Come cambia il modo di informarti quando ti prendi una pausa dai social

Come cambia il modo di informarti quando ti prendi una pausa dai social

Le fake news sono uno dei simboli dell’epoca che stiamo vivendo. Quella della post-verità: una realtà in cui le informazioni e le notizie vengono valutate non in base ai fatti, ma solamente in base a come toccano le emozioni e i pregiudizi di chi le riceve. La verità in questo senso è di secondaria importanza.

E i social in questo panorama hanno giocato un ruolo fondante. Essendo, per struttura, un “luogo” in cui ognuno può esprimersi, le fake news hanno molta più facilità di diffondersi. Per questo motivo il giornalista del New York Times Farhad Manjoo ha deciso di tentare un esperimento. Astenersi per due mesi dall’utilizzo dei social network, per capire come sarebbe cambiato il suo modo di informarsi.

Il suo esperimento ha creato un vero e proprio dibattito. E anche alcune critiche. Secondo alcuni, infatti, Manjoo non ha del tutto eliminato l’utilizzo dei social, visto che ha effettuato qualche tweet. Ma in realtà il giornalista ha dichiarato che il suo intento era smettere di assorbire notizie tramite i social, non di esprimere le proprie idee.

L’esperimento

Per due mesi, Manjoo si è informato soltanto tramite giornali cartacei. Il New York Times, il Wall Street Journal e il San Francisco Chronicle (il quotidiano locale della sua città). Ha deciso di eliminare anche i notiziari televisivi, perché spesso vengono comunque indirizzati dagli argomenti che entrano fra i trending topic dei social.

Ogni mattina dedicava all’informazione circa 40 minuti, leggendo i quotidiani. E poi si concentrava sui suoi impegni, senza tornare continuamente a pensare alle notizie che aveva letto. Una prospettiva che i social difficilmente consentono: perché con i continui commenti e notifiche, siamo incessantemente immersi nella “notizia” del giorno.

Abbiamo passato buona parte degli ultimi anni a scoprire che la digitalizzazione delle notizie sta rovinando la nostra capacità di elaborare le informazioni. La tecnologia ci consente di rintanarci dentro camere a eco, esacerbando la disinformazione e la polarizzazione e rendendo la società più vulnerabile alla propaganda. Con l’intelligenza artificiale che produce audio e video facili da falsificare quanto un testo, stiamo entrando in una distopia da labirinto degli specchi, quella che alcuni definiscono una “apocalisse dell’informazione”.

Una volta terminato l’esperimento, Manjoo ha segnalato tre motivi per cui consiglierebbe ai suoi lettori di fare lo stesso. Basandosi su quello che ha imparato.

Il tempo

Il tempo è un aspetto da non trascurare, come abbiamo visto. Non soltanto perché consente di dedicarsi ad altro. Leggendo le notizie il giorno successivo, Manjoo si risparmiava tutto l’iter che solitamente una notizia compie sui social. Ovvero il lancio quasi istantaneo, le prime false indiscrezioni, i commenti di vari personaggi—pubblici o meno—su queste false indiscrezioni, e lo strascico di polemiche.

Tutte le scorie, insomma. Tutta la parte di informazione che viene veicolata non dai fatti ma dalle emozioni del momento. Dalla rabbia scatenata dal confronto continuo nei commenti e nei continui tweet, e che rende difficile riuscire a farsi un’opinione.

Diamo troppo per scontato che essere sempre continuamente bombardati di informazioni sia proficuo. Crediamo che venire a contatto con esse quasi in tempo reale, ci aiuti a farci un’opinione in divenire. Ma in realtà siamo semplicemente sovraesposti a notizie inutili, quando non addirittura false.

Notizie filtrate

Affidandosi poi soltanto ai professionisti dell’informazione—in un formato che per forza di cose deve essere contenuto e organizzato come quello cartaceo—Manjoo otteneva soltanto l’esposizione dei fatti. La ricostruzione dei fatti del giorno prima, con le principali dichiarazioni selezionate. E, a corredo, una serie di opinioni ponderate sull’argomento.

Ovviamente ci sono anche dei lati negativi nel leggere soltanto giornali cartacei. Innanzitutto il costo: l’informazione online è gratis, mentre i giornali sono un costo quotidiano. E soprattutto ci sono alcune testate che lavorano esclusivamente online. Il rischio è di venir esclusi da determinate notizie.

La qualità della vita

Ovviamente, poi, il sottrarsi—almeno in una certa misura—al bombardamento incessante di input non si limita a tenerci al riparo dalle fake news. Non esponendoci al flusso delle notizie basate sulle emozioni del pubblico, manteniamo un giusto rapporto con il mondo esterno.

Una delle piaghe di internet, infatti, sono le vessazioni reciproche che gli utenti si scambiano ogni giorno. Utenti di destra contro utenti di sinistra. Utenti vegani contro utenti onnivori. Ogni nuova notizia diventa un pretesto per continuare a rovesciare bile su persone che non si conoscono. Aizzati da fatti che potrebbero essere contestati da un momento all’altro.

Alla fine del suo esperimento, Farhad Manjoo ha sostenuto di essere diventato anche un marito e un papà migliore dopo aver messo un freno deciso all’utilizzo dei social.

Immagini: Copertina