Camminare nel Cretto di Burri in Sicilia è un'esperienza indimenticabile

Camminare nel Cretto di Burri in Sicilia è un'esperienza indimenticabile

Tra le colline al centro della Sicilia occidentale, lungo la provinciale che collega Alcamo e Castelvetrano nella provincia di Trapani, emerge dal paesaggio bellissimo e burbero, in the middle of nowhere, come direbbe il turista straniero che si trova lì per buone ragioni, un ammasso di enormi scaglie grigio-bianche scintillanti al sole, come squame di una bestia fantastica incastrata nella terra. È il Grande Cretto di Alberto Burri a Gibellina. Un’opera splendida di Land Art: tra le più grandi e significative che esistano.

Progettato e realizzato a ricordo perenne del terremoto che 50 anni fa—gennaio 1968—devastò la valle del Belìce con centinaia di vittime, decine di migliaia di sfollati, e alcuni paesi distrutti, il Cretto è di fatto un sudario di cemento che ricalca la planimetria del vecchio paese di Gibellina, al posto del quale si trova, e ne ingloba tutte le macerie. Macerie cementificate all’interno delle enormi scaglie solcate dai sentieri in cui passeggiano i visitatori. Il cretto infatti è liberamente visitabile e percorribile da chiunque voglia farne esperienza.

I lavori per il Grande Cretto iniziarono nel 1985, si interruppero qualche anno più tardi, sono stati poi ripresi e portati a termine, secondo il progetto originale di Burri—85.000 metri quadrati—in occasione del centenario della nascita dell’artista umbro, nel 2015. Oggi è un luogo magico, amato da tutti: turisti, appassionati e studenti d’arte e di architettura, fotografi di modacantanti.

Il Grande Cretto di Burri: attraversare la “memoria della materia”

Insieme al reticolo stradale di Gibellina, Burri ha imbrigliato nella materia anche la memoria del vecchio paese di Gibellina. L’attenzione unica alla materia, del resto, è ciò che ha permesso a Burri di incidere profondamente sull’arte del secondo Novecento. Argan scrisse che, se Morandi aveva guardato le bottiglie, Burri guardava il vetro: “da medico, controlla la superficie, la pelle, i pori, il pelo, come un dermatologo dell’arte”.

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Avevamo deciso di riunirci tutti a casa del nonno, perché era la più nuova. La terra tremava da giorni ma era normale. Gli uomini giocavano a carte. Le donne chiacchieravano e i bambini erano già a letto, tranne me. Mancavano tre giorni ai miei otto anni, il giorno in cui mio nonno mi ha sottratto alla morte e il terremoto mi ha sottratto tutto il resto della mia vita. Mia madre, mio padre, mia sorella Piera di 5 anni e mio fratello Rocco di 3. . . . . #crettodiburri #cretto #sicily #sicilia #igersicilia #burri #gibellinavecchia #gibellina #albertoburri #landart #photography #streetphotography #belice #terremotobelice #terremotobelice1968 #siciliabedda #siciliacam #sicilian #sicilia_nel_cuore

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Molte opere di Burri come i legni e le plastiche lavorati col fuoco, o le tele di sacco sbrindellate, rattoppate e adattate al supporto, scavalcano, per l’intenzionale “densità” del loro discorso, stravaganze come i collages e le combines della pop art, o i grossi ritagli di feltro dei minimalisti americani.

Dal nulla che è, e restando, in un certo senso, il nulla che è, la materia di scarto rivela lentamente, guardata da noi, le tracce di un dramma trascorso. Diventa spazio, colore, luce, entro un ordine determinato. È materia che, per quanto suoni enfatico, ha patito.

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Cretto di Burri, Gibellina vecchia Reportage completo su @divisare_ ( https://divisare.com/projects/393844-salvatore-marra-cretto-di-burri ) • • | #gibellina | | #trapani | | #sicilia | | #italy | • • | #burri | | #crettodiburri | | #landscapeart | | #gibellinavecchia | | #fotografiadipaesaggio | | #fotografia_italiana | | #reportage | | #paesaggisiciliani | | #paesaggitaliani | | #landscape | | #landscapephotography | | #instatravel | | #instatrip | | #travelphoto | | #vacation | | #wonderfulplaces | | #travelblogger | | #travellife | | #italiainunoscatto | | #bestitaliapics | | #italianarchitecture | | #italiainunoscatto | • • | #reflex | | #pentaxians | | #pentax | | #pentaxk50 |

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L’idea dominante di Burri, è stato scritto, è appunto che:

Quanto più ci si immedesima con la materia, e con il suo patire, tanto più si ‘prende coscienza’.

Questa “idea dominante” di “riscatto della materia” è anche nei vari cretti che appartengono alla fase conclusiva dell’attività di Burri.

Nella pratica di Burri il cretto, cioè crepa, era l’impiastro di caolino e vinavil applicato a superfici di cellotex (segatura e colla: un materiale industriale), che, disidratandosi, si rompeva in un dedalo di screpolature (ne vedi uno nell’immagine sopra).

Burri fece cretti di varie dimensioni. Il maggiore, ovviamente, quello di Gibellina. Una delle più grandi opere di Land Art site-specific mai realizzate.

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“Andiamo a vedere dove sorgeva il vecchio paese”

Da un ricordo dell’artista schivo e laconico emerge la convinzione alla base del Grande Cretto:

Andammo a Gibellina con l’architetto Zanmatti, il quale era stato incaricato dal sindaco di occuparsi della cosa. Quando andai a visitare il posto, in Sicilia, il paese nuovo era stato quasi ultimato ed era pieno di opere. Qui non ci faccio niente di sicuro, dissi subito, andiamo a vedere dove sorgeva il vecchio paese. Era quasi a venti chilometri.

Ne rimasi veramente colpito. Mi veniva quasi da piangere e subito mi venne l’idea: ecco, io qui sento che potrei fare qualcosa. Io farei così: compattiamo le macerie che tanto sono un problema per tutti, le armiamo per bene, e con il cemento facciamo un immenso cretto bianco, così che resti perenne ricordo di quest’avvenimento.

La nuova Gibellina fu ricostruita 20 km a valle dal paese distrutto. Il Sindaco dell’epoca, Ludovico Corrao, volle farne un museo a cielo aperto e convinse diversi artisti e urbanisti contemporanei a realizzare un’opera per il paese nuovo. Ma Burri, anticonformista qual era, scelse le macerie del paese vecchio: la materia dismessa da riscattare “imprigionandola” nel cemento, a ricordo di un’enorme sofferenza patita.

C’è un libro sul Grande Cretto con testo di Massimo Recalcati e foto di Aurelio Amendola. Burri. Una vita è la biografia dell’artista. Che nel volume Parola di Burri ricorda alcune esperienze, come la permanenza nel campo di prigionia di Hereford nel 1943-1945. 

Consigliatissima una visita agli spazi espositivi della Fondazione Burri, Palazzo Albizzini e gli Ex Seccatoi di tabacco. Che ospitano rispettivamente 130 e 128 opere dell’artista, dagli esordi al 1993. Nell’ambito della Biennale Arte 2019, nei bellissimi spazi della Fondazione Giorgio Cini all’Isola di San Giorgio a Venezia, sarà allestita un’imperdibile retrospettiva dedicata a Burri

Immagini: Copertina