Il Cristo Velato di Napoli, una scultura che sembra opera di magia

Il Cristo Velato di Napoli, una scultura che sembra opera di magia

Il fine dell’artista Barocco—basterebbe ricordare la complessa “regia” di Bernini per la scena dell’Estasi di Santa Teresa—è produrre lo stupore negli occhi di chi guarda. Lo ribadiva il poeta Marino. Invitando chi non sapesse costruire “meraviglia” a cambiare mestiere (spazzolare cavalli, nella fattispecie).

È del poeta il fin la meraviglia
[…]
chi non sa far stupir, vada alla striglia!

Di certo non avrebbe ripetuto l’invito di fronte a uno scultore che si situa al margine estremo del territorio barocco, Giuseppe Sanmartino, autore di una scultura tra le più famose nel mondo. II Cristo Velato.

Non l’avrebbe ripetuto, non perché era morto da un secolo quando Sanmartino nacque, ma perché il Cristo Velato è una delle opere d’arte più stupefacenti che esistano. Non è la sola ragione, peraltro, per cui dovresti visitare uno dei musei più belli di Napoli. La Cappella Sansevero, che lo custodisce insieme ad altre grandi opere. È uno dei musei italiani più amati in Europa.

La Cappella Sansevero a Napoli

L’originale chiesetta di Santa Maria della Pietà, o Pietatella, fu costruita alla fine del XVI secolo. Dai Di Sangro, principi di San Severo. Vicino al palazzo di famiglia a Piazza San Domenico Maggiore, dove Spaccanapoli incrocia via Mezzocannone. Fu costruita, vuole la leggenda popolare, sul luogo di apparizioni mariane. Mentre secondo altre fonti potrebbe essere stata un ex voto, legata al celebre e discusso “delitto d’onore” di Gesualdo Da Venosa, il “principe dei madrigalisti”.

Il Monumento a Cecco di Sangro fu ideato e compiuto dall’artista napoletano Francesco Celebrano. Il deposito marmoreo è un unicum nel contesto iconografico del tempio: esso, infatti, rappresentaun evento storico realmente accaduto. Raimondo di Sangro volle magnificare l’illustre antenato, comandante agli ordini di Filippo II, immortalandone l’impresa bellica più famosa: Cecco è ritratto nell’atto di uscir fuori da una cassa nella quale era rimasto nascosto per due giorni, stratagemma grazie al quale colse di sorpresa e sgominò i nemici, impadronendosi della rocca di Amiens. L’episodio, avvenuto durante una campagna nelle Fiandre, è raccontato dettagliatamente nell’iscrizione commemorativa incisa sulla pelle di leone. http://bit.ly/ceccodisangro #SanseveroArt [ph. Marco Ghidelli]

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Comunque sia, poco si sa e quasi nulla resta del luogo secentesco, perché la storia più importante della Cappella Sansevero inizia con Raimondo di Sangro (1710-17771), settimo principe di Sansevero. Un ingegno davvero eclettico. Ingegnere. Inventore. Anatomista. Studioso e letterato massone incline all’esoterismo e all’alchimia. Una dispensa papale gli aveva permesso, tra l’altro, di accedere ai libri proibiti: lesse i libertini, gli illuministi radicali, e finì per scrivere opere che sarebbero state messe all’indice a loro volta. Raimondo di Sangro rinnovò la chiesa per farne il mausoleo di famiglia.

Modificò notevolmente la cappella, spese molto e controllò personalmente i lavori, a volte dirigendoli. Lavori che iniziarono intorno al 1740 e non sarebbero ancora stati conclusi alla morte di Raimondo, trent’anni dopo.

Chiunque tu sia, o viandante, cittadino, provinciale o straniero, entra e devotamente rendi omaggio alla prodigiosa antica opera…

Oggi, chi entra nella piccola chiesa a navata unica, trova sulla sinistra, sul lato lungo, una porta laterale che all’esterno reca una lapide, con questa iscrizione. La straordinaria decorazione della Cappella Sansevero fu ideata e fatta mettere in pratica da Raimondo nei minimi dettagli: vediamo da vicino i capolavori.

Le statue della Pudicizia e del Disinganno

Addossate a pilastri ci sono dieci raffigurazioni allegoriche di virtù, che ”incorniciano” le cappelle laterali in cui si trovano monumenti funebri di vari principi. Di queste dieci Virtù, aderenti perlopiù alle indicazioni dell’Iconologia di Cesare Ripa, con alcune innovazioni di Raimondo Di Sangro, due sono dedicate ai genitori.

Il Disinganno fu ideato dal principe ed eseguito magistralmente da Francesco Queirolo. Un uomo si libera da una rete (realizzata con grande virtuosismo) con l’aiuto di un putto che sta sopra un globo (il peccato) su cui è posata una Bibbia aperta (la fede). Un riferimento al padre Antonio, che, dopo la morte della moglie, aveva lasciato il figlio piccolissimo con il nonno, girando l’Europa senza tregua e conducendo una vita disordinata. Fino al ritorno a Napoli in tarda età, e la liberazione dai vizi che l’avevano “imbrigliato”: aveva preso i voti.

La Pudicizia, dedicata alla madre, è ancora più stupefacente. Fu realizzata dal veneto Antonio Corradini, il principale responsabile del progetto della cappella assieme al principe.

Lo scultore era particolarmente abile nel realizzare figure velate in cui il panno, in una resa di straordinaria naturalezza, serviva in realtà a mettere in risalto le forme del corpo. C’è un altro “artificio” in questa figura di donna velata in posa suggestiva, un’illusione attentamente congegnata: la lapide a cui si appoggia la donna, e il basamento, appaiono rispettivamente spezzata e crepata. Come dopo una scossa tellurica. Il riferimento è alla morte prematura della madre di Raimondo.

Il Cristo Velato

Corradini avrebbe dovuto realizzare anche un Cristo morto a grandezza naturale ricoperto da un “sudario trasparente”. Ma il vecchio maestrò morì nel 1752 avendone realizzato solo il bozzetto in terracotta.

#cristovelato #cappellasansevero #naples #italy

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Da quello partì il giovane Giuseppe Sanmartino, il nuovo scultore incaricato nel 1753 a realizzare la statua. Che oggi si trova al centro della navata centrale. Realizzata dal maestro veneto, probabilmente, sarebbe apparsa più ieratica. Mentre Sanmartino porta all’estremo l’effetto di falsa dissimulazione del tessuto. Il “suggerimento” del corpo con tutte le sue ferite, sotto le pieghe del tessuto e grazie a esse—adagiato su un materasso su cui stanno gli strumenti del martirio—è di incredibile finezza e plasticità.

L’ultimo respiro del #cristovelato ♥️

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Tanto che per secoli è stata alimentata la leggenda che voleva un intervento diretto di Raimondo Di Sangro. Questi avrebbe messo a disposizione dello scultore un processo alchemico che permetteva la marmorizzazione dei tessuti. Le ricerche condotte sulla statua hanno invece dimostrato che tutta l’opera è stata tratta ”per forza di levare” dallo stesso blocco di marmo.

Ed è bello, così, ricordare che, sorretto da tecnica eccellente e visione artistica, l’uomo ha potuto—e ogni tanto può ancora—fare magie.

Informazioni, orari e tariffe della Cappella Sansevero. 

Immagine: Copertina