Alcune curiosità su Sigmund Freud, il padre della psicoanalisi

Alcune curiosità su Sigmund Freud, il padre della psicoanalisi

Sigmund Freud è il padre della psicoanalisi, lo studioso che ha scovato nell’inconscio la sede degli istinti e dei desideri umani, l’uomo che è riuscito a rovesciare la tradizione millenaria secondo cui la psiche fosse una materia impenetrabile alla ragione.

Nonostante questa positiva sintesi sia il succo di ciò che ormai è storia, durante i suoi ottantatré anni di vita Freud ebbe tanti ammiratori quanti nemici. Basti pensare che venne candidato 32 volte al premio Nobel, ma non ne vinse neppure uno. E che, a un certo punto, le nomination smisero addirittura d’arrivare, in quanto le voci secondo cui i suoi studi non avessero alcun riscontro scientifico avevano preso il sopravvento tra la commissione.

Eppure, al di là dei tanti errori di valutazione di Freud, è indubbio che il suo lascito ci abbia permesso di capire che il passato ha sempre un impatto sul nostro presente, che le nostre azioni nel senso più ampio nascondano sempre inconsapevoli significati, e che la relazione terapeutica sia un percorso utile per sbrogliare la mente.

Freud seguiva una rigida routine: al mattino incontri coi pazienti, pranzo alle tredici in punto, una lunga passeggiata, incontro pomeridiano con altri pazienti, cena e infine una giocata a carte con la moglie e la figlia. Senza contare che nel suo armadio teneva solo tre cambi, molti meno dei sigari che era avvezzo fumare in continuazione.

Inoltre per molti anni, durante le sue sedute, due cose non potevano mancare: il divano su cui faceva sdraiare i pazienti, regalatogli dalla signora Benevenisti (sua paziente); e Jofi, il suo Chow Chow femmina. Se da un lato il lettino è diventato un po’ un’icona del mestiere dello psicanalista, dall’altro Freud aveva compreso che gli animali hanno un effetto calmante e aiutano le persone che sono in difficoltà. Ti dice niente quella che oggi viene chiamata Pet Therapy?

In ogni caso, anche Freud non era perfetto. Aveva diverse fobie (come quella per le felci), era terrorizzato alla sola idea di dover salire su un treno, ed era un compulsivo collezionista di reperti archeologici—ne aveva cumulati circa duemila.

A sua discolpa, però, bisogna dire che nei primi del Novecento era ancora considerato normale “prendere” come souvenir dei reperti in siti d’interesse. Oggi per fortuna tale pratica è illegale, ma c’è da dire che la maggior parte della sua collezione è parte integrante di ciò che si può vedere nella sua vecchia casa di famiglia, trasformata in un museo.

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