Il diario di Anna Frank, uno dei libri più commoventi di sempre

Il diario di Anna Frank, uno dei libri più commoventi di sempre

“È un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo che può sempre emergere”. I pensieri che hai appena letto sembrano esser stati scritti da una persona con una grande esperienza alle spalle, ma in realtà sono di una ragazzina che era appena entrata nell’adolescenza: Annelies Marie Frank.

In Italia chiamiamo Annelies Marie Frank semplicemente Anna Frank per facilitazioni legate alla pronuncia, ma questo è un dettaglio di poco conto a confronto di ciò che questo nome rappresenta. Ovvero: i motivi per cui le persecuzioni contro le minoranze, il terrore e le guerre sono profondamente sbagliate.

E, a voler ancora essere più precisi, questi motivi sono raccolti nel flusso di pensieri di un libro uscito nel giugno di 70 anni fa: Il diario di Anna Frank. Si tratta di uno dei  testi più letti al mondo, ma che non è mai abbastanza ricordare. Del suo contenuto la first lady americana Eleanor Roosevelt dirà: “Uno dei commenti più saggi e commoventi sulla guerra e sulle sue conseguenza per le persone che abbia mai letto”.

Com’è noto, Anna Frank inizia a scrivere il suo diario nel 1942. Lo riceve il giorno del suo compleanno, poco prima di entrare in clandestinità nel nascondiglio in Prinsengracht 263 ad Amsterdam. È in corso la Seconda guerra mondiale e nel frattempo i nazisti perseguitano gli ebrei. Anna e la sua famiglia—anche se non sarebbe mai dovuto essere un dettaglio rilevante—lo sono.

Prima che Anna (morirà a soli 16 anni) e gli altri sette compagni vengano scoperti e deportati dai nazisti, la ragazzina dal 12 giugno del 1942 al 1 agosto del 1944 scrive alla sua amica immaginaria Kitty qualunque cosa: dei sentimenti che inizia a provare per Peter; di quanto sia di conforto la sua famiglia; delle difficoltà dovute all’impossibilità di poter uscire.

Tutto, però, senza mai perdere la speranza e apprezzare le piccole cose: “Non è una mia fantasia che la vista del cielo, delle nubi, della luna e delle stelle mi renda tranquilla e paziente. È una medicina migliore della valeriana o del bromuro. La natura mi rende umile e pronta ad affrontare valorosamente ogni avversità”, scrive Anna.

Alla fine della guerra Otto Frank, il padre di Anna, è l’unico sopravvissuto dei otto clandestini di Prinsengracht 263. Inizialmente non si da per vinto e, dopo esser venuto a conoscenza della morte della moglie Edith, si getta alla ricerca delle figlie. Purtroppo non avrà fortuna, ma gli verrà consegnato il diario della figlia Anna e ne rimarrà profondamente colpito. Legge che la figlia sarebbe voluta diventare una scrittrice e, convinto da alcuni amici, decide di provare a farle questo grade regalo.

Il 25 giugno 1947 il diario viene pubblicato con il titolo “Het Achterhuis” (Il retrocasa). Da quel momento in poi verranno vendute milioni di copie. Nel 2009, inoltre, l’UNESCO ha deciso di inserire Il diario di Anna Frank nell’Elenco delle Memorie del mondo.

Anne Frank

Se stai pensando di organizzare un viaggio ad Amsterdam, ti consigliamo di visitare il Museo di Anna Frank

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