Denis Mukwege e Nadia Murad: chi sono i premi Nobel per la Pace 2018

Denis Mukwege e Nadia Murad: chi sono i premi Nobel per la Pace 2018

Il Premio Nobel per la Pace è uno dei premi all’impegno civile più prestigiosi, conferiti agli attivisti che si sono prodigati per rendere migliore il mondo. Far progredire la condizione delle minoranze, riuscire a dirimere questioni etiche, rappresentare un punto di svolta nell’appianare un conflitto armato fra nazioni. E quest’anno il premio è andato a due persone molto importanti: Denis MukwegeNadia Murad.

Il premio è stato conferito loro “per gli sforzi atti a mettere fine alle violenze sessuali nei conflitti armati e nelle guerre”.  Entrambi, con storie diverse ma parallele, incarnano dei simboli nella lotta alle violenze sessuali perpetrate in territori di guerra. Nadia Murad è stata una delle 3000 donne yazide violentate dei miliziani dell’ISIS, e ha avuto il coraggio di denunciare pubblicamente queste barbarie. Denis Mukwege invece è un ginecologo attivista che negli anni si è sempre battuto affinché i governi belligeranti non insabbiassero gli stupri collettivi durante i conflitti come arma di repressione e terrore. Una prassi abominevole in certe aree del mondo.

La storia di Nadia Murad

Quella di Nadia Murad è una storia di dolore e coraggio. Come migliaia di altre ragazze yazide, Nadia è stata fatta prigioniera e resa schiava dai militanti dell’ISIS, che avevano conquistato l’Iraq nord occidentale.

Nello specifico, Nadia è stata catturata all’età di 21 anni, il 15 agosto 2014. Fino ad allora era stata una ragazza felice e fortunata, che viveva nel piccolo villaggio di Sinjar. Ultima figlia di una famiglia molto numerosa, era stata in grado di continuare i suoi studi, e sognava di terminare l’università e perseguire una carriera come insegnante di storia.

Una volta che, però, i miliziani dell’Isis sono arrivati al suo villaggio, in pochi attimi i suoi sogni le sono stati strappati. I guerrieri dell’Isis hanno costretto tutti gli abitanti ad ammassarsi in una strada, e poi ucciso quasi tutti gli uomini, fra cui sei fratelli di Nadia. Poi hanno rapito le donne più giovani, portandole a Mosul.

Per interi mesi Nadia è stata venduta, come una merce, da padrone a padrone. E ha sofferto violenze di ogni tipo. La sua vita si è trasformata in un vero incubo: è diventata una delle tante schiave sessuali dell’Isis, e la sua esistenza non aveva alcun valore per i suoi aguzzini. Come più volte dichiarato, si è spesso sentita sul punto di abbandonarsi alla morte.

Fino a che, una mattina di novembre non ha trovato la forza e l’opportunità per fuggire. Dopo l’orrore a Mosul, ha vissuto qualche tempo in un campo profughi, per poi emigrare in Germania. Dove, grazie ad un’associazione di supporto, è riuscita a raccontare la sua storia a tutto il mondo.

Alla fine del 2015, infine, Nadia è stata chiamata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, per raccontare le storie di abusi e violenze criminali perpetrate dall’ISIS a danno degli yazidi.

L’attivismo di Denis Mukwege

Nato nel 1955 nella Repubblica Democratica del Congo, Mukwege si è laureato in medicina in Burundi. Per poi specializzarsi in ginecologia e ostetricia in Francia. Una volta terminati gli studi, ha deciso di tornare in Africa e occuparsi della cura delle donne in paesi in guerra.

Nel 1998, poi, ha fondato il Panzi Hospital. Una struttura all’avanguardia in cui curare tutte le donne con ferite da stupro e mutilazioni genitali. Grazie al suo impegno, è diventato noto in Africa come “il medico che guarisce le donne“. Mukwege, infatti, ha curato più di 50000 donne.

Ma oltre il suo impegno diretto sul campo, Mukwege è stato anche un simbolo. È sempre stato in prima linea, infatti, nel cercare di fermare la macabra pratica degli stupri collettivi. Eventi spaventosi, che nel corso delle guerre civili si verificano con frequenza allarmante.

Nel settembre 2012 Mukwege ha tenuto un discorso alle Nazioni Unite. Nel quale ha apertamente condannato i gruppi di ribelli della guerra civile del Rwanda. Responsabili, fra il 1996 e il 2002, degli stupri di migliaia di donne. Le sue dichiarazioni, e il suo coraggio, gli sono costati cari. Una volta tornato in Africa, infatti, ha subito un attentato omicida. Ma è riuscito a salvarsi, e oggi è un simbolo di pace per tutto il mondo.

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