La classifica dei dieci film preferiti da Stanley Kubrick non è per niente banale

La classifica dei dieci film preferiti da Stanley Kubrick non è per niente banale

È una passione da autentici cinefili. Non limitarsi a guardare i film dei nostri registi preferiti. Ma i film preferiti dai suddetti registi. Soprattutto quando parliamo di mostri sacri, come Tim Burton, David Lynch, Marco Ferreri, Sergio Leone e via dicendo. Conoscere i film preferiti di Quentin Tarantino o quelli di Federico Fellini aumenta in certi casi la profondità del loro cinema. Con le citazioni, gli omaggi, nascosti dentro le loro pellicole.

Tra i più grandi artisti del XX secolo c’è sicuramente Stanley Kubrick. Un regista completo, assoluto, in grado di creare un proprio cinema, riconoscibile in ogni minimo dettaglio. Nascondendo il suo DNA in una battuta, in un fotogramma, in una nota musicale. Lui stesso diceva:

Se può essere scritto, o pensato, può essere filmato.

Nel 1963, Stanley, intervistato da una piccola rivista nata l’anno prima, Cinema (che terminò la pubblicazione nel 1976), stilò una lista dei suoi film preferiti. L’intervista (e la classifica) è stata a lungo dimenticata, ma ritrovata di recente dal sito Openculture. Non è per niente banale, diamo un’occhiata.

10. Gli angeli dell’inferno – Howard Hughes

Colossal (primo film per cui è stato usato questo termine) del 1930, costato la bellezza di 4 milioni di dollari. Per quei tempi una cifra stratosferica. Conta 560 ore di negativi, un record ancora oggi. La storia è semplice (fin troppo): due fratelli inglesi amano la stessa donna. Allo scoppio della Prima guerra mondiale i due si arruolano nell’aviazione, ma prima di intraprendere una missione pericolosa, scoprono che la loro donna amata, Helen, li ha traditi con un terzo uomo. Ancora oggi le scene aeree sono impressionanti. Come scrive il critico Paolo Mereghetti: “nonostante l’ingenuità della trama, il film resta una testimonianza […] della follia di Hughes”.

9. Condannatemi se vi riesce! – William A. Wellman

È la storia di Roxie Hart, un’aspirante ballerina in cerca di pubblicità, che decide di prendersi la responsabilità per un omicidio compiuto dal marito. La protagonista, interpretata da una grandissima Ginger Rogers, è presa dal film Chicago del 1927. Il film ha una bellissima fotografia da noir e la colonna sonora è firmata da Alfred Newman.

8. Un comodo posto in banca – Edward Cline

Egbert Sousé, involontariamente, riesce a sventare una rapina in banca e come ricompensa gli viene offerto un posto come guardia nella stessa filiale. È l’inizio per una commedia esilarante e anticonformista che mette in mostra il genio comico di W.C. Fields. Mereghetti scrive:

Il film dinamita dall’interno ogni forma di rispettabilità borghese sottolineandone i continui cedimenti verso l’avidità, la carità pelosa, la creduloneria, la rispettabilità di facciata.

Una gemma cinematografica, purtroppo, non semplicissima da recuperare.

7. La notte – Michelangelo Antonioni

Capolavoro del 1961 che vinse l’Orso d’oro al Festival di Berlino, David di Donatello e Nastro d’argento per il miglior film e la migliore regia. Narra la tristezza del matrimonio tra Giovanni e Lidia. In crisi, monotono e senza passione. Si svolge nell’arco di un pomeriggio e di una notte. Alla sua uscita non ha avuto un grande riscontro di pubblico, ma ha ispirato tantissimi registi, tra cui Stanley, e il movimento della Nouvelle Vague. Curiosità: nella scena della festa compaiono, tra gli altri, anche Salvatore Quasimodo e un giovanissimo Umberto Eco.

6. Enrico V – Laurence Olivier

Il film del 1945 che valse a Olivier un Oscar speciale: per il risultato ottenuto come attoreproduttore e regista. È il primo adattamento shakespeariano di Olivier, a cui seguiranno Amleto e Riccardo III. Il film riprende il dramma sottolineando la sua essenza teatrale (si apre e si chiude su un palcoscenico). Un’opera splendida che riesce a comunicare anche con i contemporanei. Il British Film Institute l’ha inserito al 18° posto nella lista dei migliori film britannici del XX secolo.

5. Luci della città – Charlie Chaplin

Tra i film più famosi di Chaplin, del 1931, scritto, prodotto, diretto, musicato e interpretato dal genio londinese. Impiegò tre anni a girarlo. Ottenne un successo di pubblico enorme. Alla prima del film andò anche Albert Einstein, insieme al regista. Leggenda vuole che una volta terminato il film, durante l’applauso fragoroso che ne seguì, Chaplin abbia sussurrato all’amico scienziato:

Vede, applaudono me perché mi capiscono tutti; applaudono lei perché non la capisce nessuno.

4. Il tesoro della Sierra Madre – John Huston

Western anomalo degli anni Quaranta, che “rifiuta il facile ricorso al glamour hollywoodiano e alla presenza di eroine femminili per raccontare con disincanto e amarezza la storia di un fallimento”. Tratto dall’omonimo romanzo di B. Traven, racconta la storia di due avventurieri a caccia di un giacimento d’oro. Recitato da Humphrey Bogart è uno dei primi film di Hollywood a essere stato girato quasi interamente fuori dagli Stati Uniti. In Messico.

3. Quarto Potere – Orson Welles

Opera capitale nella storia degli cinema. Compare in tutte le classifiche dei miglior film della storia. È stato fondamentale per le sue intuizioni narrative e tecniche. Ha generato una quantità di pagine di critica inimmaginabile, e per molti è la pellicola più bella di sempre. Ma non per Kubrick che la piazza “soltanto” al terzo posto.

2. Il posto delle fragole – Ingmar Bergman

Capolavoro di Bergman girato a neanche 40 anni. Si tratta di una specie di “road movie esistenziale” che per certi versi ricorda Proust e la sua opera capitale.

Dal punto di vista formale oscilla tra l’espressionismo onirico e il naturalismo quotidiano.

Un film che non invecchia mai. Ma ancora oggi affascina per il suo lirismo e la struggente messa in scena di un amaro bilancio esistenziale. Puoi vederlo, o rivederlo, nella rassegna che Roma sta dedicando al genio svedese.

1. I Vitelloni – Federico Fellini

Al primo posto, un po’ a sorpresa non c’è che dire, si trova un grandissimo film di Fellini. I Vitelloni. Diretto nel 1953, il film racconta le storie di un gruppo di amici, ognuno con le sue sfaccettature e i suoi limiti. I protagonisti assoluti, si potrebbe dire però, sono il “rimpianto del tempo perduto e lo spaccato, affettuoso e critico al tempo stesso , di un mondo stagnante”. È uno dei film più sinceri di Fellini, anticipatore di quei capolavori barocchi che saranno i film seguenti. La sceneggiatura è del grandissimo Ennio Flaiano, che ebbe anche l’intuizione di usare il termine vitelloni, allora molto in voga a Pescara, sua città natale.

Immagine di copertina di Ben Ledbetter