Come l’agenzia Magnum ha raccontato il dietro le quinte del Cinema

Come l’agenzia Magnum ha raccontato il dietro le quinte del Cinema

È una delle foto più iconiche di James Dean: l’attore che cammina sotto la pioggia in una Times Square deserta, con un cappotto lungo, le spalle strette e la sigaretta che pende dalle labbra. L’anno è il 1955, lo stesso del film che lo consacrerà, Gioventù Bruciata, e la storia che cela questo scatto è anche una delle più interessanti e dimenticate del cinema.

A raccontarla oggi è il documentario della BBC Cinema Through the Eye of Magnum, che attraverso interviste e documenti inediti ripercorre la relazione tra la più celebre agenzia fotografica al mondo e HollywoodPer settant’anni, infatti, i fotografi Magnum hanno osservato il cinema “con lo stesso occhio con cui hanno catturato ogni conflitto, questione sociale o paese,” in un incontro tra due mondi apparentemente opposti, finzione e realtà.

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"James Dean wasn’t a star when this image was taken. It was days before his breakthrough film came out. He had a passion, but no idea what, if anything, would come of it. He certainly did not know stardom was about to hit." – Susan Richards . From James Dean to Marilyn Monroe, we explore the stories behind Magnum photographers' portraits of some of cinema’s biggest stars. Link in bio. . PHOTO: James Dean haunted Times Square. For a novice actor in the fifties this was the place to go. The Actors Studio, directed by Lee Strasberg, was in its heyday and just a block away. New York City. USA. 1955. . © #DennisStock/#MagnumPhotos . #JamesDean #TimesSquare #portrait #Oscars #Hollywood

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Ma torniamo alle origini di questo sodalizio. Tutto iniziò a metà del secolo scorso, nel 1947, in un momento in cui la neonata agenzia fotografica aveva bisogno di sostenersi economicamente. L’illuminazione venne all’ungherese Robert Capa, già noto per i suoi reportage di guerra, e che l’anno prima era arrivato come fotografo sul set di Notorious – L’amante perduta, diretto da Alfred Hitchcock, grazie alla relazione clandestina con Ingrid Bergman, una delle protagoniste.

Robert e Ingrid si erano conosciuti poco prima: leggenda vuole che quando lei entrò all’hotel Ritz di Parigi, lui ne rimase così incantato da invitarla a cena con un bigliettino che fece scivolare sotto la porta della sua camera.

Attualmente, nell’archivio online della Magnum Photos, sono reperibili diverse testimonianze dai set: le foto di Robert Capa durante le riprese di Riso amaro, del 1949, diretto da Giuseppe De Santis, e con protagonisti Silvia Mangano e Vittorio Gassman; gli scatti realizzati da Elliott Erwitt per Fronte del porto (On the Waterfront), del 1954, diretto da Elia Kazan e interpretato da Marlon Brando; le immagini di Erich Lessing durante le riprese di Moby Dick, del 1956, diretto da John Huston.

A questi si aggiungono poi i due grandi “lavori monografici” del periodo: gli scatti realizzati a James Dean del fotografo Dennis Stock, e quelli a Marilyn Monroe di Eve Arnold, prima donna fotografa a entrare in Magnum.

E qui torniamo alla foto iniziale: era il 1954 quando a Hollywood il regista Nicholas Ray presentò James Dean a Stock. Il fotografo Magnum non conosceva la giovane star di Hollywood, ma quando poco dopo la vide al cinema nel film East of Eden rimase stregato dalla sua bravura.

Così poco dopo Stock convinse Dean a realizzare un progetto fotografico che raccontasse il suo lato più umano. Il fotografo Magnum lo seguì per ben due mesi: prima andarono in Indiana dove il giovane attore venne ritratto nei luoghi dell’infanzia e con la famiglia; poi si diressero a New York. A proposito della foto a Times Square, nel documentario Cinema Through the Eye of Magnum Stock racconta di aver scartato un sacco di foto in cui Dean era in posa, e di aver selezionato esclusivamente quelle che mostravano la sua “anima alienata” e fossero “rivelatrici del suo carattere”.

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Il lavoro su Marilyn Monroe della fotografa Eve Arnold, invece, è durato oltre un decennio, ed è sintetizzato nel libro Marilyn Monroe: An Appreciation. “Se un fotografo si preoccupa delle persone prima che dell’obiettivo ed è empatico, molto verrà restituito. È il fotografo, non la macchina fotografica, lo strumento,” sosteneva Arnold. Ed è anche grazie a questo se oggi abbiamo la possibilità di vedere le “due versioni” di Marylin Monroe: la diva, e la ragazza che voleva una vita lontana dai riflettori.

A proposito di Marylin Monroe: la copertura più accurata da parte della Magnum fu proprio per una pellicola che la vide protagonista, Gli spostati. Nel 1960, per tre mesi, ben nove fotografi—tra cui Arnold, una delle poche persone di cui l’attrice si fidava ciecamente—ebbero totale accesso al set.

La decisione fu del capo dei progetti speciali Magnum Lee Jones che, col senno di poi, la vide lunga: Gli spostati fu non solo l’ultimo film di Clark Gable (che morì poco dopo d’infarto), ma anche l’ultimo di cui riuscì a completare le riprese Monroe. Il film è però uno spartiacque anche in un altro senso: quel rapporto tra cinema e fotografia stava per cambiare. A tal proposito Bruce Davidson, tra i fotografi che si alternavano sul set, parla di “disintegrazione di un sistema”.

Dagli anni Sessanta in poi, con la totale affermazione del mezzo televisivo, infatti, i magazine iniziarono a richiedere sempre meno una copertura dei set da parte dei fotografi.

Il lavoro della Magnum continuò soprattutto in Europa. In questo caso, sono da menzionare le fotografie di David Hurn per i primi film della saga di James Bond e i lavori sui set di pellicole della Nouvelle Vague.

Oggi, a quasi cinquant’anni dalla fine di quell’epoca d’oro, rimangono non solo moltissime testimonianze, ma anche un approccio che continua ad esistere. I lavori del fotografo italiano Paolo Pellegrin sulle star del cinema, in particolare quello sull’attrice di Titanic Kate Winslet, sono un ottimo esempio.

Per approfondire

Se vuoi approfondire questo spaccato di storia della fotografia, ti consigliamo di leggere Magnum sul set. Il cinema visto dai grandi fotografi, un volume con cinquanta scatti che raccontano le donne e gli uomini del cinemaNel caso in cui, invece, volessi approfondire nello specifico la storia dell’agenzia Magnum, ti consigliamo Magnum. I primi cinquant’anni della leggendaria agenzia fotografica. Si tratta di una edizione illustrata che, come si può leggere sul sito di Contrasto, permette di seguire i fotografi sul campo: “dalla guerra di Spagna di Capa alla Cina e all’India di Cartier-Bresson, dalla guerra del Kippur alla lunga saga del Vietnam, dai ritratti di James Dean realizzati da Dennis Stock, dall’incontro di René Burri con Che Guevara, al Nicaragua di Susan Meiselas, dalla guerra del Golfo, alla ex Jugoslavia e alla tragedia della Cecenia degli anni Novanta.”

Infine, se abiti a Roma o dintorni, potrebbe interessarti Paolo Pellegrin. Un’antologia, mostra attualmente in corso al Maxxi, Museo nazionale delle arti del XXI secolo. Come si legge sul sito dello spazio espositivo, l’opera di Pellegrin, vincitore di undici edizioni del World Press Photo Award e membro dell’agenzia Magnum dal 2005, “è approfondita in mostra attraverso due grandi sezioni: la prima dedicata all’essere umano, la seconda focalizzata sulla sua visione della natura, mostrandone le vicende intense e sofferenti, in un percorso, immersivo e coinvolgente, tra il buio e la luce.” Qui trovi tutte le informazioni su orari, costi dei biglietti e scatti esposti.

Immagine di copertina via Youtube.