Dal rifiuto al successo internazionale: l'incredibile vicenda editoriale del Gattopardo

Dal rifiuto al successo internazionale: l'incredibile vicenda editoriale del Gattopardo

Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi.

Tra i libri italiani più amati nel mondo, dopo la Divina Commedia e i successi recenti di Elena Ferrante, c’è Il Gattopardo. Capolavoro indiscusso del nostro Novecento. O quasi, visto che la sua storia editoriale dice tutt’altro. Incomprensioni, rifiuti, scetticismo. 

Intorno alla figura di Giuseppe Tomasi di Lampedusa aleggiano leggende e aneddoti favolosi. Forse perché l’abbiamo conosciuto troppo tardi. Il Gattopardo esce, infatti, un anno dopo la sua morte. Parabola esistenziale triste che ricorda quella di un altro grande scrittore siciliano: Gesualdo Bufalino.

L’incontro deludente con gli scrittori italiani

Giuseppe Tomasi non era uno scrittore inserito nel milieu letterario di quegli anni. Si potrebbe chiamarlo un outsider che vedeva da lontano, con un certo distacco, gli intellettuali di allora. Episodio emblematico, tra verità e leggenda, è quello del 1954 a San Pellegrino terme.

In quell’occasione venne chiesto a una decina di letterati affermati, tra scrittori e poeti, di invitare altrettanti nuovi talenti da presentare sulla scena. In quell’occasione Montale scelse il poeta Lucio Piccolo, cugino di Giuseppe Tomasi, allora sconosciuto che lo accompagnò.

Quell’ambiente culturale, a Giuseppe non fece una bella impressione. Tanto che, si dice, tornando a casa nella sua Palermo pensò:

Se loro scrivono dei libri non vedo perché non posso farlo anch’io.

Meditò così la stesura del suo Gattopardo. A cui lavorò fino al 1957.

Il rifiuto di Elio Vittorini

Una volta terminato il lavoro, consegnò il manoscritto agli editori Mondadori ed Einaudi. Il suo nome, come si è detto, era completamente sconosciuto. Entrambe le case editrici lo rifiutarono, in particolare oggi fa strano sapere che Elio Vittorini, che curava allora la collana dei Gettoni per Einaudi, lo bocciò.

Un rifiuto che pesò tanto sulla reputazione di Vittorini, che negli anni successivi provò a chiarire la sua posizione. Ma perché non piacque? L’ha spiegato, anni dopo, Carlo Bo:

Lui [Vittorini] divideva il mondo in due. Quello vecchio e quello nuovo. E il romanzo di Lampedusa per lui apparteneva al vecchio.

Come ha scritto Giovanni Darconza per la Fondazione Bo:

La stroncatura di Vittorini chiamava in causa il carattere saggistico-sociologico del romanzo, lo squilibrio nelle sue parti, la prolissità delle descrizioni e il fatto che il libro non era riuscito nell’intento di ‘diventare (come vorrebbe) il racconto di un’epoca e, insieme, il racconto della decadenza di quell’epoca’.

Vittorini reputava lo stile, il tono e il linguaggio “vecchiotti […] da fine Ottocento” pur riconoscendo un lavoro onesto che c’era dietro.

La fortuna di incontrare Bassani

Il suo autore non vedrà mai Il Gattopardo pubblicato. Cosa che accadrà l’anno successivo alla sua morte, nel 1957. Anche in questo caso attraverso vicende rocambolesche.

La moglie, e vedova di Giuseppe Tomasi, la baronessa e psicologa Alexandra Wolff Stomersee, aveva un paziente, l’ingegner Giorgio Gargia. Questi venuto a conoscenza del manoscritto del defunto, lo lesse con passione e lo consigliò a una sua amica, Elena Croce. Figlia di Benedetto. Sarà il filosofo a consegnarlo, in forma incompleta, a Giorgio Bassani, allora editor della neonata Feltrinelli

Appena ricevuto il manoscritto Bassani ne comprese subito il valore, volando lo stesso anno a Palermo per recuperare le parti mancanti. Decise senza indugi di pubblicarlo. Nel 1959 vinse il premio Strega e in otto mesi divenne il primo best seller italiano, vendendo oltre centomila copie.

Il libro, negli anni, venne accolto nelle maniere più varie. Carlo Bo ne scrisse un articolo lusinghiero. Così come Montale, che lo reputò “uno dei capolavori della narrativa italiana contemporanea”. Non sono mancati però i critici che hanno storto il naso, soprattutto di sinistra, leggendo il romanzo in chiave “reazionaria”. Celebre le stroncature di Fortini, di Sciascia e Camilleri.

Grazie all’intervento dell’illustre intellettuale francese Louis Aragon, che difese il romanzo al di là delle sue idee politiche, è stata messa in moto la definitiva consacrazione del Gattopardo.

Per approfondire

Oltre alla lettura del bellissimo romanzo del Gattopardo, nell’edizione tascabile economica Feltrinelli, ti consigliamo la lettura anche dei suoi racconti, in particolare “La sirena”, definito da Marguerite Yourcenar un “piccolo capolavoro”, pubblicato in un’edizione con cd dove si sente la voce dell’autore che lo legge. Consigliamo anche l’ascolto della lezione Wikiradio di Silvio Perrella su Giuseppe Tomasi di Lampedusa.

Immagine di copertina | Scena da “Il Gattopardo” di Luchino Visconti, 1963