La toccante riflessione di David Foster Wallace sull'importanza di vivere in modo consapevole

La toccante riflessione di David Foster Wallace sull'importanza di vivere in modo consapevole

Il 12 settembre ricorre l’anniversario dalla scomparsa di David Foster Wallace. Uno scrittore che divide i lettori. C’è chi lo ama smisuratamente, e chi lo considera un sopravvalutato. In generale comunque è uno di quegli autori di cui si continua a parlare incessantemente. Una rarità, di questi tempi, per uno scrittore.

Uno dei suoi testi di cui si sente più parlare, però, non è un romanzo o un racconto. È la trascrizione di un discorso tenuto nel 2005 al Kenyon College per il conferimento delle lauree. Il titolo di questo monologo è Questa è l’acqua. Ed è una toccante riflessione sul ruolo fondamentale del pensiero consapevole nella vita di un adulto. Perché se non si vive consapevolmente, si finisce per cadere preda della propria zona di comfort. Che ci isola dal mondo, e ci rende incapaci di comunicare con gli altri.

Questa è l’acqua

Wallace iniziò il suo discorso con una piccola storiella introduttiva. Un modo per cercare di evidenziare un problema complesso, tramite un esempio buffo e dall’impatto semplice.

Ci sono due giovani pesci che nuotano uno vicino all’altro e incontrano un pesce più anziano che, nuotando in direzione opposta, fa loro un cenno di saluto e poi dice “Buongiorno ragazzi. Com’è l’acqua?” I due giovani pesci continuano a nuotare per un po’, e poi uno dei due guarda l’altro e gli chiede “ma cosa diavolo è l’acqua?”

Quello che voleva evidenziare, ovviamente, è quanto per i giovani sia complicato notare l’importanza delle cose scontate. Quanto, nella loro vita piena di promesse, speranze, e potenzialità infinite spesso non si accorgano che alcuni aspetti della vita quotidiana—che magari risultano quasi invisibili—risultino importantissimi.

Espresso in linguaggio ordinario, naturalmente diventa subito un banale luogo comune. Ma il fatto è che nella trincea quotidiana in cui si svolge l’esistenza degli adulti, i banali luoghi comuni possono essere questioni di vita o di morte.

Scusandosi fin da subito, Wallace infatti dichiarò che non intendeva fare un monologo basato su discorsi pomposi e pieno di paroloni e temi altissimi. Gli premeva riuscire a comunicare ai giovani, che si affacciavano alla vita adulta, quanto potesse essere terrificante la quotidianità. La ripetizione, la noia, e il tedio. E quanto impegno, dedizione, e fatica occorrano per non abbandonarsi all’inedia e alla pigrizia intellettuale. Finendo per chiudersi in se stessi.

Il punto è che i giovani non hanno idea di cosa significhi ‘giorno dopo giorno’.

Imparare a pensare

Wallace voleva far capire ai laureandi che il senso delle materie umanistiche non sta soltanto nel vecchio adagio secondo cui “si impara a pensare”. Ma che ti guidano verso la scelta consapevole su cosa pensare. Su quali sono gli aspetti della vita su cui vale la pena riflettere. Anche se sembrano banali.

Se la vostra assoluta libertà di scelta su cosa pensare vi sembrasse troppo ovvia per perdere del tempo a discuterne, allora vorrei chiedervi di pensare al pesce e all’acqua, e a mettere tra parentesi anche solo per pochi minuti il vostro scetticismo circa il valore di ciò che è completamente ovvio.

Come spiega Wallace, la verità è che nella vita adulta non esiste niente di ovvio. Allo stesso modo di chi ha già abbandonato da tempo il periodo in cui le potenzialità sul futuro sembrano infinite, ed è immerso nella quotidianità della vita adulta, sa benissimo, il mondo contemporaneo spesso non ti dà nemmeno il tempo di pensare.

Si è così assorbiti dalle proprie responsabilità, dai propri problemi, e dalla noia della routine, che il nostro cervello spesso cabla in automatico. Tendiamo ad avere idee rapprese attorno alla nostra zona di comfort. Ai nostri pregiudizi. E proviamo già troppa fatica e tedio per altre cose per impegnarci e superarli.

Come se l’orientamento fondamentale verso il mondo di una persona e il significato della sua esperienza fossero in qualche modo intrinseci e difficilmente modificabili, come l’altezza o il numero di scarpe, o automaticamente assorbiti dal contesto culturale, come il linguaggio. Come se il modo in cui noi costruiamo il significato non fosse in realtà un fatto personale, frutto di una scelta intenzionale. […]

Per questo ricordarci che dobbiamo continuamente esercitare un controllo sul nostro pensiero è di vitale importanza.

Spezzare il ritmo che esclude il pensiero

Chiudersi nelle proprie convinzioni, nelle proprie idee confezionate, ci rende soli. Incapaci di provare empatia per gli altri—se non ci somigliano—e di avere un rapporto reale col mondo che non dipenda dai nostri desideri e dalle nostre aspettative. Di rimanere, insomma, degli eterni adolescenti.

Nella mia esperienza immediata, tutto tende a confermare la mia profonda convinzione che io sia il centro assoluto dell’universo, la più reale e vivida e importante persona che esista. Raramente pensiamo a questa specie di naturale, fondamentale egocentrismo, perché è qualche cosa di socialmente odioso. Ma in effetti è lo stesso per tutti noi.

Dobbiamo spezzare la nostra zona di comfort del pensiero: e per fare questo dobbiamo prestare attenzione e diventare consapevoli anche di quelle cose che ci appaiono troppo banali e scontate. Non degne di attenzione. Nella quotidianità della vita adulta, sono queste che fanno la differenza. Le debolezze degli altri. Il senso di sacrificio. L’attenzione verso le persone che ci stanno attorno. A tutto questo dobbiamo prestare attenzione.

Vi prego di non pensare che vi stia dando dei consigli morali, o vi stia dicendo che dovreste pensare in questo modo, o che qualcuno si aspetta da voi che lo facciate. Perché è difficile. Richiede volontà e fatica, e se voi siete come me, in certi giorni non sarete capaci di farlo. Ma molte altre volte, se sarete abbastanza coscienti da darvi la possibilità di scegliere, potreste essere in grado di guardare il mondo in un altro modo. Decidere con coscienza che cosa ha significato e che cosa non lo ha.

Questa è la vera libertà. Questo è essere istruiti e capire come si pensa. L’alternativa è l’incoscienza, la configurazione di base, la corsa al successo, il senso costante e lancinante di aver avuto, e perso, qualcosa di infinito.

Immagine: Copertina