Come facciamo a ricordarci meglio i libri che leggiamo

Come facciamo a ricordarci meglio i libri che leggiamo

Prendi I fratelli Karamazov, il capolavoro di Dostoevskij. Se non l’hai letto, prendi un altro romanzo fiume della letteratura russa e chiediti cosa ricordi della trama e dei personaggi. No, non è facile. Ma è normale.

È una di quelle sensazioni comuni a tutti i lettori, anche quelli forti. Avere difficoltà a ricordare un libro non solo se lo si è letto anni prima, ma anche appena terminato. Pure se lo abbiamo divorato. Appena chiuso, basta poco tempo per immergerlo in una coltre di nebbia, dove a piccoli sprazzi vengono fuori i dettagli.

Leggere e soprattutto memorizzare un libro non è facile come per una lista della spesa. È difficile soltanto ricordarsi il contenuto esatto di una frase appena letta. Se ne lamentava anche lo scrittore Joshua Foer, autore del libro L’arte di ricordare tutto. Nel suo libro Joshua spiega come riuscire a ricordare decine di sequenze di carte o infinite liste di nomi (con la tecnica dei palazzi della memoria) ma memorizzare un libro è molto più complicato.

Oltre a essere quasi impossibile (e forse inutile), ricordare un libro necessita di un altro metodo. Una tecnica che mette in conto di perdersi qualcosa per strada (inevitabilmente) per ricordare il necessario.

La redazione de ilLibraio, su spunto preso da un vecchio articolo di Business Insider, ha elencato alcuni suggerimenti che ci possono aiutare a memorizzare un libro. E non solo. Vediamone qualcuno.

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I trucchi per migliorare la nostra memoria

Come viene fatto prima di ogni gara, la cosa migliore è il riscaldamento. In questo caso, una pre-lettura. Il consiglio è quello di sfogliare rapidamente ma con curiosità il testo. Vedere “dall’alto” l’argomento che si sta per trattare, la suddivisione in capitoli, le eventuali illustrazioni, i titoli ecc. In questo modo aprire un libro non sarà qualcosa di completamente misterioso.

Tra i metodi più discussi c’è sicuramente quello della sottolineatura. Funziona o no? Gli studiosi sono divisi. Bisogna stare attenti, quando lo si fa, a non abbassare il livello di attenzione e fare affidamento soltanto alla matita. Più utile sarebbe affidarsi a diagrammi o schemi. Soprattutto nel caso di trame complesse, con un gran numero di personaggi.

Altro tema assai dibattuto è la lettura ad alta voce. Se, come dice lo psicologo Art Markman “leggere a voce alta è un processo che impiega una parte della memoria diversa e più profonda rispetto alla lettura silenziosa”; si dovrebbe stare attenti a non concentrarsi troppo sulla propria voce, ma ascoltare soprattutto quello che si sta leggendo.

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Tra gli altri punti “controversi” c’è quello della carta. Meglio dell’e-book? Alcuni studi affermano che avere sotto mano lo spessore delle pagine crea un “senso tattile di progresso” e ci aiuta a capire meglio quello che stiamo leggendo.

Uno dei modi migliori per memorizzare un libro rimane comunque quello di “giocarci”, interagirci. Ma come? Facendosi ad esempio delle domande: magari chiedendosi se quello che si è appena letto è stato “davvero” compreso. Senza perdersi pezzi per strada. O anche immaginarci nella stessa situazione del protagonista, partecipare personalmente alla trama, magari sovrapponendo i nostri ricordi, le situazioni che abbiamo vissuto, a quelle che leggiamo sulla pagina.

Un suggerimento che vale non soltanto per i libri

Come ultimo punto, necessario, c’è quello del confronto. Una pratica che sta alla base di qualunque esperienza estetica, come diceva il filosofo Luigi Pareyson. Per rendere più vicina un’opera, per capirla meglio, serve il confronto con gli altri. La discussione. Non soltanto per ascoltare quello che gli altri hanno da dire, ma anche per capire se quello che pensiamo è coerente e chiaro, prima di tutto, a noi stessi.

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