Claude Cahun, l'artista transgender che era avanti di cinquant'anni

Claude Cahun, l'artista transgender che era avanti di cinquant'anni

Fra gli artisti che hanno segnato l’epoca del surrealismo—come Buñuel Salvador Dalí—ce ne sono alcuni molto importanti, ma che non hanno ottenuto la fama che meritavano. Come Claude Cahun, scrittrice, attrice e soprattutto fotografa. Cahun è stata una vera e propria pioniera: sia come fotografa, che nella vita.

Fin da giovane, infatti, ha voluto combattere contro gli stereotipi di genere, e comunicare quanto il concetto di identità sia labile. È stata una delle prime artiste a mettere in mostra i doppi legami di identità maschili e femminili, già dalla scelta del suo pseudonimo. Una scelta di vita, e artistica, che l’autrice aveva battezzato “mania dell’eccezione“.

Una vita controcorrente

Lucy Renée Mathilde Schwob nacque a Nantes il 25 ottobre del 1894. Figlia di un noto saggista francese di origine ebraica, fin da piccola l’artista visse in un clima familiare molto complicato. Fu infatti affidata alla nonna fin dall’infanzia, perché la madre era stata internata in una clinica psichiatrica.

Fin dalla fanciullezza, poi, aveva dovuto affrontare il clima antisemita che si respirava in Francia. Motivo per cui il padre, per due anni la spedì a studiare in Inghilterra. Al suo ritorno in Francia, Lucy cominciò a manifestare un animo in contrasto con quelli che erano i canoni della borghesia francese dell’epoca.

Manifestò il suo orientamento sessuale già in giovane età, innamorandosi di una sua compagna di studi. E successivamente cominciò a vivere la propria ambiguità di genere tagliando i capelli molto corti, e cominciando a vestire abiti maschili.

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Unitasi giovanissima al gruppo di artisti surrealisti che stavano animando Parigi, Lucy cominciò a scrivere. E fu proprio allora che decise di utilizzare pseudonimi maschili. Inizialmente Claude Courlis, poi Daniel Douglas, ed infine Claude Cahun. Fra le sue opere letterarie si ricorda soprattutto L’androgino. Eroina tra le eroine.

Anche in un circolo di artisti, però, la sua identità veniva emarginata. Non fu mai, infatti, fra gli esponenti più noti: anche se il suo talento in qualsiasi forma espressiva sperimentasse era evidente a tutti. Opere come Chanson Sauvage, Ephémérides, ed Héroines erano riconosciute come capolavori.

Nel 1939 decise di lasciare Parigi e trasferirsi a Jersey. Una piccola isola nel canale della Manica. Con la compagna, Marcel Moore. E fu qui che si dedicò intensamente alla fotografia. La loro abitazione, nota come La Rocquaise, veniva spesso perquisita dai nazisti. Che sequestrarono e diedero alle fiamme molte foto, considerate pornografiche. Alla fine le due furono imprigionate come dissidenti, fino alla fine della guerra.

Dimenticata dai salotti parigini, Claude Cahun morì nel 1954. Ma le sue fotografie rimaste furono mantenute e pubblicate dalla compagna. Fino a che, negli anni Ottanta, la grande artista francese fu riscoperta dai galleristi.

La mania dell’eccezione

Artista visionaria per i suoi tempi, Claude Cahun attraverso le sue foto ha sempre manifestato una sensibilità spiccata per le trame identitarie. Ebrea, lesbica, e dall’identità di genere ambigua, l’artista ha sempre cercato di trasmettere quanto fossero labili i confini dell’identità. Spesso espresso con il tema della “maschera“.

I suoi sono soprattutto ritratti, in cui il tema della mutevolezza, e dell’identità sessuale spiccano fortemente. Nei suoi ritratti si nota l’aspra critica nei confronti dei costumi maschili e femminili dell’epoca. Talvolta addirittura cercando di prendersi gioco di essi. Cahun sapeva bene quale fosse il peso dello stigma e del giudizio, e decise di trasmetterlo nell’unico modo che gli veniva naturale. Mostrandosi, comunicando.

Tutte le foto che realizzò furono scattate dalla compagna, Marcel Moore. Che Cahun definiva “l’altra me“. La sua presenza, anche se mai manifesta, è comunque quasi percepibile osservando le foto. C’è grande intimità in ogni scatto, anche in quello più ironico.

E fu anche questo che spinse la Moore a conservare e pubblicare gli scatti. Figli di un amore, e di un’identità condivisa, sopravvissuti a uno dei periodi più asfittici e crudi della storia.

Immagini: Copertina