Cognomi italiani: come nascono, cosa significano, quali sono i più diffusi oggi

Cognomi italiani: come nascono, cosa significano, quali sono i più diffusi oggi

Oggi avere un cognome sembra la cosa più scontata del mondo: riesci a immaginare una società funzionante senza di essi? La risposta difficilmente sarà affermativa. Eppure, quello della nascita dei cognomi è stato un processo lungo e complesso, parallelo all’evoluzione della società.

Studiarlo non solo apre le porte a una miriade di curiosità sulla propria provenienza, ma racconta ciò che eravamo: i mestieri che facevamo, le lingue che parlavamo, le abitudini che avevamo. In altre parole, i cognomi ci dicono chi siamo.

La storia dei cognomi

Non esiste una data precisa per la nascita dei cognomi. Piuttosto, si possono individuare diverse tappe fondamentali per la loro nascita, diffusione e poi affermazione. Fondamentalmente i cognomi moderni vengono introdotti per rispondere al crescente livello di complessità della società, e altro non sono che la formalizzazione di antichi soprannomi.

Se già nell’Impero Romano esisteva un sistema onomastico, questo funzionava in modo leggermente diverso rispetto al nostro. Per arrivare a trovare le prime forme di cognomi moderni bisogna aspettare fin dopo il Mille. “Mano a mano che le società si fanno più strutturate e si aprono all’esterno, diventa necessario identificare con precisione le persone”, spiega a Hello!World Franco Fanciullo, storico e linguista.

Nello specifico, i cognomi moderni si sviluppano per rispondere a esigenze economiche e burocratiche: ai fini della tassazione, per capire quanti cittadini potevano essere arruolati nell’esercito, per facilitare il commercio. È infatti a Venezia che troviamo le prime forme, a partire dal X secolo.

“Venezia diventa una potenza: se un commerciante ha un credito con Marco da Venezia, intensificandosi il traffico di merci e di persone, diventa necessario trovare un modo per capire a quale Marco da Venezia andare a chiedere i soldi”, spiega Fanciullo, “trovare un modo per distinguerlo da tutti gli altri Marco da Venezia”.

Dal punto di vista della formalizzazione, invece, una delle tappe più importanti per la storia dei cognomi è il Concilio di Trento del 1564. Questo stabilisce per tutti i parroci l’obbligo di registrare i cittadini con nome e cognome, principalmente per evitare i matrimoni tra consanguinei, molto diffusi all’epoca. Non si tratta però di un obbligo che può essere messo in atto dall’oggi al domani, e la sua attuazione è graduale e necessita di altri interventi. Bisognerà aspettare fino all’Unità d’Italia perché arrivi finalmente l’Anagrafe dello Stato civile, che inizia a registrare con nome e cognome chiunque abiti il suolo italiano.

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Il Concilio di Trento. Via

Se infine è sempre stata consuetudine dare il nome paterno ai figli, negli ultimi anni in Italia è stata introdotta la facoltà di affiancare a questo anche il cognome della madre: il doppio cognome, come chiarisce un articolo de La Repubblica, è possibile solo se c’è l’accordo tra padre e madre.

Le varie tipologie di cognomi

Ti sarà capitato, almeno una volta, di ipotizzare la provenienza geografica di una persona in base alla struttura del suo cognome. In effetti, essendosi formati per la maggior parte in sistemi linguistici antecedenti a quello italiano, i loro suffissi spesso rimandano a determinate zone: è il caso, per citare quelli più eclatanti, dei finali is, as e u in Sardegna (dove non a caso tra i più diffusi, come puoi vedere in questa mappa dei cognomi, compaiono Melis, Piras e Cossu) o dei numerosi cognomi con finale in an o in in Veneto (Trevisan, Visentin, Pavan).

Ma passando a un’analisi più approfondita, i cognomi moderni si possono dividere in vere e proprie categorie. Il professor Fanciullo individua i cognomi che fanno riferimento alla geografia o morfologia, quelli di mestiere e quelli che rimandano alle caratteristiche fisiche o psicologiche del capostipite.

Per quanto riguarda la prima categoria, accanto agli espliciti Messina, Romano e Napoli, per citarne alcuni molto diffusi, ci sono i termini meno diretti, legati a determinate caratteristiche di un luogo: è il caso di Laureto, che indica un luogo ricco di allori, Dal Pozzo, Fontana. Ma ce ne sono anche di più difficile lettura. Ad esempio “il cognome Lecìto, probabilmente altro non è che una lettura sbagliata di un Lècito, ‘un luogo dove crescono i lecci’”, chiarisce Fanciullo.

La seconda categoria è quella dei cognomi di mestiere. Se anche qui alcuni non lasciano dubbi, come Fabbri, Calzolari, Ferraro o Ferrari, altri richiedono qualche analisi in più: è il caso di Calligaris o Calleri (dall’antico mestiere del calzolaio) e Craveri (“capraio”).

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Dettaglio dello Spedale Innocenzi a Firenze. 

La terza categoria riguarda i cognomi che rimandano alle caratteristiche fisiche o morali del capostipite. Ci sono i comuni Rossi e Bianchi (per le cui origini ti rimandiamo alla sezione apposita), e i meno diretti Saraceno, che si riferisce al colorito scuro del capostipite e non all’Africa. Infine, i cognomi che derivano dalle caratteristiche psicologiche, con i vari Gentili, Pace, Tempesta. “Attenzione, perché potrebbero anche essere per antifrasi, magari uno brutto e cattivo si dice Gentile,” chiarisce Fanciullo.

Una menzione particolare meritano i cognomi cosiddetti dei trovatelli. Quelli più diffusi sono due: Proietti a Roma ed Esposito a Napoli. Mentre il primo deriva dal latino proiectus (“gettato via”), Esposito fa riferimento alla Ruota degli Esposti, una bussola girevole in legno nella quale venivano lasciati i neonati abbandonati. Tra gli altri si citano il centro italico Diotallevi o Trovato in Sicilia, e Colombo a Milano, dallo stemma dell’ospedale di Santa Caterina, o Innocenti a Firenze dallo Spedale degli Innocenti. Successivamente, in parte anche per nascondere queste origini o tutelare i trovatelli, vengono a questi affiancate tipologie di cognomi molto particolari, quelli imposti in concomitanza con le guerre coloniali dell’Italia e attestati in varie zone della penisola: Tripoli, Libici, Bengasi.

Diffusione dei cognomi in Italia

Come si legge nel Dizionario ragionato dei cognomi italiani, in Italia i cognomi sono circa 350.000. La loro codificazione si è conclusa nel XIX secolo, tanto che dal Novecento i nuovi cognomi derivano quasi esclusivamente dall’immigrazione. I più diffusi, secondo i dati combinati forniti dall’anagrafe, sono Rossi, Ferrari e Russo.

Il portale mappadeicognomi, tramite un importante lavoro di elaborazione di dati provenienti dalle rubriche telefoniche, offre la possibilità di scoprire dove e quanto è diffuso il proprio cognome. Sul sito è disponibile anche una lista, molto più curiosa, dei cognomi singoli più lunghi. Ai primi posti gli impronunciabili Carandentetartaglia o Mairvongrasspeinten, ma anche il superlativo Assolutissimamente.

In una storia, quella dei cognomi, che abbiamo visto essere in continua evoluzione, meritano poi una menzione particolare quelli nuovi, legati alla nuova società frutto di migrazioni. Sempre più spesso nelle classifiche compaiano infatti cognomi stranieri. Ne è un esempio Milano, dove tra i cognomi più diffusi, si legge su Milano Today, negli ultimi due anni rientrano anche Hu e Mohammed. Come chiarisce lo storico Roberto Bizzocchi nel suo libro, “I cognomi degli Italiani. Una storia lunga 1000 anni” si tratta di una notizia da leggere con le dovute precisazioni. Se infatti il sistema italiano è basato su un grande numero di cognomi, molti dei quali a scarsa concentrazione di persone, in altri sistemi, come in quello cinese, esiste un numero di cognomi inferiore, che quindi raggruppa molte più persone. In altre parole, pochi cognomi per tante persone.

Qualche curiosità sui cognomi

Tutti conosciamo Dante Alighieri come Dante Alighieri. Ebbene, non è sicuro che il cognome con cui è diventato famoso sia effettivamente il suo cognome. Come spiega Bizzocchi nel suo libro, la fama del personaggio ha fatto sì che il suo cognome venisse studiato in abbondanza nel corso degli anni, e le ricerche rivelano che il cognome Alighieri si sarebbe diffuso solo dopo la sua morte. Nei documenti antecedenti a questa ci si riferiva a lui in vari modi, e la versione corretta del suo cognome sembra Di Alighiero.

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Sei poeti toscani, Giorgio Vasari, 1544. Via

Un altro capitolo curioso trattato nello stesso libro di Bizzocchi è quello relativo ai cognomi nella letteratura. I cognomi assumono un valore importante nella costruzione di un’opera, e ne erano ben consci Manzoni e Pirandello, i cognomi dei cui protagonisti sono tutt’altro che neutrali. Nei Promessi Sposi ad esempio, i cognomi sono complessi e ragionati, e spesso svelano qualcosa sulla persona che li porta: Mondella rimanda al lavoro della filanda (in lombardo: mondà i galett) e alla purezza (omnia munda mundis, frase che si torva anche nel romanzo), e Tramaglino al lavoro di filatore di seta (in riferimento alla “trama”).

Anche Pirandello nel suo Fu Mattia Pascal non nasconde di prestare molta attenzione al tema del cognome, e in un passaggio il protagonista, creduto morto, parla della ricerca di una nuova identità:

Chi sono io ora? Bisogna che ci pensi. Un nome, almeno, un nome, bisogna che me lo dia subito, per firmare il telegramma e per non trovarmi poi imbarazzato se, alla locanda, me lo domandano. Basterà che pensi soltanto al nome, per adesso. Vediamo un po’! Come mi chiamo?

Non avrei mai supposto che dovesse costarmi tanto stento e destarmi tanta smania la scelta d’un nome e d’un cognome. Il cognome, specialmente! Accozzavo sillabe, così, senza pensare: venivano fuori certi cognomi, come: Strozzani, Parbetta, Martoni, Bartusi, che m’irritavano peggio i nervi. Non vi trovavo alcuna proprietà, alcun senso. Come se, in fondo, i cognomi dovessero averne… Eh, via! uno qualunque… Martoni, per esempio, perché no? Carlo Martoni… Uh, ecco fatto! Ma, poco dopo, davo una spallata: — Sì! Carlo Martello… — E la smania ricominciava.

Ancora più espliciti dovevano infine essere i cognomi del libro Cuore, dove prima di un ripensamento di De Amicis Franti era Tristi, e Nobis era Superbi.

Ultima curiosità è quella che riguarda l’evoluzione dei cognomi italiani negli Stati Uniti. Nel periodo delle grandi migrazioni della seconda metà del 1800, i cognomi dei numerosissimi emigrati negli Usa vennero adattati, modificati, storpiati: così negli Stati Uniti sono molto diffusi cognomi come Shortino, Locashio, Columbo, Ettor insieme a quelli “originali” come Sinatra, Pacino e De Niro.

Il significato dei cognomi più diffusi

Come ci insegna il professor Fanciullo:

Trattandosi nella grande maggioranza dei casi di antichi soprannomi, tutti i cognomi hanno un loro significato, bisogna solo sapere dove andarlo a cercare.

Qui riportiamo quelli di alcuni dei cognomi più diffusi in Italia.

Rossi: in assoluto più diffuso in Italia, deriva dal colorito della prima persona che lo ha portato. Non si tratta necessariamente del colorito dei capelli, ma può far riferimento a quello della barba o a una carnagione rossastra.

Ferrari: cognome di mestiere, quello del fabbro: colui che batte il ferro.

Russo: variazione di Rossi, anch’esso fa riferimento ai colori dei primi Rossi. La diversa grafia è da ricercare nella parola latina russus.

Bianchi: come per Rossi, deriva molto probabilmente dal colore della barba o dei capelli dei primi Bianchi a cui il cognome è stato assegnato.

Romano: cognome geografico, che indica qualche connessione con Roma — e per Roma non si intende la sola città ma l’impero Romano. Romanus in latino significa infatti “uomo di Roma”.

Gallo: può avere diversi significati. Può essere un cognome geografico, ovvero legato semplicemente a un terreno o una zona in cui erano presenti dei galli. Può far riferimento alle caratteristiche psicologiche di chi lo portava, probabilmente una persona vanitosa. O, terza possibilità, può indicare un abitante dell’antica Gallia.

Costa: molto probabilmente un cognome geografico, assegnato a persone che abitavano una zona costiera.

Conti: Dal latino comes, comitas, che si traduce con il termine “compagno” con cui nel 1800 veniva indicato chi giurava fedeltà all’impero.

Approfondimenti

Il tema dei cognomi potrebbe essere esplorato all’infinito. Qui abbiamo tentato di riassumerne la storia e i significati con l’aiuto di Franco Fanciullo e del libro I cognomi degli Italiani. Una storia lunga 1000 anni di Roberto Bizzocchi, i cui brevi capitoli ricchi di curiosità si prestano anche ai meno esperti.

Un’altra lettura consigliata, stavolta per utenti più avanzati, è quella del già citato Dizionario ragionato dei cognomi italiani di Michele Francipane (che contiene un’appendice di oltre duemila cognomi stranieri correlati con altrettanti italiani) e Dizionario etimologico-semantico dei cognomi italiani di Mario Alinei Francesco Benozzo (con una suddivisione dei cognomi in base alle derivazioni da agricoltura, animali, mestieri, parentele, personalità, virtù, geografia, religione e tradizione latina).

Si focalizza più sull’aspetto linguistico invece “Dimmi come ti chiami e ti dirò perché”, libro dell’esperto di onomastica Enzo Caffarelli. Un altro materiale interessante per gli appassionati del tema è “Fish Story”, documentario del Guardian in inglese che racconta di un misterioso raduno di omonimi nel Galles degli Anni Ottanta.

Immagini: Immagine di Copertina via Wikipedia, dall’archivio privato della famiglia Riggio (CC BY-SA 3.0) | Immagine 2 | Immagine 3 di Giovannidiana via Wikipedia (CC BY-SA 3.0) | Immagine 4

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