"Non devi aver rispetto per gli altri uomini più che per te stesso": la filosofia di Democrito

Nel primo degli articoli prodotti nell’annus mirabilis 1905, Albert Einstein fornì una nuova teoria—e una spiegazione fisica—del moto browniano, offrendo, per usare le parole del famoso divulgatore Carlo Rovelli, “la dimostrazione finale che la materia ha una struttura granulare: il mondo è fatto di atomi. […] Ventiquattro secoli dopo Democrito, ogni dubbio sulla reale esistenza degli atomi viene a cadere”.

Duemila e quattrocento anni prima, infatti, era stato Democrito di Abdera—tradizionalmente contrapposto, in quanto filosofo del riso, al “piangente” Eraclito—a sostenere una celebre dottrina materialista secondo la quale il mondo si sarebbe formato per aggregazione casuale di atomi. La dottrina—quanto quella di Epicuro, del cui maestro Democrito, estremamente longevo (470-360 a.C.) era stato maestro—fu a lungo criticata. Basta pensare al verso di Dante Alighieri, che, pur collocandolo tra gli “spiriti magni” del limbo insieme agli altri presocratici, non poté non definire il filosofo, seguendo ciò che gli avevano insegnato Cicerone e San Tommaso d’Aquino: “Democrito che ‘l mondo a caso pone” (Inf., IV, 136).

“Il bene non sta nel non compiere ingiustizie, ma nel non volerle”: cos’è l’eutimìa di Democrito

Tuttavia, proprio dalla concezione di un mondo “posto a caso” scaturisce, in Democrito, una visione etica limpida. Dipendente, e ne vedremo le cause tra poco, dal fatto che, secondo Democrito, esistono due tipi di conoscenza: uno più epidermico, un altro ben più profondo, intellettuale, che permette di distinguere il piacere—l’apparenza—dal vero bene.

La felicità, per Democrito, non sta in ciò che, secondo la sua visione filosofica, è da considerarsi superficiale. Non è nel possesso, non è nella fama, non è nel seguire la convenienza sociale. Non è nel perseguimento smisurato di cose gradevoli—non è, dunque, nel piacere sensoriale. Sta, piuttosto, in quella che Seneca avrebbe tradotto con il termine tranquillitas, e Democrito designava con la parola eutimìa (εὐϑυμία). Che significa, letteralmente, animo sereno, buono. Come scrive Seneca nel De tranquillitate animi, “ipsa est beata vita”: eutimìa significa la felicità stessa.

Il bene non sta nel non compiere ingiustizie, ma nel non volerle.

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Democrito: la felicità come equilibrio

L’eutimìa non va identificata completamente con l’atarassia (ἀταραξία), la “imperturbabilità” dell’animo filosofico: il termine è già presente in Democrito, ma sarà proprio specialmente delle scuole epicurea e stoica. Eutimìa indica piuttosto l’equilibrio dell’animo.

Gli uomini invocano la salute dagli dèi con le preghiere, e non sanno che essa è in loro potere; ma siccome per intemperanza operano contro di essa, sono essi stessi che tradiscono la propria salute a causa delle passioni.

La felicità per Democrito sta nell’equilibrio. Deriva da un appagamento moderato. All’occorrenza fortificata da una solida capacità di sopportazione. Una morale che deriva dal rispetto di sé, ed è fondata sull’autonomia della coscienza individuale.

Non devi aver rispetto per gli altri uomini più che per te stesso, né agir male quando nessuno lo sappia più che quando qualcuno lo sappia. Ma devi avere per te stesso il massimo rispetto e imporre alla tua anima questa legge: non fare ciò che non si deve fare.

L’atomismo di Democrito: una delle più importanti teorie della storia della filosofia

La distinzione tra i due tipi di conoscenza, superficiale e intellettuale, è una conseguenza dell’atomismo democriteo. Frutto più maturo e forse più alto del pluralismo filosofico antico, nonché della riflessione sulla dottrina di Parmenide, la teoria degli atomi è indipendente dalla presenza di dei—che, se ci sono, non interagiscono con l’uomo—o di un Intelletto pseudo-divino simile al Nous di Anassagora, o di un qualsiasi finalismo.

Vediamo la teoria in sintesi: Democrito riprende la distinzione parmenidea tra essere e non-essere, che in lui sono “pieno” e “vuoto”. Il primo è costituito da atomi—ἄτομος, come è noto, significa “non divisibile”—piccolissimi e invisibili. Essi sono l’essere. Muovendosi continuamente in vortici, gli atomi—e ciò avviene per caso—possono combinarsi se sono compatibili, respingendosi invece se non lo sono. Unione e separazione degli atomi sono ciò che chiamiamo vita e morte. Le qualità primarie degli atomi—che differiscono per grandezza, posizione e ordine—hanno a che fare solo con la forma. Tutte le altre qualità, colore, temperatura, etc, sono secondarie. Anche la vita risponde alle leggi di aggregazione e separazione degli atomi: quelli dell’anima, secondo Democrito, sarebbero sferici e lisci, vivi grazie alla respirazione.

Il razionalismo di Democrito e le due forme di conoscenza

Tutto ciò porta Democrito, ed è un passo fondamentale nella storia della filosofia, a riconoscere qualità soggettive e qualità oggettive, e dunque due forme di conoscenza. Esistono infatti le parvenze visibili del mondo, ed esiste una struttura reale invisibile. Nel primo caso, la percezione avviene perché gli eidola, “effluvi” di atomi, entrano in contatto con i pori, e mettono in moto l’anima, dunque il pensiero. Si capisce dunque, ed è importante sottolinearlo, che tutto questo processo, per Democrito, in quanto “movimento di atomi”, è un processo corporeo.

Tale percezione è soggettiva, dunque mutevole. E non è la “vera” conoscenza. È, per usare il lessico di Democrito, la conoscenza convenzionale.

Per convenzione il dolce, per convenzione l’amaro, per convenzione il caldo, per convenzione il freddo, per convenzione il colore, secondo verità gli atomi e il vuoto.

La vera conoscenza, delle qualità oggettive, è razionale. Vi attinge soltanto il logos. Questa conoscenza dice che in realtà esistono solo atomi e vuoto. È una verità piuttosto breve. Ma, del resto, come affermava lo stesso Democrito:

Bisogna essere veraci, non loquaci.

Letture indispensabili per conoscere il filosofo: la raccolta dei frammenti nell’edizione Bompiani, la raccolta delle massime. La tesi di laurea in filosofia di Karl Marx è dedicata alle filosofie materialiste di Democrito ed Epicuro. 

Immagini: Copertina (Dominio pubblico)