Convivenza senza matrimonio: quali diritti e quali doveri

Convivenza senza matrimonio: quali diritti e quali doveri

Convivenza senza matrimonio: in Italia il dibattito sui diritti/doveri delle cosiddette coppie di fatto è sempre più acceso e stenta a trovare soluzioni legislative. Tantissimi dubbi, pochissime risposte e, soprattutto, spesso mancanza di chiarezza; a tal proposito, abbiamo deciso di raccogliere un po’ di informazioni e provare a rispondere, con l’aiuto di fonti attendibili, ad alcune delle domande più frequenti sull’argomento.

L’art.29 della Costituzione stabilisce che l’ordinamento italiano riconosce la famiglia quale società naturale fondata sul matrimonio. A questa scelta legislativa, ovviamente, si accompagnano effetti sia d’ordine patrimoniale che d’ordine personale. La convivenza more uxorio (dal latino “come sposi”), invece, è una coabitazione caratterizzata da legami affettivi fra i partners e da una stabile organizzazione comune. I limitati effetti che la legge riconosce alla convivenza come situazione di fatto, in nessun caso, possono essere assimilati ai diritti e agli obblighi che nascono dal matrimonio e che costituiscono lo status di coniuge.

Il dibattito relativo alla convivenza, alle unioni civili e ai diritti e doveri che ne potrebbero scaturire è un argomento caldo in molti Paesi. La scelta della convivenza legata da legami affettivi tra persone dello stesso sesso o diverso senza il vincolo del matrimonio, per lo meno in Italia, non è ancora disciplinata dalla legge, anzi ne costituisce l’antitesi: la decisione di convivere senza contrarre matrimonio è consapevolmente la libera scelta di coloro che non vogliono sottoporre alla disciplina dell’ordinamento giuridico i propri legami affettivi e materiali.

Tutto ciò che concerne “obbligazioni naturali” (art. 2034 c.c.), costituiscono l’adempimento ad accordi spontanei che quindi riprendono più un concetto etico che giuridico; nel caso di assistenza materiale ad esempio, non producono altro effetto che la c.d. “soluti retentio”, ovvero l’impossibilità di farsi restituire quanto spontaneamente pagato. Gli acquisti effettuati durante la convivenza, di conseguenza, rientrano nel patrimonio di colui che li ha effettuati e le proprietà della coppia rimangono, ai sensi della legge, separati.

Nel momento in cui non viene disciplinato il rapporto di coppia in fase di “stipulazione” della convivenza, anche nel caso di rottura, i due non potranno vantare nessuna pretesa di ordine economico o relatativa al mantenimento. Anche per quanto concerne l’eredità, in mancanza di disposizione testamentaria che ne implichi il riconoscimento a favore del convivente, quest’ultimo non potrà vantare nessun diritto in qualità di erede.

Ma vediamo alcune domande frequenti che possono togliere ulteriori dubbi a chi sta decidendo di andare a convivere e a chi lo fa già, prendendo come riferimento siti specializzati sull’argomento.

Vi sono casi in cui una coppia convivente ha gli stessi diritti di una coppia sposata?

Nel caso di maltrattamenti di un convivente nei confronti dell’altro si ha diritto di accessso ai Consultori familiari a cui viene corrisposto il reato di maltrattamenti in famiglia e nel caso di pena detentiva, per i colloqui e i permessi vale la regolamentazione prevista per le persone sposate.

Convivere può influire sugli accordi tra coniugi separati/divorziati?

La convivenza può incidere a livello giuridico sulla regolamentazione economica tra due coniugi separati o divorziati, c’è la possibilità che chi percepisce un assegno di mantenimento perda questo diritto.

Cos’è il contratto di convivenza?

L’accordo di convivenza è un contratto atipico con il quale le parti possono autonomamente disciplinare i propri rapporti patrimoniali, non solo per il periodo della convivenza, ma anche per l’eventualità di cessazione della stessa. Gli aspetti che è possibile regolare sono solo quelli che attengono alle questioni patrimoniali ed economiche fra i componenti della coppia, ma non quelli che riguardano i loro rapporti personali (come, ad esempio, i doveri di fedeltà reciproca, di assistenza morale, di coabitazione). Il contratto di convivenza può essere sciolto per mutuo consenso (e cioè grazie a un nuovo accordo tra le medesime parti) o per le cause ammesse dalla legge.

Che differenza c’è tra i figli nati dal matrimonio e quelli nati dalla convivenza?

In questo caso non c’è nessuna differenza, hanno lo stesso stato giuridico. La responsabilità genitoriale sul figlio spetta a entrambi se hanno effettuato il riconoscimento. Inoltre, quando i genitori si lasciano il genitore che ha l’affidamento di un figlio minorenne ha diritto di chiedere l’assegnazione della casa, anche se non è proprietario dell’immobile o del contratto di locazione. Occorre rivolgersi al Tribunale dei Minori per ottenerne l’affidamento e a quello Ordinario per ottenere l’assegnazione della casa e degli altri provvedimenti economici.

Com’è tutelata l’eredità o la pensione di reversibilità?

Il convivente non ha nessun diritto su immobili o altro a meno che non venga richiesto diversamente nel testamento, ma deve comunque sottostare alle quote che spettano agli eredi legittimi.