Come si legge una poesia?

Come si legge una poesia?

“I più grandi brani di poesia vanno accostati solamente a una certa distanza, a quel modo che talvolta cerchiamo di notte le stelle, non fissandole direttamente, ma spostando lo sguardo da una parte”. Chi meglio di un poeta come Walt Whitman può spiegare cos’è la poesia?

Una forma di scrittura misteriosa, colma di segreti, che stringe un patto intimo, profondo e magico col lettore. Diverso dalla prosa di un romanzo. Un’arte, quella della poesia, che è stata la massima espressione intellettuale per millenni, ma che oggi vive un momento difficile.

Secondo i dati dell’Associazione Italiana Editori solo il 6% del totale dei libri pubblicati rientra nel filone della “poesia”. Ma accanto a questo dato allarmante ce n’è un altro, opposto e positivo: il numero di poeti è aumentato, “sono tre milioni”. Quest’anomalia mostra comunque “una necessità profonda”, come l’ha definita Milo De Angelis, in un’intervista dell’Espresso.

Per avvicinarci di nuovo alla poesia, il metodo più utile è quello di leggerla e di ascoltare la voce dei suoi esponenti più illustri. Come gli americani Raymond Carver ed Emily Dickinson, senza ovviamente dimenticare i nostri, Alda Merini e Gesualdo Bufalino, soltanto per citarne due.

Anche i lettori forti di romanzi hanno bisogno di leggere più poesia. Si potrebbe ad esempio consultare l’articolo del Telegraph in cui sono stati stilati i libri di poesie più letti di tutti i tempi. Il nostro progressivo allontanamento è dovuto anche alla diffusione della forma canzone, che ha riproposto, anche se con le dovute differenze, una similitudine nella scrittura dei testi. Il Nobel per la letteratura a Bob Dylan lo dimostra.

Secondo noi, un modo per “fare pace” con la poesia è quello di ascoltarla dalla voce dei poeti. Perché un altro ostacolo è il modo in cui questa va letta. Non c’è una spiegazione assoluta che vale per tutte (se non quella di prestare attenzione a ogni singola parola, perché carica di significato). Abbiamo scelto cinque poeti che leggono le poesie loro e degli altri. Momenti rari e altissimi del nostro Novecento.

Eugenio Montale

Uno dei più grandi poeti italiani del Novecento, vincitore del premio Nobel per la letteratura nel 1975. Con le sue parole precise e sicure si è imposto come uno dei più fini osservatori della condizione esistenziale dell’uomo moderno. Predominante l’uso nella sua poetica del “correlativo oggettivo”, un espediente per cui la realtà si innalza a testimonianza di vita. In questo breve video qui sotto, il poeta ligure legge “Forse un mattino andando in un’aria di vetro”, contenuta nella raccolta “Ossi di Seppia”. La lettura che ne fa Montale è semplice, piana. Si limita a sottolineare le pause di fine verso (gli enjambement) e le virgole. Quella di Montale è una recitazione che si affida alla parola, già carica di pathos.

Ezra Pound letto da Pier Paolo Pasolini

In questo bellissimo e raro video, due giganti della letteratura mondiale si incontrano, si confrontano e discutono apertamente. Qui Pasolini prende una delle sezioni più importanti di Pound, quella dei “Canti Pisani” e legge con la sua voce inconfondibile, precisa, piena e profonda, i versi di “Strappa da te la vanità“, dal Canto LXXXI. Ezra Pound è stato un grande conoscitore del nostro Paese, parlava italiano, e questo suo ascolto silenzioso, raccolto, rapito dalla voce di Pasolini riesce ancora oggi, a distanza di anni, a commuovere.

Giuseppe Ungaretti

La lettura di Ungaretti è straordinaria. Qui legge una delle sue poesie più intense, “I fiumi”, pubblicata nel 1916 ne L’allegria. “La poesia è poesia quando porta in sé un segreto”, diceva Ungaretti. E la sua voce è perfetta, carica di ricordi, di significati e in ogni pausa c’è un momento di raccoglimento. Ungaretti, nel 1968, ha letto in televisione anche l’Odissea di Omero.

Umberto Saba

La poesia di Umberto Saba si contraddistingue nel panorama novecentesco per le parole d’uso comune e i temi della vita quotidiana. Qui legge la poesia “Goal”, negli anni ’50, raccontando in versi una partita di pallone. L’occhio e l’orecchio del poeta triestino trasformano un momento di gioco in uno carico di profondità e universale. La sua lettura è svolta con passione, gaiezza, musicalità e dolcezza. Proprio come la sua poesia, semplice e chiara.

Dino Campana letto da Carmelo Bene

Poeta quasi dimenticato nelle antologie del secolo scorso, “caso unico nella Storia della poesia italiana”, come diceva Carlo Bo: “da far pensare a un fatto irripetibile di vocazione e di conquista immediata”: Dino Campana. Affascinato dalla sua vita e dalla sua poetica, Carmelo Bene recita una delle sue opere più importanti: “La Chimera“. La sua lettura (estrema non c’è che dire) è molto espressiva: ogni parola è carica di sentimento. Le interpretazioni di Carmelo Bene non sono facili, quanto meno a un primo ascolto, ma hanno il pregio di dare vita a un testo, mostrando la potenza della singola parola. Ti consigliamo di ascoltarlo anche nella lettura di Majakovskij ne “All’Amato Me Stesso” e Leopardi con Canto notturno di un pastore errante dell’Asia.

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