Fra gli ospiti, oltre a Socrate e al suo discepolo Aristodemo, il medico Erissimaco, il commediografo Aristofane, Pausania l’amante di Agatone e Fedro, esperto di retorica: ognuno di loro tiene un discorso che ha per oggetto un elogio di Eros.

Il primo a parlare tra gli invitati è Fedro. Egli afferma che Eros è il più antico fra tutti gli dei ad essere onorato. È Eros a spingere amante e amato a gareggiare in coraggio, valore, nobiltà d’animo. Infatti gli eserciti, se costituiti da tutti amanti e amati, sono imbattibili:

Se vi fosse dunque qualche possibilità perché una città o un esercito fossero costituiti per intero da amatori e da amati, non vi è modo per cui potessero disporre meglio la propria esistenza tenendosi lontani da ogni bruttura e gareggiando tra di loro in desiderio di gloria, e combattendo insieme gli uni con gli altri, essi vincerebbero, anche se in pochi, per così dire, tutta l’umanità. Infatti l’uomo che ama sarebbe disposto ad essere visto da tutti gli altri mentre abbandona la posizione o getta via le armi più che dal proprio amato e sceglierebbe di morire più volte invece di questo. E quanto ad abbandonare l’amato o non portargli aiuto quando corre pericolo non c’è nessun vile a tal punto che amore stesso non lo renda pieno di ardore in valore, tanto da eguagliarlo anche a chi è valorosissimo in natura.

E ancora:

Così io sostengo che Amore è il più antico fra gli dei, il più meritevole di onore e quello che è più padrone di spingere gli uomini, da vivi e da morti, all’acquisto della virtù e della felicità.

Non esiste uomo tanto codardo che l’amore non renda coraggioso e trasformi in un eroe.

I sentimenti che devono guidare per tutta la vita gli uomini destinati a vivere nel bene non possono ispirarsi né alla nobiltà della nascita né agli onori né alla ricchezza, né a null’altro: devono ispirarsi ad Eros.

L’amante è un qualcosa di più divino dell’amato, perché è pieno di ardore da parte del dio.

Amore è possesso perenne del bene.

Non ogni Amore è bello e meritevole di essere lodato, ma soltanto quello che spinge ad amare bene.

Ognuno diventa poeta, anche se prima era privo di ispirazione, quando Eros lo tocca.

Platone e il mito dell’anima gemella

Come quarto oratore, interviene Aristofane che spiega la sua devozione verso Amore grazie ad un mito entrato nell’immaginario collettivo di tutti noi. Il mito dell’anima gemella. All’origine del mondo, gli esseri umani erano uniti in due, tramite pancia e petto. Avevano tre generi: il maschile, il femminile e l’androgino. Questa natura doppia è però stata spezzata da Zeus, il quale mosso dall’invidia della loro perfezione, li tagliò a metà per renderli più deboli ed evitare che superassero il potere degli dei. Ecco perché l’essere umano è portato a ricercare la sua metà.

Dopo che la natura umana fu divisa in due parti, ogni metà per desiderio dell’altra tentava di entrare in congiunzione e cingendosi con le braccia e stringendosi l’un l’altra, se ne morivano di fame e di torpore per non volere fare nulla l’una separatamente dall’altra.

Da tempo è dunque connaturato che negli uomini l’amore degli uni per gli altri che si fa conciliatore dell’antica natura e che tenta di fare un essere solo da due e di curare la natura umana. Ciascuno di noi dunque è come un contrassegno d’uomo, giacché è tagliato in due come sogliole, da uno diventa due.

Da questa divisione nasce il dolore negli esseri umani e il desiderio di ritrovare la primitiva unità e così Zeus per evitare che gli uomini si estinguano, manda nel mondo Eros affinché, attraverso il ricongiungimento fisico, essi possano ricostruire l’unità perduta, così da provare piacere (e riprodursi) e potersi poi dedicare alle altre incombenze cui devono attendere.

Questo è il motivo per il quale la nostra natura antica era così e noi eravamo tutti interi: e il nome d’amore dunque è dato per il desiderio e l’aspirazione all’intero.

Ciò che non si possiede né si conosce, non si può dare né insegnare ad altri.

Tutti diventano poeti, anche se prima non erano predisposti verso le Muse, quando li tocca amore.

La celebre scuola di Atene di Raffaello

La celebre scuola di Atene di Raffaello (Wikipedia)

Frasi celebri di Platone contenute nel Fedro

Altro scritto importante sull’amore, è il Fedro, un dialogo di Platone in cui Fedro e Socrate dialogano sulle declinazioni di questo sentimento, su cosa significa amare, sul desiderio e la conoscenza.

Che l’amore sia una forma di desiderio è evidente per tutti; e che, d’altra parte, anche coloro che non amano desiderino ciò che è bello lo sappiamo: da cosa allora distingueremo chi ama da chi non ama ? E’ necessario considerare che in ciascuno di noi vi sono due principi – guida, che noi seguiamo ovunque ci conducano uno è l’innato desiderio dei piaceri, l’altro è l’opinione acquisita che tende al meglio. Questi due principi presenti in noi talvolta si accordano, talvolta si trovano in conflitto. E ora prevale l’uno , ora l’altro. Dunque, quando l’ opinione con l’ aiuto della ragione ci guida al meglio e predomina, a questo predominio si dà il nome di temperanza; quando invece il desiderio ci trascina irrazionalmente verso i piaceri e comanda su di noi, questo comando è chiamato dismisura. La dismisura ha poi nomi, perché ha molte membra e molte forme; e fra queste forme quella che si trova a prevalere conferisce a chi la possiede il nome che da essa deriva, nome che non è nè bello nè degno da guadagnarsi. Infatti , per ciò che riguarda il mangiare, il desiderio che domina sulla ragione del meglio e sugli altri desideri si chiama ingordigia e conferirà a colui che lo possiede il suo stesso nome . A sua volta, il desiderio che la fa da padrone per ciò che riguarda il bere, e che guida per questa via colui che ne è preda, è chiaro quale nome otterrà. Ed è chiaro anche come conviene che vengano ricavati gli altri nomi analoghi a questi che si riferiscono a desideri analoghi a quello che di volta in volta predomina. Il desiderio in vista del quale sono state svolte tutte le considerazioni precedenti, è forse ormai chiaro, ma se verrà detto risulterà più chiaro che se verrà taciuto. Ebbene, il desiderio che irrazionalmente predomina sull’opinione che indirizza verso il giusto, condotto verso il piacere offerto dalla bellezza e vigorosamente irrobustito dai desideri che gli assomigliano e che si rivolgono alla bellezza fisica, avuta la meglio con il suo impulso, prendendo il nome proprio da questa forza, fu chiamato eros.

Per approfondire:
Ti consigliamo la lettura del Simposio e del Fedro, altrimenti puoi provare l’audiolibro del Simposio che trovi qui.

Immagine cover: Istockphoto 
Immagine 2: La celebre scuola di Atene di Raffaello (Wikipedia)