Alcune curiosità che forse non conosci sul

Alcune curiosità che forse non conosci sul "Giardino delle delizie", il capolavoro di Bosch

Spesso ammiriamo un quadro troppo di fretta. Non è colpa nostra, nei musei ci sono troppe opere e troppo poco tempo. Eppure, idealmente, dovremmo soffermarci su un quadro tanto quanto lo facciamo per un film. Questo è ancora più vero se si parla di un’opera di Hieronymus Bosch.

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Pochissimi pittori come lui hanno dedicato così tanta cura e attenzione ai dettagli più piccoli e impercettibili. Su questo sito si può trovare una scansione in altissima definizione del “Giardino delle delizie” (con tanto di zoom) che ti permette di comprendere la complessità del suo lavoro.

A rendere i suoi quadri ancora più affascinanti c’è il mistero che avvolge la sua persona, di lui conosciamo poco. Nonostante sia uno degli artisti più influenti di tutta la storia dell’arte, le notizie biografiche sono scarse e incerte. Con precisione non sappiamo neanche la sua data di nascita (tra il 1450 e il 1455), né il suo livello di formazione: si suppone che apprese i rudimenti dell’arte nella bottega di famiglia. Non abbiamo testimonianza di viaggi fino al 1467. Nel caso del “Giardino delle delizie”, il suo capolavoro, gli aneddoti si moltiplicano, ne abbiamo raccolto qualcuno. 

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Il titolo dell’opera

Bosch raramente dava i titoli alle sue opere. Il “Giardino delle delizie” è stato dato dai critici moderni, in riferimento soltanto al pannello centrale (ce ne sono tre). Nel diciassettesimo secolo era conosciuto come il “dipinto delle fragole”. Visto che questo frutto è uno dei più ricorrenti all’interno dell’opera.

La datazione

Anche sulle date Bosch era riservato. Nessuna sua opera le attesta. Questo rende difficile la ricostruzione temporale del catalogo dell’artista. Difficoltà accresciuta anche dal fatto che esistono più versioni della stessa opera il che rende complesso risalire al prototipo originale. Gli storici dell’arte per trovare la data hanno percorso altre strade. Hanno ricostruito l’età del legno del trittico (attraverso l’analisi dendrocronologica), e hanno notato all’interno del quadro un ananas. Un frutto del Nuovo Mondo, sconosciuto in Europa e che molto probabilmente è stato dipinto dopo il viaggio di Colombo. Anche se non si esclude la rappresentazione fantasiosa. Da questi indizi si può datare il quadro tra il 1490 e il 1510. Non conosciamo neanche da chi sia stato commissionato. Visti i soggetti, arduo credere che sia stato realizzato per una chiesa. La professoressa Sally Hickson, dell’università di Guelph, ha suggerito l’ipotesi che il quadro fosse stato commissionato da ricchi signori amanti del gusto rinascimentale.

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L’autoritratto nascosto

Quello che è stato chiamato l’uomo albero o l’anticristo, potrebbe essere in realtà un autoritratto di Bosch. L’ipotesi è stata avanzata dallo studioso Hans Belting: “L’espressione di ironia e lo sbirciare leggero potrebbero costituire la firma di un artista che ha rivendicato un singolare mondo pittorico per la sua personale immaginazione”.

Le dimensioni

La sua grandezza per chi non ha avuto il piacere di ammirarlo dal vivo (al museo del Prado, arrivato in seguito alla Guerra civile spagnola) è sorprendente: in tutta la sua estensione il trittico raggiunge i 4 metri. Il pannello centrale, da solo, ne misura 2.

L’innovazione tecnica

La pittura a olio al tempo di Bosch era uno strumento di lavoro nuovo. Il primo ad averla codificata fu Jan Van Eyck, un pittore fiammingo, nel 1410. Bosch si affida per la sua magnifica opera a un mezzo ancora poco usato, convinto forse della sua fortuna.

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Va letto come un libro

Il trittico è stato pensato per “essere letto come un libro”, e così i significati dei pannelli sono interconnessi. Nel pannello di sinistra viene mostrato il momento della Creazione, a destra la dannazione dell’inferno e in mezzo la vita, piena di tentazioni e illusioni dalle quali gli uomini devono mettersi in guardia. Questo libro ha anche una “copertina”. Se il pannello di destra e quello di sinistra vengono chiusi si vede un mondo sferico realizzato con la tecnica della grisaglia, quella sfumatura a monocromo di bianco e grigio usata per far risaltare le vivaci tinte degli interni. Fungeva da colpo di scena nel momento in cui veniva aperto. In alto a sinistra si può vedere la figura di Dio che contempla la sua opera. Sotto si legge l’iscrizione biblica: “Ipse dixit et facta sunt. Ipse mandavit et creata sunt“, ovvero “Perché egli parla e tutto è fatto, comanda e tutto esiste”.

L’immediata fortuna

A differenza di altri artisti che hanno dovuto aspettare anni dopo la morte per ricevere finalmente l’attenzione del grande pubblico, abbiamo validi motivi per credere che l’opera di Bosch sia stata subito un successo. La prima menzione del quadro si ha nel 1517, un anno dopo la morte del pittore. A quel tempo, il quadro si trovava in un palazzo del Casato di Nassau a Bruxelles , frequentato da capi di Stato e influenti personaggi di corte. Questo aiutò ad accrescere velocemente la reputazione del quadro.

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L’eredità inestimabile

Ancora oggi il suo valore artistico (oltre che economico) è inestimabile. Quest’opera è stata fondamentale anche per il movimento surrealista di inizio secolo scorso. Sia Miró che Dalí, dopo aver visto l’opera esposta al museo di Madrid, hanno fatto propria la lezione del maestro. Oggi il “Giardino delle delizie” è diventato anche un’animazione digitale, di un gruppo di artisti dello Studio Smack che mostra quanto un semplice quadro bidimensionale possa, a volte, essere un’opera sorprendentemente profonda e piena di vita, nonostante l’età.

Immagini via Wikipedia