Chi è stata Cristina Trivulzio di Belgiojoso, la dama del Risorgimento

Chi è stata Cristina Trivulzio di Belgiojoso, la dama del Risorgimento

Vogliano le donne felici e onorate dei tempi avvenire rivolgere tratto tratto il pensiero ai dolori e alle umiliazioni delle donne che le precedettero nella vita, e ricordare con qualche gratitudine i nomi di quelle che loro apersero e prepararono la via alla non mai prima goduta, forse appena sognata felicità!

Sono le parole luminose di Cristina Trivulzio di Belgiojoso. “La dama del Risorgimento”. Una donna che ha sfidato tutte le convenzioni, battendosi per l’Unità d’Italia. La cui storia, presso il grande pubblico, è stata, però, presto dimenticata.

Eppure riassumere in un solo articolo le gesta di Cristina è impossibile. Non è una frase fatta. Di lei sono state scritte decine di biografie. Proviamo a tracciare chiare linee guida per orientarsi in un successivo approfondimento.

Una bambina melanconica, seria e introversa

Tra le donne patrizie che dedicarono l’intera vita all’unità d’Italia, Cristina Trivulzio Belgiojoso svetta per passione e intelligenza politica, cultura e mondanità, generosità e filantropia.

Così la ricorda in un bel ritratto Mauro Chiabrando. Una donna che il poeta Heine ha posto fra “le più alte glorie italiane”, accanto a Raffaello.

Maria Cristina Beatrice Teresa Barbara Leopolda Clotilde Melchiora Camilla Giulia Margherita Laura Trivulzio nasce a Milano nel giugno del 1808. Di nobile stirpe, resta presto orfana di padre. A 4 anni.

I primi anni li racconta lei in una lettera all’amica Ernesta Bisi, sua maestra di disegno.

Ero una bambina melanconica, seria, introversa, tranquilla, talmente timida che mi accadeva spesso di scoppiare in singhiozzi nel salotto di mia madre perché credevo di accorgermi che mi stavano guardando o che volevano farmi parlare.

Bambina timida ma tosta. In quegli anni le donne di ricca famiglia non dovevano lavorare. Ma soltanto occuparsi di arte. Musica e pittura. Ernesta Bisi è il suo primo incontro importante. Sarà lei, più avanti, la prima persona che le farà conoscere nuove idee che vengono dalla Francia. Fortemente controcorrenti per la Lombardia austriaca di quegli anni.

Il secondo momento importante di questi anni è il matrimonio con Emilio Barbiano di Belgiojoso, il 24 settembre 1824. La madre voleva che sposasse il cugino. Ma lei lo trovava “triste e piagnucoloso”. Preferiva il bello e libertino principe di Belgiojoso.

Aveva 16 anni ed era la più ricca ereditiera d’Italia. Portava in dote 400mila lire austriache. Anche se il matrimonio non durerà a lungo, i due manterranno sempre buoni e cordiali rapporti.

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Cristina Trivulzio di Belgiojoso di Henri Lehmann, 1843. via

Cristina e la Carboneria

Alla fine degli anni ’20, Cristina si avvicina al movimento per la liberazione. Inizia a frequentare i patrioti. Per svolgere attivamente la sua attività di carbonara, scappa nel sud della Francia. Ma ci arriva sola e senza soldi. Il suo patrimonio è congelato dalla polizia austriaca. Per sopravvivere cuce e vende pizzi.

Si trasferisce a Parigi. Dà lezioni di musica e vende ritratti di personaggi illustri. Da lì, finanzia le spedizioni di Mazzini vendendo i suoi gioielli. Intanto il governo austriaco nel 1833 la dichiara “indiziata di alto tradimento”.

Economicamente, le cose prendono presto un altro corso. La madre le invia dei soldi. Cristina organizza così alcuni incontri, dove si riuniscono patrioti italiani e non solo. Il poeta Heine, de Musset, Hugo, George Sand, Dumas, Gioberti e il compositore Liszt.

Intanto scrive articoli politici. Quelli che non trovano un editore se li pubblica da sola. Fonda la rivista “Ausonio”. Dispensa denaro agli esiliati che le chiedono una mano. Organizza movimenti di armi per i ribelli. Nasce Maria. Sua figlia. L’identità del padre è ancora sconosciuta agli storici. Si pensa a François Mignet.

Ritorna a Locate e si dedica a opere sociali. Costruisce asili e scuole per i più poveri. Lodate dal pedagogista Ferrante Aporti, ma non da Manzoni. Che si chiedeva invece chi avrebbe coltivato la terra dei nobili, se anche i figli dei contadini andavano a scuola. Dà vita anche a forme di previdenza per i contadini. 

Si dedica alla letteratura. Traduce in francese le opere di Vico e scrive “Essai sur la formation du Dogme catholique”.Continua la sua lotta per l’unificazione italiana. Incontra Cavour, Balbo, Tommaseo e Montanelli.

Mentre a Milano ci sono le insurrezioni del ’48, Cristina si trova a Roma. Riunisce come può circa 200 uomini (“l’esercito belgiojoso”) e li porta in piroscafo fino a Genova. In aiuto ai partigiani.

Gli ultimi anni di Cristina

Partecipa anche alla difesa della Repubblica romana contro i francesi. Le viene assegnata l’organizzazione degli ospedali. Racconta Elena Doni:

Si espone a ogni rischio e “inventa” le infermiere, che ancora non esistevano: dame aristocratiche, donne borghesi e anche qualche prostituta. Ciò che, quando si verrà a sapere anni dopo, non mancherà di scandalizzare i “benpensanti” e lo stesso Papa.

Dopo la battaglia, decide di partire. Si imbarca su una nave e arriva fino in Turchia, ad Ankara. Con la figlia, qualche esule italiano e di nuovo senza un soldo. Lavora in una azienda agricola e continua a scrivere. Torna a Locate soltanto dopo il 1855, dopo che un’amnistia le aveva permesso di riottenere dalla burocrazia austriaca i permessi per rientrare. Vive tra Milano, Locate e il lago di Como. Finalmente assiste all’unificazione dell’Italia, per cui ha tanto combattuto.

Paradossalmente però, la sua fortuna tramonta subito dopo. “A Milano”, ha scritto Elena Doni:

Dove il suo nome era noto a tutti, per la sua ricchezza, la bellezza, il coraggio e l’anticonformismo, oggi è ricordata con una via suburbana che porta a Pero, dopo lo svincolo autostradale di Roserio.

Muore di polmonite nel 1871, a soli 63 anni. È stata sepolta a Locate.

Per approfondire: tanti i libri dedicati a Cristina di Belgiojoso. Il 1848 a Milano e a Venezia, a cura di Sandro Bortone; Passioni del Risorgimento: nuove pagine sulla principessa Belgiojoso e il suo tempo con documenti inediti e illustrazioni di Raffaello Barbiera e La principessa del nord: la misteriosa vita della dama del Risorgimento: Cristina di Belgioioso, di Arrigo Petacco,

Immagine di copertina | Cristina Trivulzio di Belgiojoso di Francesco Hayez, 1832