Il cubismo di Picasso e Braque: guardare le cose con gli occhi della mente

Il cubismo di Picasso e Braque: guardare le cose con gli occhi della mente

Pablo Picasso, Georges Braque, Jean MetzingerJuan Gris, Fernand Léger, Francis Picabia, Marcel Duchamp. Sono questi, probabilmente, i più noti membri di quella che ancora oggi, insieme al futurismo, è la più riconoscibile tra le avanguardie storiche: il cubismo.  

La “crisi” del figurativo aperta dagli impressionisti avrebbe portato, agli inizi del XX secolo, a continui scarti dalla “tradizione”. E a un accalcarsi di -ismi sulla soglia della sperimentazione. Dai Fauves il cui capitano era Matisse, all’espressionismo di Kokoschka, al primo astrattismo di Kandinskij, alla predilezione del tratto decorativo in Toulouse-Lautrec e Aubrey Beardsley. La linfa che nutre l’albero dell’arte moderna è, in tutti i casi citati, un rifiuto dell’imitazione della natura.

La nascita del cubismo

A quanto pare, l’etichetta “cubismo” ha origine da una nota ironica di Matisse. Membro della giuria del Salon d’Automne edizione 1908, vedendo un dipinto di Braque, probabilmente il proto-cubista “Case all’Estaque“, avrebbe affermato: “Guarda, dei piccoli cubi!”. E così, ancora una volta nella storia dell’arte moderna, un gruppo di artisti farà proprio un giudizio non molto lusinghiero espresso nei suoi confronti, rivendicandolo.

Una grande mostra retrospettiva dedicata a Cézanne, a Parigi nel 1906, aveva dato modo agli artisti di scoprirlo e studiarlo. Picasso ne era stato particolarmente colpito: Cézanne gli insegnava a comporre un quadro con volumi semplici senza ridurre le forme della natura a una piattezza banale.  

Il cubismo nasce proprio dall’incontro fra Picasso, che studia Cézanne e l’arte africana, e Braque.

Tuttavia è al Salon d’Automne del 1910 che il movimento viene lanciato. Grazie all’esibizione del quadro “Nu à la cheminée” di Jean Metzinger. Il dipinto venne considerato l’emblema dell’interesse per le forme geometriche coltivato nello stesso periodo da un gruppo di artisti. Si parla di “sintesi frammentaria delle figure”. Insomma, il cubismo è ufficialmente sorto.

Jean Metzinger - Due nudi, 1910-11. Via

Jean Metzinger – Due nudi, 1910-11. Via

Cos’è il cubismo

Il cubismo ha l’ambizione di rappresentare un oggetto senza distinzione fra esso e lo spazio. Il soggetto è scomposto e “riassemblato” in frammenti còlti da angolazioni diverse. Vedute che potrebbero essere successive si trovano assiepate simultaneamente nello spazio del quadro. Come se l’osservatore, dopo aver girato intorno all’oggetto, lo ricomponesse per frammenti nella sua memoria. Ai cubisti interessa l’immagine mentale, non quella retinica. L’effetto è quello di uno strambo puzzle. In questo modo, i cubisti si provarono, in un certo senso, a dipingere il tempo.

Forte il richiamo dell’arte “egizia”. In cui il soggetto era rappresentato dall’angolazione che meglio permetteva alle sue caratteristiche fondamentali di risaltare. La figura umana, secondo i principi egizi, era infatti raffigurata frontalmente (le spalle, gli occhi) e, allo stesso tempo, di lato (il volto di profilo, i fianchi e le gambe).

Pablo Picasso - Donna con mandolino, 1909. Museo dell'Ermitage, San Pietroburgo. Via

Pablo Picasso – Donna con mandolino, 1909. Museo dell’Ermitage, San Pietroburgo. Via

Nella mente di un cubista

Nel suo libro divulgativo di storia dell’arte, Ernst Gombrich si diverte a entrare nella mente di un cubista come Braque o Picasso:

Abbiamo rinunciato da tempo alla pretesa di rappresentare le cose come appaiono all’occhio. […] Non vogliamo fissare sulla tela l’immaginaria impressione di un attimo fuggente. Seguiamo l’esempio di Cézanne e costruiamo il quadro con i nostri motivi, il più solidamente e durevolmente possibile. […] Se pensiamo a un oggetto, poniamo, un violino, esso non appare agli occhi della nostra mente così come lo vedremmo con i nostri occhi corporei. Infatti noi possiamo pensare ai suoi vari aspetti nel medesimo istante. Alcuni di essi si stagliano così chiaramente che sentiamo di poterli toccare […]; altri sono in qualche modo in ombra. Eppure questo strano miscuglio di immagini rappresenta meglio il violino “vero” di qualunque istantanea o meticolosa pittura.

Georges Braque - Natura morta, 1909 (part.). Via

Georges Braque – Natura morta, 1909 (part.). Via

Ecco spiegato perché i cubisti rappresentarono soprattutto volti, strumenti musicali, bottiglie. Il procedimento cubista è efficace se a sottoporvisi è un oggetto familiare. Bisogna tener ferma nella mente la “forma” di una cosa, che tante volte si è vista, per poter apprezzare il gioco di scomposizione e ricomposizione cubista.

Le fasi del cubismo

Dopo una prima fase proto-cubista, fino al 1908, si distingue il cubismo “analitico”. Sue caratteristiche: colori opachi, spenti. Al limite del monocromatico. E frammentazione parossistica delle forme. Il ritratto di Ambroise Vollard realizzato nel 1909-1910 da Picasso è l’esempio paradigmatico della fase analitica.

Nel periodo 1912-14 nell’ambito del cubismo si assiste a un tentativo di recupero tanto delle forme più tradizionali che del colore. Si tratta della fase “sintetica”. La prospettiva è comunque assente. E si sperimentano tecniche che prevedono l’utilizzo di materiali diversi sulla tela, fra cui legno e ritagli di giornale.

Anche in questa fase, i cubisti non vengono meno al geometrismo, spesso rigorosamente pianificato. Juan Gris, grande interprete del cubismo, autore di quadri cristallini e allo stesso tempo emozionanti,  affermò:

Cézanne di una bottiglia fa un cilindro, io parto dal cilindro per dipingere una bottiglia.

Bottles and Knife. Juan Gris, 1912. #juangris #cubism #arthistory

A post shared by Art History Feed (@arthistoryfeed) on

Il cubismo non era certo isolato nella temperie della ricerca artistica contemporanea, che aveva in Parigi il suo centro nevralgico. Basta pensare a tutto il lavoro sull’essenzialità delle forme che lo stesso Picasso proseguirà. O alle intuizioni meravigliose dello scultore rumeno Constantin Brancusi.

Immagini: Copertina