A cosa pensano i runner quando corrono?

A cosa pensano i runner quando corrono?

Lo sport non è soltanto una questione di muscoli, ma anche di cervello. La lucidità è indispensabile per portare a termine una gara.

Ma se in un gioco di squadra l’intelligenza sportiva è più decifrabile, cosa accade nella testa di un maratoneta che corre per 42 chilometri da solo?

Un recente studio del dipartimento di chinesiologia dell’università della California ha provato a fare luce sulla faccenda. Lo studio ha coinvolto 10 persone che si allenavano per una maratona. Questi soggetti avevano attaccato alla cintura un piccolo registratore. Dopo circa sette chilometri di corsa i ricercatori chiedevano ai maratoneti di pensare ad alta voce affinché il microfono potesse registrare.

Su 18 ore di registrazioni i ricercatori hanno raccolto dati significativi su tre argomenti principali:

Il ritmo e la distanza. Il 40% dei pensieri dei maratoneti si concentrava su questi due temi. Henry ad esempio, corridore di 46 anni, ha detto al microfono: “7 miglia orarie è buono, ma sono in piano, bisogna aspettare la collina”, oppure Bill, di 52 anni: “discesa, non ti ammazzare, mantieni una velocità di crociera”.

Il 32% dei pensieri dei maratoneti riguardava i vari dolori e le ferite causate dal continuo correre. Jenny ha detto: “Il piede destro si è intorpidito dopo la collina. Mi sta dando dei problemi”, oppure Enzo: “penso che il mio respiro mi stia dicendo che sono partito troppo in fretta”.

Il 28% dei pensieri si concentrava sull’ambiente circostante. Sul meteo, la natura, il traffico e le altre persone. Dalla registrazione di Fred ad esempio: “È un coniglio quello alla fine della strada? Che bello!” mentre Bill, pensando al traffico: “Maledetta strada, la odio!”

I ricercatori sono convinti che questo studio possa essere d’aiuto agli psicologi sportivi per aiutare i maratoneti ad usare bene le loro abilità mentali.

Le registrazioni però non erano completamente rappresentative dei pensieri dei maratoneti: sapendo di essere registrati i partecipanti avranno sicuramente evitato di condividere pensieri intimi.

Come quello di Bobbi Gibb ad esempio, la prima donna in assoluto a correre la Maratona di Boston, nel 1966.

Nel suo libro Wind in the Fire: A Personal Journey ricorda di aver pensato, all’ultimo giro, di essere un’imperatrice romana. “Mi sento come Cesare quando attraversò il Rubicone. Quando era in procinto di conquistare i Galli. Un misto di euforia e successo.”

Immagine via Flickr