Il deserto dei Tartari: il capolavoro che ha consacrato Dino Buzzati tra i grandi del Novecento

Il deserto dei Tartari: il capolavoro che ha consacrato Dino Buzzati tra i grandi del Novecento

“Il Kafka italiano”: così è stato spesso definito Dino Buzzati. Uno degli scrittori italiani che—insieme a Italo Calvino e Tommaso Landolfi—ha maggiormente contribuito ad alimentare la corrente del surreale e del realismo magico in Italia. Le sue opere, però, hanno sempre avuto anche una forte spinta esistenzialista. E il suo romanzo simbolo, da questo punto di vista, è sicuramente Il deserto dei Tartari.

Con questa opera Buzzati è stato consacrato tra i più grandi scrittori del Novecento. Attraverso un lavoro che coniuga spunti di grande fantasia a una lunga e intesa riflessione sullo scorrere del tempo e sul senso ultimo dell’esistenza. È forse il romanzo più struggente e coraggioso di Buzzati. Che ha segnato un’intera generazione.

Dino Buzzati

Nato a San Pellegrino di Belluno, il 16 ottobre 1906, Dino Buzzati cresce in una nota e facoltosa famiglia bellunese. Il padre era un avvocato, e fin dall’infanzia spinse il figlio a eccellere nello studio e nell’arte. Iscritto al liceo classico milanese Parini, visto che il padre trascorreva l’inverno insegnando diritto alla Bocconi, Buzzati inizia a interessarsi alla letteratura.

La famiglia lo convince però a intraprendere la facoltà di Legge. Laureandosi nel 1928. Lo stesso anno inizia anche la carriera da giornalista. Entra nella redazione del Corriere della Sera, dove si mette in mostra per il suo talento nella scrittura. Presto diverrà uno dei redattori più giovani del famoso giornale milanese.

Il sogno di Buzzati resta la narrativa. E nel 1933 riesce a pubblicare il suo primo romanzo, Bàrnabo delle montagne. Il suo esordio porta in nuce tutte le grandi tematiche dell’opera di Buzzati: l’attesa, lo scorrere inarrestabile del tempo, e il desiderio dell’uomo di affermare la propria esistenza tramite delle azioni grandiose. Sempre sognate e quasi mai realizzate.

Il romanzo ottiene delle buone recensioni, e quindi Buzzati prende ancora più coraggio nel perseguire la sua carriera da scrittore. Nel 1935 esce il suo secondo romanzo, Il segreto del Bosco Vecchio, e cinque anni più tardi l’opera che lo lancia definitivamente come uno degli scrittori italiani più interessanti: Il deserto dei Tartari

Il deserto dei Tartari: la trama

Il romanzo più famoso di Dino Buzzati racconta la vita del sottotenente Giovanni Drogo. L’ambientazione è fantastica: un paese immaginario in cui si muove Drogo, che viene affidato alla difesa della Fortezza Bastiani. Una roccaforte che domina il “deserto dei tartari“, una landa desertica e desolata al cui confine si trova il Regno del Nord. Un paese che in passato aveva mosso guerra alla nazione di Drogo, e che si teme possa nuovamente attaccare.

La vita alla fortezza è noiosa e banale: Drogo passa il suo tempo rimpiangendo la città, e la ragazza di cui è innamorato. Si sente completamente inutile, mentre svolge il compito di sorvegliare un nemico che sembra non palesarsi mai. Ma con il passare del tempo Drogo comincia ad amare il suo compito: ad apprezzare la bellezza inusuale di quella terra desertica, e a fantasticare sulle grandi battaglie che potrebbe combattere contro i soldati del regno del Nord. L’unica via per dare un senso alla propria esistenza, gli sembrano le grandi imprese epocali. Drogo arriva a sperare che il nemico oltrepassi il confine, e attacchi.

Questa tensione puramente emotiva, che sembra non sfociare mai in niente, segna tutto il romanzo di Buzzati. Che scandisce molto bene—attraverso la sua prosa—il lungo passare del tempo e delle aspettative. Il lettore segue lo sviluppo dei sogni e delle ambizioni di Drogo, e al tempo stesso la sua vita che passa immutata, all’interno della Fortezza. Fino a un finale inatteso, che metterà Drogo di fronte al vero senso della sua esperienza.

Tematiche

Il deserto dei Tartari viene considerato una delle punte di diamante della narrativa esistenzialista italiana. Perché nel suo contesto surreale, riesce a trasmettere tutti i dubbi e il dolore esistenziale del Novecento.

Il senso di sublimazione dell’esistenza che nutre gli uomini, lo scorrere imperturbabile del tempo, il pericolo di una mancanza di identità a cui spesso andiamo incontro se non ci sentiamo realizzati attraverso le nostre azioni e i nostri sogni: tutte tematiche affrontate in modo elegante e sapiente.

Drogo, e lo sviluppo della sua vita, tendono a un unico e inesorabile destino: il confronto con la morte. Tutte le sue aspettative sulla vita, tutto il suo bisogno di inserirsi in una grandiosa narrazione collettiva sono dei semplici palliativi per non affrontare la sfida più grande dell’esistenza. Confrontarsi con la propria scomparsa.

Immagini: Copertina via Wikimedia Commons