"Pensa alla vita come a un fiume", i consigli di Bertrand Russell per non invecchiare

I “consigli di vita” ci fanno storcere spesso il naso, quando troppo banali. Per questo noi preferiamo andarci a rileggere qualche frammento della filosofia antica—come Epicuro Eraclito—e moderna—Camus, Freud, Schopenhauer, Hillman. Pensatori che riletti a distanza di anni o di secoli mantengono ancora intatto il loro messaggio.

Oggi non vogliamo andare troppo indietro nel tempo. Vogliamo rileggere insieme a te un frammento di Bertrand Russell, un altro. L’abbiamo già fatto a proposito della conquista della felicità.

Nel 1956, a 82 anni, Russell curò una raccolta di saggi intitolata “Ritratti a memoria“. Tra questi saggi, c’è un articolo che tratta il tema della vecchiaia e la paura di morire. “How To Grow Old”, qui lo puoi leggere in lingua inglese; tradotto in Del modo di invecchiare.

Del modo di invecchiare, un bellissimo articolo di Bertrand Russell

Sono molte le cose belle di questo discorso. Oltre alla voce narrante, stiamo parlando di uno tra i più profondi pensatori del secolo passato (1872-1970), c’è anche la componente autobiografica. Russell sta vivendo in quel momento la vecchiaia.

Tutto il discorso, chiaro e netto non chiama in causa, come molti si aspetterebbero, richiami scientifici e razionalistici. Il tono è colloquiale, piano, quasi umile. Niente grigiori accademici.

Per quanto riguarda la salute, non ho nulla di utile da dire in quanto ho poca esperienza di malattie. Mangio e bevo quello che mi piace, e dormo quando non riesco a stare sveglio.

Il primo consiglio: scegli con cura i tuoi antenati

A dispetto del titolo, questo articolo tratterà in realtà del modo di non invecchiare, che nell’età alla quale son giunto è un argomento molto più importante. Il mio primo consiglio è di scegliere con cura i vostri antenati.

Così comincia il discorso di Russell. Il filosofo aveva perso presto i suoi genitori. Tre dei suoi nonni però superarono le ottanta candeline. Un modello per Bertrand è stata la nonna materna. Aveva avuto nove figli (e settantadue nipoti) e appena divenne vedova fece qualcosa di dirompente. Invece di continuare a occuparsi per tutta la vita dei figli e nipoti, si dedicò all’istruzione superiore. Fu le fondatrici del Girton College, lavorò per ammettere anche le donne alla professione medica. È lei che ci suggerisce il primo ottimo consiglio.

Mia nonna materna […] dopo gli ottant’anni scoprì di avere qualche difficoltà ad addormentarsi, quindi passava abitualmente la notte, da mezzanotte alle tre, a leggere libri di scienza. Non credo abbia mai avuto il tempo di notare che stava invecchiando.

È questa “la ricetta giusta per rimanere giovani”, secondo Russell. Interessi vivi e vasti distolgono la nostra attenzione agli anni che passano e quelli che ci aspettano.

Le due trappole della vecchiaia

Da evitare nella vecchiaia, secondo Russell, ci sono in particolare due trappole. La prima è la nostalgia. L’eccessiva “attenzione al passato”.

Non si è fatti per vivere nei ricordi, nei rimpianti per i bei vecchi tempi, o nella tristezza per gli amici che sono morti. I pensieri di una persona devono essere indirizzati al futuro e alle cose su cui c’è qualcosa da fare.

L’altro atteggiamento da evitare è “succhiare la vitalità” dai giovani. Bisogna imparare a “lasciare andare”. L’interesse verso i figli o i nipoti dovrebbe essere “contemplativo, se possibile filantropico, ma non esageratamente emotivo”. In questo dobbiamo imparare dagli animali che lasciano andare i propri cuccioli appena imparano a prendersi cura di se stessi.

È inutile dire ai figli che crescono di non commettere errori, sia perché non ti crederanno, sia perché gli errori sono parte essenziale dell’educazione.

Il messaggio finale, una delle più belle riflessioni sulla morte

Nelle battute finali di questo saggio, per usare le parole della scrittrice Maria Popova, Russell pone al centro di una vita appagante la dissoluzione dell’ego personale in qualcosa di più grande. Quella che trovi qui sotto è una delle più belle riflessioni sulla morte e vale la pena leggerla, senza interruzioni.

Alcuni anziani sono oppressi dalla paura della morte. I giovani hanno un motivo, […] potrebbero sentirsi amareggiati al pensiero di essere stati imbrogliati delle cose migliori che la vita ha da dare. Ma in un vecchio che ha conosciuto gioie e dolori umani […] la paura di morire è ignobile.

Il miglior modo di superare questa paura, è rendere i tuoi interessi sempre più impersonali. Fino a quando, a poco a poco, le pareti dell’io si ritireranno e la tua vita si fonderà sempre più nella vita universale.

L’esistenza umana individuale dovrebbe essere come un fiume: piccola dapprima, strettamente contenuta nelle sue rive e che si precipita appassionatamente oltre le rocce e sopra le cascate. A poco a poco il fiume si allarga, le rive si ritirano, le acque scorrono più silenziosamente e alla fine, senza alcuna rottura visibile, si confondono nel mare e le persone perdono il loro essere individuale in maniera indolore.

L’uomo che nella vecchiaia può vedere la sua vita in questo modo, non temerà la morte. Dal momento che le cose a cui tiene continueranno. E se, con il decadimento della vitalità, la stanchezza aumenterà, il pensiero del riposo non sarà sgradito.

Vorrei morire mentre sono ancora al lavoro, sapendo che gli altri continueranno a fare quello che non posso più fare io e appagato dall’idea che ciò che stato possibile è stato fatto.

Immagine di copertina | Dettaglio di una foto di Bertrand Russell con i figli nel 1935