Vittorio De Sica: guida a uno dei padri del neorealismo italiano

Vittorio De Sica: guida a uno dei padri del neorealismo italiano

L’ultimo film italiano a vincere un premio Oscar, dopo molto tempo, è stato La Grande Bellezza, di Paolo Sorrentino: ma un tempo il nostro cinema era una delle industrie di riferimento del settore. Basta pensare a registi come Vittorio De Sica che con i suoi film è riuscito a vincere ben quattro volte il premio più ambito dai cineasti di tutto il mondo.

De Sica è stato uno dei padri del filone artistico più conosciuto del nostro paese, il neorealismo: autore di film indimenticabili come Sciuscià e Ladri di Biciclette. Ma ha contribuito anche al grande successo della commedia all’italiana.

Nato nel 1901 a Sora, che all’epoca faceva parte della Campania, dopo la prima guerra mondiale si trasferì a Napoli, dove fin da piccolo si appassionò al teatro. Durante l’adolescenza cominciò a esibirsi come attore in spettacoli per dilettanti, apprendendo le basi che trasmetteva la grande scuola napoletana.

La sua carriera da attore proseguì per anni, e nel 1917 prese parte a un film muto, Il processo Clémenceau. Questo lo spinse a trasferirsi a Roma, e a dedicarsi completamente alla recitazione. Divideva la sua carriera fra le compagnie teatrali più famose del momento—come la compagnia Za-Bum—e il cinema. Alla fine degli anni Venti, infatti, era uno degli attori più richiesti del panorama italiano. Partecipa a film iconici dell’epoca, come Gli uomini, che mascalzoni (1932), Il signor Max (1937) e I grandi magazzini (1939).

Nel 1939 decise di affiancare alla carriera d’attore quella di regista (continuando a recitare in grandi film fino all’inizio degli anni Settanta, partecipando a oltre 100 film). Dopo una serie di commedie classiche—come Rose scarlatte e Maddalena… zero in condotta—decise di sperimentare un nuovo stile: nel 1943 diresse I Bambini ci guardano. Insieme a Ossessione di Luchino Visconti, questo film è considerato il capostipite del neorealismo, e contribuirà ad aprire una nuova epoca per il cinema italiano.

Il neorealismo abbandonava la leggerezza della commedia per abbracciare un tono più crudo di raccontare la realtà: il modo migliore per descrivere il clima di incertezza e disillusione che si respirava nell’Italia del dopoguerra.

Nel decennio successivo, infatti, De Sica girerà alcuni dei suoi film più famosi (firmati insieme al grande sceneggiatore Zavattini): Sciuscià nel 1946 e Ladri di biciclette nel 1948.

Entrambi i film vinceranno il premio Oscar come miglior film straniero, lanciando Vittorio De Sica come uno dei migliori registi del mondo. L’abilità di De Sica non era ravvisabile soltanto nello sguardo che sapeva imprimere alle proprie storie, ma soprattutto alla capacità di descrivere un’intera generazione attraverso di esse.

De Sica proseguì il suo lavoro, firmando capolavori come Miracolo a Milano (1951) e Umberto D (1952). Questi film, insieme ai due precedenti, andranno a formare una quadrilogia fondamentale per il cinema italiano, presa come esempio e ispirazione da molti altri registi.

A questo punto De Sica comincia ad allontanarsi leggermente dal neorealismo, ma continua a girare grandi film. Dopo il bellissimo L’Oro di Napoli (1954) e Il Tetto (1955), nel 1960 dirige La Ciociara con Sophia Loren come protagonista. Il film ottiene un successo enorme, e vale all’attrice una caterva di premi. La Loren si aggiudica il Nastro D’Argento, la Palma D’Oro, il David di Donatello e il Premio Oscar come miglior attrice.

Nel 1965, unendo il talento recitativo della Loren a quello di un altro grande attore italiano, Marcello Mastroianni, dirige Ieri, Oggi e Domani: l’ennesimo capolavoro, che gli vale il terzo Oscar come miglior film straniero. Gli anni Sessanta, però, non sono particolarmente gravidi di successi per De Sica: i film che gira in questo periodo non ottengono grande successo, tanto che viene un po’ accantonato dal mondo cinematografico italiano.

Nel 1970, però, gira la trasposizione filmica del romanzo Il giardino dei Finzi-Contini, storia drammatica della persecuzione di una famiglia ebrea italiana durante il fascismo, con cui ottiene nuovamente un successo enorme. Il film trionfa al festival di Berlino nel 1971, e vince nuovamente il premio Oscar nel 1972 come miglior film straniero. Con Federico Fellini, De Sica è il regista italiano che ha vinto più volte questo premio.

L’ultimo film girato dal regista è Il Viaggio, trasposizione di una novella di Luigi Pirandello, nel 1974. Muore lo stesso anno in una clinica di Neuilly-sur-Seine, in seguito ad un’operazione per un male che lo affliggeva da tempo.

Immagini: Copertina