Come hanno iniziato a contare i nostri antenati?

Come hanno iniziato a contare i nostri antenati?

A tutta prima sembra essere un gesto scontato. Ci si accompagna con le dita delle mani e si inizia a contare: uno, due, tre, quattro… Talmente facile che neanche ci ricordiamo quando e come abbiamo iniziato a farlo da bambini.

Contare non è soltanto un automatismo matematico. Saper gestire i numeri più alti, come ad esempio quelli che non stanno sulle dita di una mano, vuol dire essere in grado mentalmente di immaginarli. Una mente evoluta è in grado di contare numeri altrettanto complessi. Contare diventa quindi una questione di linguaggio.

La maggioranza delle lingue che si parlano oggi al mondo sono evolute abbastanza da inglobare un sistema di conteggio condiviso, ma in alcune culture accade qualcosa di diverso che vale la pena studiare per capire come il nostro linguaggio ha cominciato a muovere i propri passi.

Il modo in cui il linguaggio e la conta si evolvono dipende prima di tutto dagli scambi che una cultura ha con le altre, attraverso il commercio. Per vendere o comprare merci saper contare è necessario.

Vista la possibilità sempre crescente di contaminazione tra culture, sono sempre meno le minoranze isolate che oggi mantengono un sistema di conteggio primitivo.

Un esempio è la lingua pama-nyunga, una lingua australiana aborigena. Per alcuni dei suoi parlanti il sistema numerale non arriva al cinque.

Linguisti dell’Università di Yale hanno creato un modello al computer del sistema numerico a forma di albero genealogico. Sui rami hanno messo tutte le lingue della famiglia australiana aborigena e hanno monitorato come i sistemi di volta in volta aggiungono o tolgono numeri. Si sono accorti che i limiti estremi dei rami dell’albero, oltre i quali le lingue non si evolvevano, variavano dal tre al quattro.

In questo modo hanno capito che una volta che la lingua raggiungeva il cinque i numeri successivi che si aggiungevano non erano in sequenza (sei, sette, otto ecc), ma in decine: ad esempio, 10, 20, 30. Questo perché se si va sopra il cinque significa che il numero sia genericamente alto senza bisogno di essere precisi. “È molto sorprendente” ha detto la professoressa Bowern che ha partecipato allo studio: “se si pensa che le dita possono aiutare a contare in sequenza”.

Si procede in maniera approssimativa nel conteggio perché dopo il cinque è più facile generalizzare in un sistema infinito. Le lingue che non arrivano al cinque non riescono a immaginare i numeri più alti, a comprenderli.

Nella nostra evoluzione linguistica il punto di svolta sarebbe stato quindi il cinque: la chiave, secoli e secoli fa, per cominciare a contare usando numeri più grandi.

Immagine via Flickr